Aspetti psicologici dell’arte

Secondo il mio parere di inesperto, ogni emozione veramente autentica e forte da luogo ad atti artistici.

Pochi sono i folli che riescono a incanalare le loro vere emozioni in forme artistiche, perché quelle che consideriamo emozioni sono il più delle volte, sconvolgimenti della mente che non trovano modo di essere manifestate in modo oggettivo, ma soltanto soggettivamente, quelle che si esprimono con forme del tipo fughe in avanti, tanto disordinate, quanto poco comprensibili e che rimangono tali chiuse in se stesse.

Sono confabulazioni e sfoghi che assomigliano a piccoli deliri della mente.

L’arte non è per me, è per tutti!

Qualche eccezione tuttavia è inclusa a mio parere nella storia dell’arte tramite grandi artisti.

Se pensiamo a pittori, me ne vengono in mente alcuni come ad esempio: Caravaggio, Goia, Van Gogh, Munch, Dalì, Pollock, Schiele, mentre diversamente anche Adolf Hitler, seppur si potrebbe considerare un piccolo pittore, ma era certamente era un grave borderline con la propensione sadica al massacro.

Ci sono raramente settori della mente del folle che conducono verso una importante creatività.

La creatività che si trova in qualunque vero artista invece e lo predispone verso pensieri grandiosi, onnipotenti che hanno un sapore di immortalità.

Heidegger con il concetto dell’essere e dell’esistente riconosce in Nietzsche una variante filosofica che s’esprime con la sua filosofia sul Nikilismo, del vuoto.

Con la morte di Dio è venuto meno lo scopo, il futuro non è più l’incanto ottimistico attorno al quale tutto l’Occidente si era organizzato e di conseguenza, viene meno la risposta alla domanda sul perché si deve vivere.

Se non ci sono valori sacri, c’è il vuoto, la mancanza, il disordine, la mancanza di motivazione di vivere il futuro.

L’artista è in competizione con Dio poiché è capace di creare vita attraverso le immagini.

Il David di Michelangelo sembra una persona vivente.

Certi cantanti autori sono con le loro canzoni in grado di non far pensare alla morte, ma a un futuro eterno.

 La bellezza dal greco (aistenosa, estetica), allude alla vita, all’esistenza, offre speranza e sacralità, riempie il vuoto, il nikilisno.

Perché è anche intelligenza, sensibilità, passione, ed è oggetto e soggetto d’amore.

Quando ascolto la musica sinfonica o anche Lucio Battisti e Lucio Dalla, mi vedo nel futuro come se la musica avesse il potere di portarmi all’eternità.

Lo stesso accade se vedo un film che mi fa sognare per la sua bellezza e sceneggiatura e regia.

Il bello come ci hanno insegnato a intenderlo, non c’è più.

E l’arte contemporanea con la sua nascosta verità?

L’arte contemporanea è concettuale e l’opera dell’artista scivola al secondo piano

L’arte contemporanea non ci deve affascinare, né piacere, ma far sorgere domande come la Psicoanalisi dove lo psicoanalista attraverso un po’ di dolore non sempre necessario, stimola a elaborare per evolversi verso la libertà e autonomia che abbatte in seguito i sintomi.

A partire dal secolo scorso l’arte è diventata concettuale.

L’arte contemporanea io non la capisco poi ho capito che non può piacere perché cerca di trascendere l’opera in virtù dell’idea che le sta dietro.

Il pensiero conduce al messaggio finale.

L’arte è un gesto, non è più un’opera d’arte.

Claudio Parmiggiani, ad esempio agisce sino a sotterrare la sua stessa opera perché il gesto del sottrarla alla vista era la sua stessa opera.

L’arte contemporanea cominciò nella discussione intorno alla pubblicità, insomma. sulla parola. Artisti come Andy Warhol hanno incentrato l’intera propria carriera su questa trasformazione dell’ordinario in arte come una Zuppa in scatola e con l’icona di Marylin Monroe.

L’opera artistica e del disegno appunto passa in secondo piano, perché conta di più il gesto, l’atto inutile il nome dell’artista le sue risposte a un collega al mercato dell’arte.

Pensiamo al concetto che suscitano gli atti dei tagli su tela di Fontana!?

Persino la cucina può essere arte nel momento in cui ci accende di passione: altrettanto vale per la fotografia, o per quel vestito disegnato dallo artista stilista.

Addio al bello di Michelangelo, di Raffaello, di Giotto.

Occorre pensare, essere stimolati a crescere nella sofferenza, vedere la metafisica nascosta nell’atto!

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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