Fanatismo

Essere fanatici richiama persone che religiosamente individuano una divinità e ad essa aderiscono sia nel pensiero e sia nella filosofia della dottrina religiosa identificandosi in modo introiettivo con tale immagine e entità sino a sentirla parte totale di Sé.

Il latino fanaticum, significa ispirato e attratto da una divinità, come se la divinità fosse una forza incontrollabile che ti assorbe e asservisce a sé.

Fanum è il tempio e fas significa diritto sacro e richiama il concetto di un’azione religiosa.

Il fanatico accetterebbe in modo acritico e incondizionato una fede per una dottrina religiosa o politica.

Tale fanatismo induce più o meno gradatamente alla superstizione e alla totale intolleranza di chi pensa in altra modo.

Il settarismo e faziosità sollecitano in molti fanatici la violenza verso coloro che sono considerati nemici per il fatto che non condividono le stesse idee sacre.

E’ facile immaginare che aderire ad una religione implichi il fenomeno che riguarda solo alcune persone che possono diventare adepte. Queste vivono nell’obbedienza totale al capo spirituale della setta e del gruppo aderente.

Ciò può implicare per gli appartenenti immani sacrifici, includendo la rinuncia alla stessa propria vita al fine di far raggiungere la propria anima al mondo dell’immortalità.

Il sacrificio in genere, oltre a rafforzare la fede religiosa e l’alleanza con il capo spirituale e la sua benevolenza (captatio benevolentiae), rafforza il legame con il gruppo di fedeli che si sentono fratelli e con il tempo si possono sentire come gemelli omozigoti.

Il piacere dell’appartenenza ad una famiglia così soggetta a un padre onnipotente, genera una identità fortificata e disposta a tutto, anche ad uccidere e distruggere gli oppositori virtuali che spesso vengono inventati e cercati anche se non esistono, pur di mantenere salda e viva la propria esaltazione e eccitazione.

La morte non fa più paura, ma può essere vissuta come una liberazione dalla fatica dell’attesa di un percorso che porterà nel mondo bramato.

Il mondo arabo intende con fana proprio la distruzione e l’annullamento in virtù dell’amore per il divino.

Se pensiamo all’etimologia di fana e divino possiamo pensare che nel fanatismo ci sia qualcosa che lo accosta alla divina follia della quale parlava lo stesso Platone nel Fedro.

  1. Freud nel 1913 in Totem e Tabù descrive come il Totem rappresentato da un animale o da una scultura grottesca di animale rappresenti per molte tribù, sparse in Australia o in Africa, una divinità da adorare.

Il Vecchio Testamento racconta del vitello d’oro, un simulacro da adorare che il popolo degli ex-schiavi ebrei, in fuga dall’Egitto per opera di Mosè che Aronne costruì a tempo di record.

Il simulacro venne inventato come oggetto feticcio che li avrebbe salvati dalla solitudine e dall’abbandono. In quel tempo infatti Mosé era assente e a colloquio con Dio per ricevere i dieci comandamenti.

La lunga attesa aveva fatto perdere ogni speranza nella fede in Mosè come messaggero di Dio e il feticcio da adorare era diventato indispensabile come se l’oggetto potesse guidare il popolo che rapidamente aveva svanito la fede.

Il feticcio era concepito come un oggetto di culto religioso che rappresentava un bisogno urgente di adorazione.

Il timore dei feticisti religiosi consiste nel terrore di rimanere senza guida, tanto soli quanto smarriti nell’universo.

Presso i popoli primitivi era facilmente la divinità era facilmente sostituibile con uno oggetto magico immaginato come benefico su cui concentrare l’adorazione e l’eccitazione.

Il feticcio è anche rappresentativo a livello sessuale come oggetto d’ispirazione eccitante che sta per l’intero corpo sessuato.

E’ indubbio che la fede, l’adorazione, l’ammirazione, la devozione, l’ovazione possono trasformarsi in idolatria, in fanatismo, in eccitazione distruttiva, in follia quando la personalità è assai debole e non si tiene unita da un senso di identità sintetica, da radici psicologiche e culturali scarse e pensieri improvvisati.

Pensiamo agli hooligans, i tifosi di calcio che più che di sport, hanno bisogno di compartimentalizzare la loro mente orientandola sui buoni e cattivi, sui vincitori e vinti, come nelle antiche battaglie tra i romani e quelli che venivano appellati come barbari.

Anche il bullismo potrebbe avere radici simili basandosi sul forte che mostra la sua finta forza e violenza schiacciando il debole!

L’individuazione del personaggio debole genera dunque eccitazione e violenza che si autoalimenta progressivamente da sola e purtroppo non viene fermata né dall’intelligenza, né dalla coscienza.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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