Autoritarismo e Autorità nella Scuola

La situazione che si sta verificando in alcune seppur poche tra le Scuole italiane e non solo, preoccupa un po’ tutti noi.

Sappiamo che ragazzi-alunni senza vergogna, seppur timidi, sono bulli affini ai delinquenti, seppur minorenni che bullizzano, sia i coetanei, sia qualche insegnante, ragazze o donne, ragazzi o uomini, cioè persone che in generale si rivelano per qualche ragione o leggermente insicuri o troppo diligenti come scolari e come insegnanti si prestano ad essere colpiti da atti di violenza e insulti umilianti.

Te faccio scioglie in mezzo all’acido, te mando all’ospedale professo’ !. – esclama il bullo

Si tratta di una espressione tratta da un recente episodio di bullismo in classe ai danni di un professore, dove uno scolaro tra le risate degli altri alunni che riprendevano la scena, ha rivolto all’insegnante esplicite minacce: il tutto è stato ripreso da smartphone e condiviso sui social riscuotendo tantissime visualizzazioni.

Le risate collettive sono molto gravi come partecipazione passivo all’aggressione

Certi episodi e un certo linguaggio minatorio ricordano le minacce mafiose.

I rimedi a tali indegne situazioni  scandalose rispetto a come la Scuola dovrebbe funzionare, richiamano reazioni di sospensioni, di bocciature e denunce.

Il punto a mio avviso riguarda un fenomeno di delinquenza che comprende le baby-gang, il bullismo, e omicidi per noia e divertimento, fenomeno che si sta allargando per poi incrementare in futuro, l’omicidio degli anziani e dei deboli, una criminalità organizzata che compie furti e rapine e anche omicidi con gente in casa.

Tutto nasce dalla povertà che sta aumentando nella società, ma anche dalla mancanza di autorità e autoritarismo.

Nonostante questi due termini possono coesistere in una stessa persona, occorre chiarire meglio.

Esiste infatti chi è meritevole e in grado di rivestire una carica di potere e allo stesso tempo assume comportamenti caratterizzati da serenità e sicurezza nel’accettare di essere virtualmente democraticamente alla pari con i suoi interlocutori esterni.

Egli sa mettersi in discussione e riconoscere i propri torti, per questo é forte, ma dimostra appunto  di saper comunicare anche  in modo assertivo.

La comunicazione assertiva è posta al centro tra una comunicazione passiva e una comunicazione più aggressiva che può indurre scontentezza, demotivazione e inefficienza nell’impegno.

Alcuni studi infatti dimostrano che un atteggiamento eccessivamente autoritario aumenta lo stress dei collaboratori e comprometterebbe le loro produttività!

Una buona comunicazione invece facilità  l’assunzione delle responsabilità nel guidare e orientare gli altri, motivandone la collaborazione e anche un certo divertimento.

Grazie ad una comunicazione di tipo assertivo le persone autorevoli (a differenza di quelle autoritarie) riescono ad impostare relazioni equilibrate ed efficaci, instaurando buoni rapporti e allo stesso tempo, ottenendo risultati positivi e costruttivi nelle relazioni interpersonali.

La formazione degli insegnanti dovrebbe prevedere anche una parte tecnica legata alla comunicazione empatica che si deve unire alla autorevolezza e alla autoritarietà ogni volta che si sa di essere rappresentati agli scolari sia come leader, sia figura di fiducia che richiede rispetto.

Costruire un vissuto favorevole alla propria attività di insegnante alla propria materia d’insegnamento che può essere ostica per alcuni, piacevole per altri, per esempio la matematica o la filosofia, il greco o latino.

Occorre saper ascoltare con rispetto e attenzione, saper osservare dettagli su uno scolaro, sorridere e partecipare senza perdere la propria autorità.

Saper prima spiegare perché sia opportuno adottare un certo comportamento per raggiungere gli stessi interessanti obiettivi comuni.

Saper comprendere le difficoltà intellettive e cognitive, ma anche psicologiche.

L’ascolto attraverso cui si genera un comportamento nei confronti dell’altro, impostato sul rispetto, la reciprocità e la condivisione di obiettivi è fondamentale.

Saper essere empatici, cioè saper mettersi nei panni dell’altro e stare sufficientemente con l’altro senza abbandonarlo alle sue difficoltà.

Saper rivelare un proprio atteggiamento autentico senza giudicare moralisticamente: sei io fossi in te …

L’abilità di saper empatizzare con gli alunni, trasforma un insegnante, che in virtù del suo ruolo appare solo immagine autoritaria, in una persona autorevole, in grado di coinvolgere ed essere al tempo stesso un punto di riferimento per i propri ragazzi.

Direi che questa partecipazione e compartecipazione verso coloro i quali dovrebbero avere gli stessi obiettivi, permettano di non dare espressione della propria Autorità, perché non ce ne sarebbe alcun bisogno…

L’Autorevolezza include in sé l’Autorità che indica un potere che si sente, perché si percepisce da lontano che è giusto esercitarlo, grazie alla padronanza e sicurezza di colui che intitolato nel campo d’insegnamento e in genere.

Tale sicurezza genera stima e ammirazione, spesso idealizzazione!

Il contrario di ciò, incoraggia la reazione da parte degli allievi a trasgredire ad attaccare un’Autorità insicura incapace di gestire la domanda inconscia per cui ragazzi insicuri si sentono maggiormente insicuri e distruggono ciò che non proteggesecondo aspettative ideali, ma assurde.

L’assertività  nel comportamento  é un’abilità soggettiva della persona autorevole, che psicologicamente usa ogni situazione individuale, a creare reazioni positive nell’interlocutore e al fine di ridurre al minimo la possibilità di generare conflitti popolazione degli scolari in classe.

E’ a mio parere, opportuno mettersi in discussione con i ragazzi e far pervenire a loro i propri sentimenti autentici in maniera chiara e onesta senza indurre invidia e competitività verso di loro.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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