Il tempo della coscienza

Molto spesso accade che alcune persone a un’età media e oltre questa, si accorgano di aver trascorso diversi anni della propria vita in un baleno.

Queste stesse persone se ne lamentano perché sembra a loro di non aver potuto assaporare questo tempo.

Situazioni di lavoro e di vita ripetitive, contesti che sono sempre gli stessi, agevolano il portare avanti la routine dell’esistenza, e generano un continuum senza imprevisti.

Sin dai primi anni d’infanzia hanno sperimentato varie disavventure, esperienze a volte anche frustranti e a volte al contrario molto appaganti.

In entrambi i casi. queste esperienze hanno occupato una buona parte dell’infanzia e come dire, l’hanno consumata, ma, nel vissuto dei protagonisti, troppo in fretta, lasciandone il ricordo fastidioso, oppure l’illusione cieca di poter continuare ad avere esperienze appaganti e felici.

Succede di trovarsi in un’altra epoca sia storica sia psichica caratterizzata da nuove e complete esperienze che si vivono a posteriori come se il periodo di tempo fosse bruciato in fretta.

Sembra che il tempo voli, seppur si ha ben presente i contenuti delle esperienze che hanno riempito quel tempo.

Succede che le persone spesso sono talmente identificate e coinvolte con ciò che stanno affrontando, lavoro, matrimoni, figli, difficoltà connesse con tali eventi, che la vita si trasforma in una frenetica corsa come se fosse un fiume in piena, il cui scorrere è tanto veloce quanto irrefrenabile.

Si vorrebbe qualche volta osservare questo corso del fiume in piena da un ponte, cioè avere coscienza di questo divenire avere spazio psichico tale da avere le sensazioni della vita che si sta vivendo più o meno nevroticamente.

Questa coscienza permetterebbe di comprenderne il senso, di sentirla scorrere all’interno di Sé.

Invece la vita e le cose che si fanno passano addosso, ma gli attori rimangono impermeabili.

Penso che se noi potessimo comprendere il senso di ciò che accade, di ciò che stiamo facendo e comprenderne bene il significato, il perché abbiamo fatto certe scelte e sentissimo che la libertà ha accompagnato tutte queste scelte il tempo della vita sarebbe maggiormente percepito.

Il rischio quando non riusciamo a posizionarci a cavallo delle cose, è quello di sentirci essere monocellulari, cioè microrganismi che svolgono tutte le funzioni vitali di una cellula ch vivono fuori dal tempo e dallo spazio, per lo meno come lo intendiamo noi normalmente.

Per esempio ci sono persone che da bambini, pur crescendo normalmente, rimangono bambini e con il trascorrere di molti anni si ritrovano anziani, vecchi, ma sempre bambini.

A mio parere è molto bello che una persona mantenga in Sé le proprie parti bambine, anche da adulto.

Rammento la poetica del fanciullino di Giovanni Pascoli: il bambino con i suoi occhioni vede le meraviglie della natura e della vita, ma per quanto sia ricco di tali meraviglie, non è in grado di descriverle e tanto meno di tradurle in poesia in mezzo al grigio del reale.

L’adulto poeta conserva il bambino in Se stesso e scorge finalmente d’avere le capacità di descrivere quel che vede, ha visto e ha sentito nel hic et nunc, nell’attimo fuggente.

Non è confortante ritrovarsi anziani e bambini!

Il bimbo anziano nonè colui che da adulto ha conservato in modo creativo le parti bambine di Sé, non è colui che ne fa uso con spirito innovativo e curioso.

Rimane un bimbo invecchiato con i problemi di un anziano!

Anche H. Berson filosofo e psicologo dei primi del 900, parlava di tempo spazializzato differenziandolo dal tempo della coscienza.

Il tempo spazializzato è quello oggettivo dell’orologio, quello della coscienza è il nostro tempo soggettivo che ci permette di assaporarlo e di storicizzare gli eventi mentre accadono

Penso che storicizzare mentre gli eventi  accadono attorno e ci coinvolgono, significhi:  interpretare e concepire, come processo storico in divenire quel che avviene, ben  coinvolti, ma coscienti nel nostro mondo interno, tutto particolare, perché soggettivo e unico e sopra tutto non saremo risucchiati dalla corrente del fiume.

Tale lucidità ci permetterebbe maggiormente di relativizzare gli eventi mentre li viviamo con passione, ma non ne subiremmo la loro eventuale negatività.

Rimarremmo a cavallo degli eventi, pur in stretto contatto.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
__________________________________________

E tu come la pensi? Scrivimi un commento o una domanda sull'articolo...

Rispondi