La mente funziona come un palcoscenico psico-teatrale

Quando Bram Stoker scrisse Dracula  nel 1897 ci riporta la cultura secondo la quale i desideri femminili sono accettebili solo quando l’uomo li permette: infatti  i principali personaggi femminili del libro, Mina e Lucy, sono puniti per aver manifestato le loro passioni quelle che solo potevano essere segretamente confessati alle amiche.

Le mogli del Conte Dracula, principe delle tenebre, erano libere di consumare quel che volvano solo perché autorizzate soltanto dal principe. Queste mogli sono state già punite nel senso che sono morte in vita. La storia espone un problema sociale molto importante del suo tempo: l’uomo è comandante in capo e la Società definisce come e cosa la donna può fare in base alla cultura, dell’epoca vittoriana.

Quanto le donne dovevano simulare di essere convinte di fare ciò che in verità piaceva all’uomo?

Quanti autentici desideri erano repressi tanto da piegare il corpo tanto da farlo ammalare?

La sindrome di Münchhausen era ed è un disturbo psichiatrico attraverso il quale le donne fingono la malattia o un trauma psicologico per attirare attenzione e simpatia verso di Sé.

A volte è anche conosciuta come sindrome da dipendenza dell’ospedale.

Si potrebbe ipotizzare che l’isteria fosse l’espressione femminile, ma spesso anche maschile, di una personalità molto suggestionabile piuttosto dissociata, come sosteneva Janet, collega di Freud, che da un lato sperimentasse certi autentici desideri e dall’altro si atteggiasse come una piccola bambina gelosa e possessiva che, innamorata del padre, potente e idealizzato, doveva apparire remissiva come lui la voleva e così molti uomini di classe sociale paritetica.

In alcune circostanze la repressione degli autentici desideri la portava ad esplosioni incontrollate del carattere e a conversioni somatiche strabilianti ad opera del corpo, nonché a svenimenti e comportamenti parossistici ritualmente teatrali.

Tali atteggiamento patologici conseguenti ad una Società tanto puritana quanto repressiva venivano denominati isteria (dal greco usteros).

Nel DSM il manuale statistico di Psichiatria la denominazione di isteria è scomparsa da prima del 1980 e sostituita disturbi di epilessia, auto-suggestionabilità, ipocondria come urgente bisogno di attenzione riversata verso il proprio corpo.

Il DSM-V non considera più l’isteria, classicamente intesa, e la suddivide in due categorie diagnostiche, il disturbo di conversione o anche come disturbi dissociativi, ed un disturbo di personalità, ovvero il disturbo di personalità istrionica.

Esiste una sorta di finzione, simulazione in certi disturbi come la teatralità?

La relazione psicoanalitica considera sempre più il corpo del paziente un corpo che si manifesta laddove le parole risultano insufficienti per definire un’angoscia verbalmente intraducibile o un rapporto privo di fiducia all’interno di un contatto non soddisfacente.

La metafora, il gioco spesso alla base delle osservazioni e interpretazioni della metapsicologia psicoanalitica è spesso troppo reificato con il rischio di un allontanamento dalla clinica, come molti psicoanalisti criticano, perché la metafora diventa cosa concreta mentre aiuta solo nelle descrizioni trasversali del mondo interno.

Il tentativo fallito di un contatto può portare alla simulazione teatrale che rievoca l’isteria attuale che necessariamente ci sia paresi degli arti, cecità o diplopia, ma piuttosto gravi cefalee, e anche emicrania con aura.

La simulazione può offrire grandi vantaggi e benefici secondari perché include attenzione e ascolta profondo.

La simulazione è una risorsa efficace in materia di benefici secondari. Non sufficiente la

solidarietà, (ti capisco e ti sono vicino !).

Spesso lo psicoanalista non riesce perfettamente a comprendere l’intenzionalità della paziente o del paziente. C’è qualcosa d’altro che dovrebbe tradurre lo stato d’animo profondo. Di solito i pazienti hanno sofferto di tante illusioni premature e potenti disillusioni che minano la personalità!

Perché ciò accade?

Prima della nascita il feto comincia a sentire il timbro della voce materna, il cibo che lei mangia e i movimenti corporei e tanta sensorialità che vige in lei.

Dopo la nascita, a cominciare dal seno materno primo oggetto di incontro a tutto il resto, il bambino incontrerà tanti oggetti, cioè figure lungo il percorso evolutivo che produrranno il lui/lei emozioni e sentimenti grazie al sistema mesencefalico.

In particolare i neuroni specchio del lobo destro ma anche sinistro, nell’area prefrontale, viene coinvolto il sistema limbico, il cingolo, l’amigdala ecc.

I neurormoni che provengono dal sistema endocrino, come serotonina, endorfine, dopamina e catecolamine, e dall’intestino neuronale costruiscono delle emozioni e sentimenti che si assimilano tra loro e si accomodano per fabbricare nel nostro mondo interno interlocutori e personaggi che ci parlano dentro cioè parlano all’Ego, protagonista di molte decisione e scelta sulla conduzione della p vita del soggetto.

In altre parole, la mente funziona come un teatro ed è gruppale.

Nel palcoscenico del teatro i personaggi insieme al protagonista (che coincide con il regista teatrale) mettono in scena situazioni con la passione, amore, o curiosità, oppure con la cattiveria, crudeltà, odio, ecc … emozioni che interagiscono tra loro.

L’espressione del corpo è sempre maggiormente in primo piano nel teatro psicoanalitico europeo attuale, seppur l’espressione verbale mantiene la sua efficacia.

Nonostante il copione nelle scene teatrali siano la colonna vertebrale delle opere, quasi sempre le più significative espressioni della scena teatrale odierna enfatizzano corpo, la sua bellezza, o caratteristiche dei costumi, della danza, della coreografia, avvicinandosi al kabuki e del butò giapponese.

Il corpo isterico che S. Freud e Breurer avevano descritto nei loro casi clinici, (Studi sull’Isteria del del 1895) attraverso la teatralità delle pazienti è nuovamente in scena, ma questa volta si conferma e si compenetra nel teatro.

Infatti il setting psicoanalitico è un contenitore set, un piccolo laboratorio teatro dove la relazione analitica ottiene una sua complessa crescita che si nota dopo u n po’ di tempo. Non è funziona come un consultorio, come una palestra di addestramento.

Lo psicodramma psicoanalitico di cui ho ampiamente parlato in passato, si presta molto a dar vita a questa mente gruppale che interagisce utilizzando proprio gli appartenenti al gruppo. L’inversione di ruolo continuo e ripetuto facilita mettersi nei panni dell’altro e tanto altro.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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5 Commenti

  1. Luciano

    Si però dottore filosofia e psicoanalisi (Freud) hanno già dimostrato che tutta questa divisione tra femminile e maschile non esiste.
    Quello che ha detto è tutto vero. Però, perchè parlarne solo al femminile?
    Il suo atteggiamento mi pare sociologico.
    Avrà visto anche lei quanti sono i maschi ricoverati in psichiatria e quante le femmine.
    Mi sembra che almeno qui ci sia da sempre la par condicio.

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