Una dolce ragazza viene stuprata

Una ragazza dolce e fragile di 15 anni viene molestata per lungo tempo e alla fine stuprata da un insegnante, ma quando raggiunge i 22 anni si suicida.

Il giorno successivo, di fronte a terribili accuse di seduzione da parte della fanciulla verso l’insegnante e una sentenza inaccettabile del tribunale, la giovane violentata si è suicidata, impiccandosi nella sua cameretta a 22 anni.

Probabilmente la ragazza non è mai riuscita a metabolizzare la vergogna riguardo l’accaduto violento agito sul suo copro ad opera di un insegnante delle scuole medie.

Ciò che mi ha colpito è il seguito di questa tragedia è la burocrazia italiana spesso, anche se raramente, spesso appare ottusa.

I giudici infatti hanno condannato il padre a risarcire la famiglia dello stupratore in prigione

Si è trattato di una scolara colpevole solo di essere bella e di aver incontrato sulla sua strada un insegnante di arte decorativa e che ben poco si interessava di arricchirla di arte.

Condannato in primo grado a 4 anni aveva trasferito ogni suo bene per evitare di pagare al Tribunale le spese legali del processo, forse anche altro denaro come risarcimento alla famiglia della ragazza suicida.

A questo punto, la legge impone al padre di risarcire la famiglia dello stupratore in prigione con 40mila euro.

Perché?

Il Padre ha ideali politici che segue convintamente in nome della giustizia.

Il Magistrato ha stabilito che il padre operaio debba pagare 21mila euro in breve tempo alla famiglia dello stupratore di sua figlia, pena il pignoramento dei beni.

ll padre già sta pagando il debito, a mio parere assurdo, di € 200 mensilmente.
Ma le spese complessive la cifra ammontano a 40mila euro e sarà duro estinguere il debito.

Ma la legge è legge!!

Ma da quando le vittime debbono risarcire i carnefici?

La legge recita che comunque qualcuno deve risarcire l’amministrazione giudiziaria e l’insegnante stupratore risulta nullatenente.

Il padre dello stupratore è stato giudicato una vittima essendo il figlio in prigione a suo parere senza colpa o dimostrata colpa perché ha aggiunto in sede di tribunale che era la ragazza quindicenne, a sedurre con costanza lo stupratore.

Il padre dello stupratore considera di non dover risarcire niente a nessuno, ma lui deve essere risarcito, per il forte disagio e dolore per il sequestro del figlio.

Il padre sostiene che egli stesso si considera vittima a causa del dolore di vedere sottratto il figlio senza un processo legittimamente svolto, perché la ragazza non era più in questo mondo.

Certo che lo stupro non sembra essere provato e che la legge debba seguire la processualità delle prove, ma emotivamente siamo tutti attoniti di fronte a un fatto che appare così in giusto?

La ragazza a 22 anni si è comunque uccisa per vergogna, di che, per cosa? Lei scrive: scusate il disturbo che vi ho arrecato.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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