Canta che ti passa!

Sembra che tale detto solleciti, sopratutto in chi è giù di morale, incoraggiamento: sembra un modo di dire che invita a non pensare acerte ansie che in fondo sono superficiali.

Ma il motto contiene in realtà più verità.

Ricerche in tutto il mondo confermano i risultati benefici che l’atto del cantare sembra produrre nel nostro mondo interno, sia psicologico che fisiologico.

Cantare fa bene e trova in tale anedottica, una certa evidenza perché produce effettivi benefici.

Innanzitutto cantare diverte, e mentre ci si espone in pubblico con coraggio e virtù che potrebbe essere anche un talento, aumenta le difese immunitarie e solleva il tono dell’umore, cioè l’autostima.

Si tratta spesso di una esibizione che nutre un po’ il nostro narcisismo.

Pensiamoad esempio al Karaoke, e a quanto successo ha avuto dal Giappone a da tutto il mondo occidentale continuando a far divertire tutti.

Cantare attraverso la modificazione della mimica espressiva sollecita a compiere sforzi che inducono a sciogliere il linguaggio parlato verso una comunicazione più chiara e disinvolta.

Per esempio gli afasici, anche se non parlano bene, possono però cantare benissimo.

Ancora meglio sarebbe poter cantare in un’altra lingua che costringe a trovare alternative linguistiche e a scandire le parole per esempio in francese o in inglese.

Il ritmo, l’intonazione, la respirazione corretta a livello del diaframma, normalizzano certi difetti di impostazione del parlare e del linguaggio.

Studi britannici hanno rilevato che l’analisi di campioni di saliva di molti cantanti ammalati di malattie degenerative dopo un’esecuzione canora indicava una diminuzione dei livelli di cortisolo e grandi quantità di citochine.

Le citochine, per l’appunto, sono cellule proteiche, come per esempio l’interferone, che hanno la tendenza a resistere a molte infezioni virali. I bassi livelli di infiammazione ottenuti nell’organismo potrebbero spiegare anche il miglioramento dell’umore determinato dalla pratica del canto e riferito dai coristi.

Il canto migliora lo stato d’animo e modula i componenti del sistema immunitario.

Un cantante si sente euforico. Egli mentre canta secerne dal sistema endocrino molte endorfine e serotonina, ormoni che aumentano il tono dell’umore, specie se le canzoni piacciono, sia ai cantanti, sia al pubblico che ascolta, trasmettendo passione e rivelandosi avvinti dalla musica e dal canto.

Pensate alcuni concerti grandiosi come quello di Modena di Vasco Rossi, altri che si svolgono alla Arena di Verona e che radunano gioiosamente migliaia e migliaia di fan!

Persino i cosiddetti caregiver che si occupano dell’assistenza e cura dei pazienti oncologici propongono di cantare in gruppo. Sembra che i risultati possano essere alquanto promettenti e suggeriscono che sia utile per tali pazienti, perché si è visto, che il sistema immunitario è potenziato.

Cantare riduce il senso di isolamento sociale e riduce notevolmente lo stress, quindi migliora il tono dell’umore.

Cantare regola l’attività del nervo vago che è inserito nella nostra vita emotiva e che, ad esempio, può influire sul timbro vocale della voce.

Canzoni molto melodiche ottengono la sincronizzazione del battito cardiaco durante la loro esecuzione.

In molti malati che sono affetti da sindromi neuro-degenerative come la sindrome di Parkinson, mostrano un volto rigido, perché la sindrome stessa, come in tante altre patologie neurologiche, rende il volto simile a una maschera immobile.

Sembra che il tentativo di cantare possa sciogliere certi i muscoli facciali irrigiditi di questi pazienti e renderli meno a-mimici. Gli occhi si aprono di più, e il corrugamento della fronte, grazie alle emozioni che si provano cantando, sembra diminuiscano.

Le persone con afasia anche quando non riescono più a parlare bene spesso possono ancora cantare, in quanto le aree che controllano il linguaggio nel cervello sono diverse da quelle che controllano il canto, e ci si stupisce a vedere che non possono parlare ma che possono invece cantare!

Alcuni ricercatori canadesi mostrano che dopo solo dieci mesi di esercitazione su attività canore, ricavano miglioramenti nella capacità uditiva e dell’attentività selettiva dei suoni, permettendo di comprendere una conversazione all’interno di un ambiente caotico e rumoroso e riconoscere l’altezza dei suoni.

L’ascolto della musica è stato associato da alcuni psicologi britannici e canadesi, ricercatori sperimentali, benefici cognitivi in pazienti in stadi più avanzati delle malattia come l’Alzheimer .

Ma ciò che in generale ci interessa e sapere che da punto di vista psicologico, la musica, il cantare, il senso del comico, cioè ridere molto, giova molto al corpo e fa molto bene alla salute e può allungare la vita.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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