Troll, gnomi, elfi, attualmente disturbatori seriali in internet

Anticamente nelle favole leggiadre e piacevoli della Scandinavia e della Groenlandia, comunque in tutto il Nord Europa, i boschi erano virtualmente abitati da esseri minuscoli, più piccoli dei nanetti della favola di Biancaneve (SnowWhite) che però erano dispettosi e cattivi, nominati sotto il nome di troll: forse erano considerati dai bambini dei piccoli orchi, bambolotti che provenivano da chissà quale invenzione fiabesca del Nord. In certi film del terrore ancor oggi, vengono ripresi sotto forma di bambole cattive e anche omicide.

In Internet, sempre più frequentemente compaiono anonimi utenti che disturbano conversazioni, normale svolgimenti di una discussione inviando messaggi provocatori, irritanti o senza senso.

Si tratta del solito segnale di poveri ragazzi che si annoiano e non sanno cosa fare… non sanno più cosa inventare!

Questi ragazzi sono senza lavoro, nemmeno lo cercano più, perché sentono dire da altri che non si trova, e poi a loro, non piacerebbe lavorare come operai, artigiani, ecc. e preferirebbero lavori grandiosi, tipo attori, attrici dove il loro narcisismo sarebbe appagato.

Si tratta di una società italiana preoccupante perché molti di loro, al di là dei furti, scippano donne anziane e sole e commettono piccoli atti criminali.

Si dedicano, mossi dall’invidia distruttiva, a sporcare i muri con graffiti vandalici, compiere atti osceni e violenti, graffiare le auto di lusso, commettere addirittura atti incendiari e violentemente e sessualmente anche stupri.

A loro sembra che nella società non ci sia posto per loro e che non contino nulla, qualunque cosa facciano, persino sporcare con graffiti giganteschi i muri delle città.

Questi ragazzi indolenti abulici e frustrati si sentono sfigati.

Allora entrano in internet e girovagando intercettano conversazioni, blog e altro e lanciano i loro dispetti, a volte dannosi, e anzi sperano di essere tali per sentirsi di esistere.

Non si rendono conto che questo comportamento li farà sentire ancora più sfigati, inutili e odiati.

Però fantasticano che essere odiati sia meglio che essere invisibili, meglio di non contare nulla al mondo e allora trovano questi atteggiamenti e azioni qualcosa che appare a loro meglio di niente.

La noia e il vuoto nichilistico è terribile per giovani che spesso hanno buone risorse, ma che imbroccano una strada senza uscita, (no entry, no way out).

Bisogna aiutarli, ma come?

L’autosvalutazione è l’equivalente del loro sgridarsi da soli!

Finiscono di autoassolversi, cioè di non avere più autocoscienza (dalla padella alla brace).

I genitori spesso sono essi stessi privi di stimoli e presentano un mondo più grigio di quanto già sia.

Alcuni genitori possono essere anche moralisti, ma in un modo che incita a trasgredire, non ad aiutare,perché non c’è alcuna passione nell’invogliare ad andare verso qualcosa di ricompensante e vivere con un minimo di entusiasmo.

Per i ragazzi sfigati l’azione diventa una reazione, anche loro sembrano seppelliti anche se molto giovani.

Loro, da giovani, non hanno né soldi, né idee, ma si trovano davanti a un mondo confuso e inesorabile.

Aumentano i migranti: e anche loro debbono vivere con qualche speranza.

Un flusso di disgraziati che sembra non si possa fermare.

Non entro nel merito sul come aiutare una quantità di persone che dilaga e che prima o poi si arrabbierà, come gli stessi giovani che per ora si limitano a fare dispetti in internet, furti, shippi, graffitismo vandalico, stupri, incendi… e poi?

C’è una mafia molto attiva. Cosa succederà?

Coraggio… e chi può cerchi di produrre valori e lavoro!

Altrimenti rischiamo di finire dentro al geniale film del 1968 di Romero: La notte di morti viventi

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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