Insula-phobia, Terrore di stare nelle isole

Anche per poche settimane o pochi giorni, persino di sostare, alcune persone non si sentono di avvicinarsi e permanere, tanto meno trascorrere le vacanze in un’isola.

Spesso questa antipatia con il passare del tempo, in queste persone si trasforma in terrore, cioè in fobia di essere intrappolati in un’isola come se diventasse un capro espiatorio di altre paure.

Magari l’idea di per sé non dispiacerebbe, ma in queste persone prevale l’angoscia e il terrore!

Di cosa? Cosa potrebbe succedere in un’isola?

Spesso l’isola a cui ci si riferisce è anche grande come la Sicilia o la Sardegna, e nonostante l’impressione di essere imprigionati possa essere attenuata, perché la sensazione si avvicina a quella di vivere in un Continente, l’idea che si tratti di un’isola, crea grande disagio o terrorizza come se si fosse invasi da qualcosa che potrebbe inghiottire.

Le piccole isole sono quindi vissute come più pericolose perché fanno sentire maggiormente i confini del territorio, lo spazio ristretto e delimitato visibilmente nel quale le persone sembrano obbligate a risiedere, accende in chi ne soffre un senso di inaccettabile isolamento e di prigionia.

E’ come se queste persone dovessero fuggire, ovviamente senza alcun motivo oggettivo e reale.

Il motivo soggettivo riguarda il più delle volte invece il fatto che: debbono scappare velocemente da ciò che nel loro mondo interiore è vissuto come un prigione, l’immagine di una madre divorante.

I fantasmi inconsci, se analizzati, molto probabilmente porterebbero alla fantasia di un’immagine arcaica materna, a vissuti ancestrali che risalirebbero alla nascita, all’allattamento, alla simbiosi con la figura materna vissuta in modo strano, (strange situation).

I soggetti che soffrono di tale fobia, insula-phobia,cercano disperatamente l’indipendenza per non sentirsi a livello psicologico e inconscio come se fossero soffocati.

L’isola rievoca la difficoltà di non poter essere liberi.

Queste persone sono ambivalenti verso l’immaginematerna che è stata introiettata internamente nel passato, senza che ve ne sia ricordo. Non rievoca in verità direttamente la madre reale.

Da un lato manterrebbero una sorta di inconscia dipendenza dall’immagine materna dalla quale si sperimentano di sentirsi ancora trattenuti, dall’altro sono terrorizzati da una tale evenienza.

Prevale in loro tale terrore (insula-phobia). Meglio quindi tenersi lontano dalle isole che appaiono come claustrofobiche, (paura, ansia di essere stretti negli spazi chiusi e soffocanti).

La paura/terrore che si manifesta con lo stazionare nelle isoleassomiglia a un’altra fobia che può cogliere alcune persone in modo leggero, oppure importante: si tratta dell’agorafobia.

Essere lontano principalmente da casa o da luoghi familiari può far rivivere un problema analogo, ma opposto. In questo secondo caso, prevale in queste persone il terrore inconscio di perdere per sempre la relazione con l’immagine materna e di non recuperarla più.

Tale fantasma genera ansia e, nei casi più gravi, può essere molto invalidante (house bound, legato in casa).

In casi severi i soggetti non possono allontanarsi da casa, specialmente se non accompagnati da una persona di fiducia che in genere corrisponde ad un familiare.

Sia coloro che si sentono oppressi nelle isole, sia gli agorafobici temono, i primi di non poter liberarsi dalla prigionia del territorio circoscritto, i secondi di non poter tornare a casa nell’immediato, quasi magicamente. Questa fantasia dominante, come ho detto non è cosciente.

Dopo l’esordio, queste fobie, specie se leggere, tendono a migliorare con il passare degli anni,specialmente se trattate con psicoterapia.

 

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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