Antipatia per la matematica, matophobia

Si chiama clinicamente matofobia.

Molti studenti di fronte alla matematica si sentono inadeguati, a volte perduti.

Tutti i sintomi dell’ansia sono presenti. Palpitazioni, senso di confusione, insicurezza e tremore, ecc

Tali sintomi si presentano anche in futuro non solo rispetto alla matematica in sé.

Anche per attività amministrative che precludono anche le attività stese come quella che si esercita in banca, ma anche l’attività che implica la denuncia dei redditi, le questioni condominiali, insomma tutto ciò che include calcoli e raffigurazioni di operazioni matematica.

Gli studenti e alcune persone più che adulte si portano dietro questa idiosincrasia per i numeri semplici.

L’istruzione primaria, ci rivela che alcuni genitori e insegnanti, trovandosi costretti a insegnare qualcosa che non amano, trasmettono all’allevo l’avversione per la disciplina.

Spesso succede che la matematica sia costituita da problemi che richiedano una sola soluzione che allo studente non riesce trovare.

E’ come se gli venisse detto e, a volte accade d’avvero, che poiché invece al compagno accanto la soluzione riesce in pieno, e quindi  egli esulti vittorioso e si consideri tanto intelligente per questo successo, quanto superiore a chi invece non è riuscito nell’intento.

Questo atteggiamento genera depressione in chi non è riuscito e anche un po’ d’invidia nonché un complesso d’inferiorità!

Ad alcuni la matematica offre per queste vittorie sicurezza emotiva, una fiducia che induce a pensare di essere dotati per la futura professione.

Una volta diplomati questi fortunati scelgono la Facoltà di Ingegneria o di alcune Facoltà dove la scienza matematica si prospetta in primo piano.

Coloro che si sentono inadeguati non solo nei problemi elementari, ma poi con l’algebra e infine  con l’imparare le cosi dette derivate, si sentono inferiori e così volano con la testa bassa per tutta la vita.

Sono convinti di avere una marcia in meno e tendono a stare lontano a tutto ciò che implichi un impegno di calcolo numerico.

Nascono errate convinzioni sociali circa l’inutilità della matematica.

E si crea una scissione il sapere scientifico e quello artistico e letterario-umanistico.

Le persone che odiano la matematica si sentono in trappola di fronte a situazioni che richiedono veloci operazioni concrete.

La questione a livello inconscio si presenta così: o lo sai fare o non lo sai fare …?

O sei nato intelligente o non sei all’altezza di certi compiti quindi inferiore.

Come dire: sei alto un metro e cinquanta o sei alto un metro e ottanta. I numeri non ingannano sono precisi e tagliano dentro le persone capaci e fuori quelle incapaci.

In realtà, la matematica non sarebbe una scienza arida, né sarebbero obbligatorie particolari predisposizioni.

Sarebbe utile esercitarsi nel calcolare banali conti quotidiani sin da bambini.

Non disperarsi quando non si riesce a risolvere un problema, ma sarebbe più utile chiedere spiegazioni con fiducia nel capire certi meccanismi e dinamiche logistiche.

Insomma non immaginare che la matematica sia una trappola per far risultare la tua inadeguatezza.

Oggi giorno siamo nel mondo telematico dei computer e degli smartphone.

La matematica è ovunque. E’ diventata un linguaggio fatto di simboli e di una certa logica che i bambini apprendono facilmente, se non sono condizionati dai genitori o insegnanti negativisti.

Vediamo che persone di una età di mezzo non sono avvezzi a usare i computer che rappresentano solo una difficoltà. Altri al contrario vivono lavorando, informandosi e giocando con internet

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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