Odio andare ospite, non riesco, preferisco ospitare

Molte persone ci tengono a proteggere la propria intimità.

Parenti vicini e lontani, amici, spesso ci chiedono di rimanere a dormire, specie se proveniamo da un’altra città per far visita per più di un giorno o se la distanza è tale da giustificare il pernottare nel posto dove l’ospite ci aspetta.

Per queste stesse persone l’idea di permanere è inaccettabile.

Sentono disturbata la loro intimità, la loro privacy e rifiutano l’invito.

Vieni tu a trovarmi, sarà più semplice!

Il sonno di per sé significa abbandono e rilassamento, perché il sonno ti coglie mentre sei rilassato e non ti devi difendere da nulla, non devi sorvegliare come una sentinella qualcosa che non conosci, un ambiente estraneo e che potrebbe turbare la tua routine.

Quando mi sveglio, se riesco a dormire un poco, mi ritrovo con oggetti estranei, debbo adattarmi a abitudini di altri anche se gli ospiti mi chiedono di mettermi e sentirmi a mio agio e chiedono cosa desidero, quale colazione è preferibile per me.

Le mie abitudini intime sono particolari, ho bisogno di tempo per prepararmi, per lavarmi, per truccarmi per scegliere i vestiti giusti.

Ho paura di essere criticata/o e allora faccio tutto in fretta e sbaglio: mi sento brutta, spettinata, insomma inadeguata.

Preferisco rimanere a casa mia.

Ma come spiegare questo mio disagio, a volte si può rimediare dicendo che tornerò indietro a casa mia entro la giornata, a volte ho l’albergo prenotato, è una scelta già fatta!

Temo che l’altra persona che vorrebbe ospitarmi si offenda che pensi che non voglia stare assieme fino in fondo, che io soffra di particolari fisime.

Inoltre non saprei come ricambiare l’ospitalità, dovrei portare un dono. Quale dono? Di che valore?

Dovrei dimostrare di sapermi adattare a tutto, di essere una donna, (oppure uomo) sportiva/o.

Soffro di insonnia già a casa mia, mi addormento tardi magari con la televisione.

Il buio mi spaventa, ho bisogno di tenere sempre una luce accesa.

Se mi addormento, mi sveglio tardi e invece l’ospita si aspetta che mi svegli alle stesse sue ore.

Se invece sono a casa mia, posso ospitare con più tranquillità perché sento di dominare la situazione.

E’ colui chi ricevo a casa mia che deve chiedermi come comportarsi, che dipende da me.

Certo posso fare brutta figura in qualche modo, ma è più facile aggiustare le cose!

Posso trovare mille scuse se ce ne fosse bisogno.

Sono io che posso decidere per prima.

Penso comunque di fare un favore all’ospite e di potermi sentire in credito in generale e so che essendo io una persona premurosa ed educata farò una bella figura e, al tempo stesso, mi sentirò libera.

Dobbiamo vincere certe resistenze nel caso ci fossero?

Pensiamo che a volte si possa rischiare di avventurarsi in una casa di un altro, senza troppi problemi?

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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Un commento

  1. Guido Baldoni

    Sone esattamente le mie sensazioni di quando sono invitato a mangiare o a dormire in casa di altri. In genere mi trovo a escogitare una scusa per declinare l’invito senza offendere l’ospite; di norma ci riesco e rimango a casa mia o in albergo, ove mi sento più sicuro di non fare brutta figura. Mia moglie si lamenta perché non usciamo abbastanza e spesso va a casa di altri da sola.

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