Responsabilità e colpa non coincidono

Il papa ha chiesto perdono ufficialmente numerose volte, in tutte le lingue per i peccati dei prelati, cardinali, vescovi, sacerdoti che hanno abusato dei minori, dei pedofili ecclesiastici nel mondo: un triplice crimine per la Chiesa: il ruolo dell’ecclesiastico è stato completamente screditato e infranto come immagine, il crimine dei minori e infine la vergogna del tipo di peccato la pedofilia.

Il papa si è assunto la responsabilità, nel suo settore, della realtà del Vaticano, responsabilità in questo caso spirituale che è basata sulla cristianità cattolica, sulla fede e sulla integrità dei credenti.

Ma il pontefice non ha alcuna personale colpa di questi gravi misfatti, ma ugualmente lui stesso è responsabile come capo della Chiesa e ne deve rispondere nel suo ruolo di rappresentante di un grande mondo spirituale in un particolare momento globale dove le varie religioni sono in lotta tra loro.

Altrimenti sarebbe invece come se sua Santità dicesse: che centro io? Sono stati gli altri vescovi e cardinali ad agire come pederasti inquinando i principi della loro stessa veste che indossano. Vergogna su di loro!

La colpa dunque riguarda un’azione contraria alle norme morali, e quindi, virtualmente secondo la religione, un peccato, ma è anche un atto giuridico per cui chi porta la colpa può a livello giurisprudenziale essere condannato.

L’individuo commette un errore, un crimine, e sente psicologicamente e fisicamente un’angoscia perché ha prodotto un danno che non avrebbe voluto. Per esempio un incidente stradale durante il quale, per sua distrazione, ha ferito o ucciso una o più persone. A volte il danno è voluto, per esempio uno stupro, un furto, un omicidio, ecc.

A maggior ragione si tratta di colpa che più o meno lascia in alcuni scarse tracce psicologiche d’angoscia e di rimorso.

Il ponte a Genova ha creato una strage oltre che tanti danni. Di chi è la colpa?

Del costruttore, dell’organizzazione che fa manutenzione? E cosi via, non si sa esattamente per ora, ma qualcuno indipendentemente dalla colpa se ne dovrà assumere la responsabilità.

Purtroppo chi se ne dovrà assumere la responsabilità non avrebbe commesso intenzionalmente nulla di male, nemmeno sapeva che il ponte era in cattive condizioni di manutenzione.

Bisogna infatti essere coscienti del fatto che chi si assume l’incarico di una Direzione di una Istituzione o di un’Organizzazione, e più è vasta e più è numerose di persone, maggiore sarà il rischio che qualche unità in queste strutture crei problemi.

La direzione, nelle persone che la dirigono, non è il più delle volte colpevole, a meno che, di proposito, sia coinvolta in malafede in qualche crimine. E’ comunque responsabile, in più con aggravanti serie.

Spesso in politica non funziona così.

Molti politici dicono, dalla loro alta funzione, che a quel tempo non erano responsabili perchè non erano presenti al Governo.

Purtroppo invece sono responsabili anche del passato, perché la loro funzione è quella che include un governo anche retroattivo, altrimenti, tutti andremmo alla modalità della catena di S. Antonio.

Certo ci sono molte attenuanti che possono alleggerire il senso di responsabilità, ma non più di tanto.

La responsabilità della Direzione in verità è grande: pensiamo agli Ospedali e Cliniche provate.

Se un paziente muore, anche se non c’è virtualmente un vero errore medico che comunque è implicito nella attività clinica, ci si rivolge alla Direzione.

Il direttore non sa niente di quel che è veramente accaduto, quindi non avrebbe e non ha alcuna colpa, ma grava ugualmente su di lui la Responsabilità di quanto accaduto almeno in parte.

Anche qui ci sono molte possibili attenuanti che giocano per alleggerire la penalizzazione, ma funziona in questo modo.

Sarebbe meglio che i politici lo tenessero molto presente!

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
__________________________________________

E tu come la pensi? Scrivimi un commento o una domanda sull'articolo...

Rispondi