Non voglio chiedere mai nulla a nessuno!

Non voglio chiedere mai nulla a nessuno!

Ci sono persone che assumono un comportamento molto rigido nel chiedere qualunque cosa a altri: non vogliono domandare pareri, opinioni, chiedere informazioni banali, perché hanno in mente di dovere cavarsela da soli.

Per esempio, per la strada in una città non ben conosciuta, disorientati ad un certo punto, debbono trovare la strada ricercata per conto loro.  Usano la mappa, possono anche usare il navigatore, ma chiedere un’informazione, mai!

Se si trovano in compagnia di qualcuno, vietano al compagno di rivolgersi a un passante per aveva qualche riferimento stradale.

Questa supposta autosufficienza si riflette anche su piani diversi.

Se si è in  difficoltà con strumento elettronico, come  un televisore, un telefono cellulare, un apparecchio per la casa, la difficoltà deve essere risolta con le proprie mani, senza l’aiuto di alcuno.

Perché?

Una donna di mezza età, piuttosto chiusa come carattere, alla quale diamo il nome di Lucia, si è confidata eccezionalmente con me, raccontandomi di essere vissuta con una madre molto accudente e forse un po’ oppressiva, non saprei dire quanto.

Certo che il comportamento di Lucia lascia pensare che la madre lo fosse molto, o che per lo meno, Lucia l’abbia da bambina vissuta come addirittura molto soffocante.

Mi è sembrato di capire che Lucia abbia dovuto subire una dipendenza dalla madre tale da dover reagire per tutto il resto della vita anelando la indipendenza su tutto.

Ho ricavato che questo aspetto la penalizza anche con gli uomini dai quali si difende, sia fisicamente, sia sessualmente, compromettendo di conseguenza anche la sua vita sentimentale.

E’ come se Lucia non sentisse in se stessa mai il momento nel quale può agire per suo espresso desiderio.

I suoi desideri sono come scippati continuamente dagli altri, specie quando le persone sono sicure di sé.

Lucia percepisce gli altri come appunto soffocanti, come se le impedissero di emanciparsi di fronte ad una situazione come protagonista e quindi deve vivere sempre dimostrando a se stessa di essere sempre protagonista e di poter fare tutto da sola. In lei c’è un bisogno di appropriazione di una sua realtà che solo lei può conquistare e sentire propria.

Insomma, è come se una persona non avesse appetito e fosse costretta a mangiare per forza.

In tal caso deve sempre essere lasciata in pace, cioè avere lo spazio per sentire che desidera davvero mangiare quel che le piace e in particolare perché lei stessa che ha appetito.

Ho fatto questo esempio, ma sono tante le paure di questo tipo delle quali donne e uomini soffrono.

L’uomo è più sintonizzato con un bisogno di autosufficienza, già rispetto alla donna.

La vita sentimentale come dicevo è la più penalizzata!

Spesso la sessualità è difficile da gestire o impossibile perché è percepita come un’invasione da parte del partner.

Il Self di queste persone è sentito come se dovesse essere sempre protetto.

Nei rapporti sessuali, la donna forse più dell’uomo, ma non ne sarei così sicuro, dovrebbe essere ricettiva, non passiva, ma comunque accettare che il partner sia libero di essere intraprendente nel rapporto. Naturalmente vale anche per la donna verso l’uomo.

Come può una persona come Lucia accettare che ci siano alcuni atti fisici che sono percepiti come violazione della propria intimità, se il vissuto predominante del passato, ma ancora presente nella mente, è di oppressione?

L’oppressione consiste nell’accontentare le aspettative dell’altro che sono vissute sempre come al primo posto.

Io dovrei essere come mi vuoi tu, ma non lo sopporto e quindi mi ribello. Mi sento libera solo se mi ribello, se tengo io in mano il telecomando.

Si comprende che la vita sentimentale sia difficile e forse anche la convivenza.

Inutile dire che un aiuto servirebbe. Il fatto é che per queste stesse ragioni descritte rifiutano ogni aiuto.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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E tu come la pensi? Scrivimi un commento o inviami una domanda all'indirizzo roberto.pani@unibo.it...

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