Gli animali domestici sempre più importanti nelle famiglie

Recentemente una bella trasmissione televisiva, su Rai 1 special a cura di Elisabetta Mirarchi, sugli animali ha messo in luce quanto queste bestie siano diventate sempre più indispensabile per molte persone e famiglie. Si calcola che in Italia ogni famiglia possieda almeno un animale domestico.

Gli animali domestici, o anche quelli meno conosciuti come tali, sono affettuosi e si affezionano ai proprietari, alla casa, e cercano di compiacere e interagire con i familiari adulti, bambini, giovani e anziani.

In genere gli animali giocano e nel gioco si adeguano alle richieste dei proprietari.

C’é un’interazione che esclude la conflittualità possibile che spesso si crea nei vari contesti con gli adulti.

Attraverso  alcune inchieste si scopre che alcune  persone che vivono sole, per varie ragioni, non potrebbero rinunciare alla compagnia con certi loro animali e al dialogo speciale che hanno stabilito con loro.

Un linguaggio unico, ma efficace che risolve il problema, quando esiste, della solitudine di queste persone.

Il Papa, però, ha osservato come alcune persone che vivono accanto a noi, nella nostra vita quotidiana o anche incontrate nei vari contesti sociali, considerino scarsamente e umanamente le persone che hanno intorno: le stesse persone hanno invece un enorme interesse, un’enorme carica emotiva e un atteggiamento ricco di ottimi sentimenti, per non dire di profondo amore per gli animali domestici.

Bisogna dire che esistono anche persone che osteggiano quasi tutti gli animali e assumono addirittura un comportamento fobico e si difendono, come se fossero allergici, ma non lo sono se non psicologicamente.

C’è un bisogno selettivo preconcetto che fa loro pensare al senso di sporco, di sessualità animalesca, che risveglia qualcosa che in loro può sfociare in malattia da germi, tutto ciò che implica il contatto fisico. In altre parole, non significa che sentano un’impostazione disponibile di tipo umanitario, non significa che queste persone offrano disponibilità verso gli essere umani ossia che sia migliore e che il loro impegno umano e altruistico prevalga su certi atteggiamenti di disponibilità verso l’altro.

Ci sono persone invece che amano senza controllo gli animali, quasi si fondono psicologicamente con loro.

Dice in tal caso il papa: … quante volte vediamo gente tanto attaccata ai gatti e ai cani che poi lascia sola e affamata la vicina di casa. No, per favore no!. Francesco, nell’udienza giubilare in piazza San Pietro, rimprovera l’indifferenza e la superficialità verso i poveri e le persone disagiate.

E per farlo, paragona l’attaccamento evidente che spesso si manifesta nei confronti degli animali alla poca attenzione verso le persone meno fortunate.

In passato il papa aveva messo in guardia le coppie sposate dal rischio di avere un atteggiamento dove l’amore è rivolto agli animali e, per egoismo, molto meno disponibili verso i figli, nati o non ancora procreati. La pietà – dice Francesco – non è il pietismo piuttosto diffuso che ha a che fare con emozioni superficiali, quasi più esibite che sentite.

Certo non dobbiamo dimenticare che San Francesco era sempre circondato da creature di Dio senza distinzione tra uomini e animali,

In varie interviste che ho svolto su tale argomento, cioè d’interazioni tra umani e tra animali, ho trovato risposte da giovani, ma in particolare da meno giovani, che enfatizzano l’ingenuità, la purezza di certi cani e gatti, sentimenti di dolcezza, tenerezza da questi evocati.

Alcune di queste persone, tanto affettuose verso i nostri animali domestici, esprimono con chiarezza di aver adottato queste bestiole, sostituendole nell’immaginario e spesso nei comportamenti a figli che non hanno potuto avere, o che hanno scelto di non procreare.

Gli animali domestici spesso vengono adulto-morfizzati, nel senso che i proprietari si considerano veri genitori e trattano le bestiole tanto tenere, quanto affettuose, come i figli ideali obbedienti, mai deludenti, molto ammaestrabili secondo i propri bisogni inconsci o consci.

In altre parole, le proprie frustrazioni sono compensate al massimo di fronte alla fedeltà indiscutibile delle piccole creature.

In tal modo, non rispettano nemmeno gli animali che ben sono interagenti con l’uomo, ma loro richiederebbero se potessero, di essere riconosciuti per quel che sono.

Gli animali domestici, seppur vivendo nelle case insieme ai proprietari, avrebbero bisogno di aderire ad atteggiamenti non umanizzati, ma invece animaleschi nel senso positivo del termine, cioè connessi con la loro originaria natura biologica.

Personalmente amo gli animali in particolare tutti i mammiferi, ma mi propongo nella mia interazione con loro di interpretare i loro bisogni il più possibile, anche se sono sicuro di sbagliare spesso, non essendo, né etologo, né veterinario.

In altre parole, grandi progressi sono stati fatti nei confronti del trattamento degli animali, grazie agli animalisti e alle Organizzazione mondiali in loro difesa, per esempio contro la vivisezione, contro lo schiavismo di alcuni circhi equestri,  di certi ambienti ristretti e inadeguati, che la Onorevole Brambilla ci segnala con successo.

Dobbiamo però renderci conto del nostro potenziale abuso umano degli animali nel senso di usare e riversare il nostro affetto verso di loro e non verso i nostri simili.

Perché ?

Gli animali domestici sono più docili, più remissivi, più obbedienti e a livello comportamentale, addestrabili.

Noi ci sentiamo potenti, quasi onnipotenti, se otteniamo tutto quel che vogliamo da loro.

Ci sentiamo buoni e giustificati e non pensiamo quanto potremmo fare con il trattare gli esseri umani che certamente sono più difficili da aiutare.

Ci sentiamo più liberi di affidarci a esprimere le nostre emozioni senza vergognarci, temere di essere puniti, giudicati, condannati. Ci sentiamo persino compresi dagli animali con i quali diventiamo complici.

Gli animali ci possono salvare, proteggere, portare fortuna farci venire il buon umore, non farci sentire soli, abbassare la pressione arteriosa e che dire della Pet Thrapy ?

Tutto questo per dire che l’impegno umanitario, altruistico, verso le persone e i nostri simili è più difficile e complesso che amare gli animali che appagano tanto i nostri bisogni urgenti di affetto.

Dedicarsi all’aiuto delle persone è più faticoso, l’identificazione con la sofferenza dell’altro è costosa perché oltre al comprendere dinamiche di sofferenza psichica che richiede saper ascoltare con grande attenzione e sensibilità ci coinvolge troppo da vicino e perciò per molta gente  è impossibile sopportare con interesse e  con tale pazienza.

Piangere per un cane che soffre o per un gatto che muore è assai doloroso, ma anche catartico e liberatorio?

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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