Distrazione normale e patologica

Molte persone nascondono in modo automatico di essere perfezioniste.

Sono severe con se stessi perché temono di non essere in grado di fare o non riuscire di completare i progetti di lavoro o molti temono di non riuscire a gestire perfettamente le varie faccende domestiche che hanno deciso di portare a termine.

Si impongono di essere in grado di non lasciare niente in sospeso.

Più si propongono rigorosamente tale scopo e maggiormente sono prese da distrazioni.

La mente si riempie di vari pensieri fantasie, angosce e considerano con certezza di essere inadeguate.

Questo evento potrebbe apparire piuttosto leggero e tipico di molti bambini in età scolare.

Gli insegnanti lamentano la continua distrazione degli scolari a causa di alcuni piccoli oggetti includendo già i cellulari che costituiscono il pensiero ossessivo di molti giovanissimi.

Da un punto di vista psicologico sappiamo che alcune vicende poco gradevoli che si svolgono in ambiente domestico e alle quali i bambini debbono assistere, possono causare inconsciamente forti ansie e le conseguenti distrazioni dei figli in ambiente scolastico e ovunque

Ma c’è di più e di più severo.

Naturalmente mi riferisco a persone che non sono anziane o con disturbi neurologici degenerativi di chi è colpito da traumi, lesioni in seguito a shock, ictus, tumori, né deficienza mentale, o malattia di Alzheimer.

Il medico psichiatra newyorkese Edward Hallowell ha studiato a lungo il deficit di attenzione

cioè l’Attention Deficit Trait.

Lo studioso descrive in un suo libro l’incapacità di alcuni soggetti di resistere alle varie attrazioni che compaiono improvvisamente nella loro mente e l’impossibilità di concentrarsi e perciò di riuscire a scegliere ciò che il soggetto desidererebbe portare a termine.

Tale disturbo di attentività crea ai soggetti vittime di ADT  seri problemi comportamentali, come non essere in grado di riconoscere situazioni importanti e operare su di queste.

Alcune malattie mal curate come l’otite, insieme al rumore della vita fuori gli edifici, strade rumorose dovuto al traffico pesante, discoteche notturne che emettono musiche ad altissimo volume, possono non solo danneggiare l’udito con l’inquinamento acustico.

Ne deriva che nel sottofondo degli emisferi cerebrali, qualcosa non funziona più come tempo prima.

Il nostro cervello sovracaricato si deve difendere con la distrazione che appare all’inizio come ipocusia.

L’adt colpisce il 5% della popolazione che diventa sempre più distratta, irritabile e nervosa.

Alcune persone cominciano a soffrire di ansia, angoscia e panico molto gradatamente.

Succede che agli scolari a scuola e agli adulti al lavoro, tutti, cominciano a perdere dieci minuti sino a trenta per riconnettersi con le loro attività: quando vengono chiamati da qualcuno sembra che non sentano nulla. In realtà il deficit è mentale.

Sono necessari comunque che alcuni filtri protettivi che possono, quando la situazione non è severa, identificarsi con l’assentarsi e distrarsi un poco.

Molte persone soffrono di improvvise cefalee inspiegabili che permettono di rilevare piccolissimi stimoli  dall’ambiente e inibirli, in questo modo possiamo rimanere concentrati su ciò che stiamo facendo.

Tuttavia, studi recenti indicano che gradatamente, per favorire il processo creativo, è necessario che queste distrazioni lascino entrare alcune informazioni reali.

Maggiore quantità di stimoli arrivano alla nostra attenzione, maggiori sono le probabilità di ricorrere a nuove combinazioni, diverse e originali.

In altre parole, c’è da aggiungere, come la storia ci suggerisce, che la creatività di uomini importanti ha permesso che la distrazione desse luogo a una alta creatività che seguiva la distrazione.

Si può dire che, comunque, anche quando l’adt è severa la si può curare, se il sonno è adeguato, il nostro corpo sa ricaricarsi di alimenti sani, vitaminosi e ricchi di sali minerali.

Il rumore di base va circoscritto e moderato e quindi l’inquinamento viene ridotto.

Si lavora nel silenzio che è possibile, senza tanta musica.

E’ utile scherzare, giocare, sorridere, distrarsi, senza annullarsi in un altro mondo.

Chi non sa giocare un minimo  – dice Winnicott,-psicoanalista soffre di qualche patologia

Saper pensare a ciò che piace, ma con interesse attivo e mai passivo.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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