Numero cinque: Corpo e mente nella malattia psicosomatica

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Nella trasmissione del segnale nervoso tra due neuroni sono coinvolti un neurone pre-sinaptico ed un neurone post-sinaptico. Una volta giunto al neurone pre-sinaptico, l’impulso nervoso non può passare direttamente al neurone post-sinaptico poiché questi sono separati da uno spazio chiamato fessura sinaptica.

Nella membrana del neurone pre-sinaptico, contenuti all’interno di specifiche vescicole, sono presenti quei neurotrasmettitori che, nel momento in cui l’impulso nervoso raggiunge il neurone pre-sinaptico, vengono rilasciati nella fessura sinaptica. I neurotrasmettitori così liberati raggiungono i recettori presenti sulla membrana post-sinaptica che vengono attivati, dando vita ad effetti specifici che variano in base alla funzione del neurone post-sinaptico.

I neurotrasmettitori rilasciati nella fessura sinaptica raggiungono vari recettori, ma ne attivano solo alcuni, e cioè quelli con cui hanno una forte affinità, quindi ogni tipo di neurotrasmettitore ha la funzione di attivare un diverso tipo di recettore.

Ciò avviene perché i neurotrasmettitori sono dei composti chimici ed ogni composto chimico ha una forma e grandezza particolare che si lega perfettamente solo ai recettori con i quali combacia (chimicamente) alla perfezione.

Ogni recettore presente sui neuroni viene dunque attivato da un particolare neurotrasmettitore endogeno presente all’interno del cervello. Ma cosa succede se dall’esterno viene immessa nell’organismo una sostanza chimica che può mimare il comportamento di un neurotrasmettitore?

I recettori post-sinaptici non hanno infatti modo di sapere se le sostanze chimiche a cui si legano sono esogeni (esterni) oppure se sono endogeni (interni).

In realtà il cervello, data la sua importanza, possiede una difesa particolarmente forte (la barriera emato-encefalica) che blocca il passaggio di molte sostanze nocive. Tuttavia le sostanze psicoattive hanno in comune la capacità di passare facilmente questa membrana lipidica (perché si sciolgono bene nei grassi), e di mimare (imitare) il comportamento dei neurotrasmettitori endogeni, attivando determinati recettori.

Nel caso delle endorfine, queste vengono mimate dagli oppiacei (o oppioidi), come l’eroina e la morfina, ed è per questo che i recettori endorfinici sono comunemente detti recettori oppioidi.

Quando una persona si inietta eroina per via endovenosa, questa raggiunge il cervello insieme al sangue, penetra la barriera ematoencefalica e si diffonde quindi all’interno del cervello.

Una volta lì, raggiunge vari recettori, e tra questi riesce a legarsi ai recettori endorfinici producendo quindi un effetto simile a quello prodotto dal rilascio di endorfine endogene innescato da uno stimolo piacevole per l’organismo. E’ per questo che la morfina, come le altre droghe, produce una sensazione di falso benessere.

I neurotrasmettitori possono svolgere quindi in generale due funzioni: eccitatoria e inibitoria. Lo stesso vale anche per le droghe ed i farmaci che riproducono il comportamento dei neurotrasmettitori.

Alcune droghe funzionano infatti inibendo la risposta di un recettore, anziché stimolandola come gli oppiacei, come la ketamina, un anestetico antagonista dei recettori glutammatergici .

Alcune droghe funzionano inibendo il processo di riassorbimento, è questo il caso della cocaina, che funziona appunto da inibitore della ricaptazione della dopamina. La dopamina è infatti un neurotrasmettitore normalmente presente in quantità ridotte poiché viene continuamente riassorbito dalla membrana pre-sinaptica.

La cocaina agisce proprio bloccando questo riassorbimento, e causando così un eccesso di dopamina nel cervello, ed ecco spiegato l’effetto piacevole della cocaina.

L’ecstasy lavora in modo analogo, inibendo però la ricaptazione della serotonina, in modo simile ai famosi antidepressivi SSRI.

La caffeina inibisce la fosfodiesterasi, che è un enzima preposto alla rottura dei legami fosfodiesterici, cioè che svolgono un ruolo essenziale nel determinare la struttura degli acidi nucleici come il DNA e l’RNA.

I recettori nel cervello sono i recettori oppioidi (o endorfinici), i recettori serotoninergici, i recettori dopaminergici e cannabinoidi.

I recettori oppioidi, vengono attivati dagli oppiacei come la morfina e l’eroina, e una volta attivati producono una sensazione di benessere.

I recettori serotoninergici sono i responsabili, tra le altre cose, degli effetti psichedelici di alcune droghe come l’LSD, la mescalina, e la psilocibina contenuta nei funghetti allucinogeni.

Alcuni di questi recettori sono responsabili delle sensazioni di ansia e depressione, ed è per questo che molti antidepressivi lavorano proprio sui recettori serotoninergici.

I recettori sono responsabili di varie funzioni dell’organismo, ed alcune droghe dette dissociative, come la ketamina, il destrometorfano, agiscono da antagonisti inibendone il funzionamento.

recettori cannabinoidi sono quelli responsabili dell’effetto stupefacente dell’hashish e della marijuana che sono i principi attivi della cannabis.

Infine i recettori dopaminici sono responsabili delle sensazioni di soddisfazione e gratificazione, e vengono influenzati in modo più o meno diretto da tutte le sostanze psicoattive.

Tutte le droghe, anche se con meccanismi d’azione differenti, condividono la capacità di promuovere il rilascio di dopamina nei circuiti cerebrali che mediano le gratificazioni naturali, il più importante dei quali è rappresentato dai neuroni dopaminergici e proiettano a livello corticale (aree prefrontali) e sottocorticale.

Le emozioni che si attivano in seguito agli incontri e alle esperienze precedenti a cominciare da quelle sensoriali, stimolano e attivano ei processi pre-sinaptici e sinaptici neuronali.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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