Film: Strade Perdute di David Lynch del 1997

Giocando sul rapporto tra vero e falso, illusione e realtà, tra diversità e identificazione, sul soggettivo e l’oggettivo, Lynch crea delle opere che trascendono i parametri classici di oggettività e soggettività.

Ciò accade perché le situazioni sono oggettivamente totalmente soggettivi; ovvero, Lynch estranea i protagonisti delle sue opere dal loro stesso dramma, rendendo Noi i veri soggetti propri della rappresentazione, acui spetta il compito di riordinare in un quadro d’insieme le percezioni che riceviamo. In altre parole, le nostre reazioni di spettatori sollecitano di ordinare gli eventi senza mai riuscirci.

Questo fatica frustrata che sembra inutile ci fa sentire che tutto il mondo sia relativo come un sogno, come una realtà virtuale come un simbolo, come una metafora del possibile e dell’impossibile

Il film di Lynch come tutti gli altri, sono complesse successioni di immagini, intuizioni, sensazioni, suoni e relazioni alogiche che seguono l’ordine dei sogni.

Così, creando questi mondi onirici, Lynch riesce ad a farci entrare all’interno delle sue visioni, proiettandoci all’interno del parossistico. La nostra mente non può essere rigida, razionale, i fatti scontati, ma la contrario aprono nuove possibilità.

Per Lynch la vita è simile alla rappresentazione teatrale nella quale si osserva la simbologia del concetto di metafora che unisce tutti i suoi lavori.

Sigmund Freudaveva descritto il mondo interiore, l’inconscio usando la dimensione onirica.

Nel “Interpretazione dei sogni” del 1899, il processo primario scorre manifestandosi attraverso gli eventi del giorno precedente come rivestimento per raccontare il nucleo dell’angoscia del paziente e degli esseri umani.

In realtà il pensiero è sempre attivo nella mente umana, maggiormente di notte, perché non ci sono distrazioni, ma solo silenzio, ripensamento e dialogo con se stessi: il pensiero notturno di chi sta dormendo, il sogno, sembra un pensiero sconclusionato, folle, privo di senso, perché è influenzato da sensazioni corporee, anche sessuali e da ricordi di eventi del giorno precedente che s’intrecciano tra loro.

Lo scopo della loro comparsa nel sogno serve affinché certi eventi siano rivisitati e definitivamente archiviati, ma non tutti: alcuni sono nucleari e rimangono irrisolti e non possono così essere archiviati.

In poche parole i sogni sono privi di grammatica e sintassi, di tempo e di spazio.

A Lynch sembra interessi descrivere la follia che alberga in tutti noi, l’oscillazione continua del soggettivo e poco s’interessa della ragione che è un setting costituito di spazio-tempo e prove concrete dell’esistenza.

Bisogna necessariamente partire dalla constatazione che tutto ciò che accade potrebbe benissimo non essere accaduto e non cambierebbe nulla.

Si tratta di una filosofia del relativo: esiste, ma è come se non esistesse.

Tutto ciò che interessa è l’uomo, che crea, distrugge, inventa, sogna, cancella, distorce la vita reale, senza per questo arrivare a negare la presenza di una trama o di un senso delle cose: cambia semplicemente il piano prospettico.

La gelosia morbosa del protagonista Fred per sua moglie Renee,che poi diventa Alice, bionda, si è già insinuata nei meandri della sua mente, nella sua casa.

L’uomo misterioso (morte) chiede a Fred di chiamare casa propria, per dimostrargli che si trova lì nello stesso istante in cui gli è di fronte. Fred telefona e lo strano essere gli risponde da casa.

Si tratta dello sdoppiamento che è in lui, ed é un mistero.

Avere un rapporto sessuale con Renee, vedrà sul viso di lei le sembianze dell’omino della festa: non vedrà altro, in Renee, che la propria gelosia, la propria rabbia, la propria frustrazione, la propria impossibilità nel raggiungerla.

Fred si ritrova direttamente in galera per l’uxoricidio. Vero o falso? Non importa!

Fred vuole arrivare in modo indiretto all’assassinio, come in un sogno nel quale le proprie azioni sono scisse dalla propria volontà (almeno quella a livello conscio).

L’atto di cannibalismo è simbolicamente l’estrema fusione di due corpi, è il possesso di un’altra entità all’interno di se stessi, così come l’uccisione è la possibilità di intervenire sulla vita di un altro essere, di travolgerne l’esistenza.

Fred fa a pezzi sua moglie, ma potrebbe anche averlo solo immaginato, è la volontà inconscia che qui conta per possederne, almeno una volta, l’essenza.

Nell’ultima notte di vaga razionalità, Fred entrando in un oscuro passaggio attraverso le pareti della propria casa arriva a guardare l’ultimo video anonimo ricevuto, nel quale l’immagine, dopo aver percorso i corridoi della sua villa fino alla camera da letto, mostra il sassofonista che ha massacrato e fatto a pezzi il corpo di sua moglie, del quale si ciba in uno slancio di bestialità.

La sete di Fred non è soddisfatta. Nuovi impulsi emergono dal profondo della sua mente, e la costrizione del carcere diventa insopportabile. Per vincerla la mente del protagonista idea un transfert psicologico, grazie al quale Fred si trasforma letteralmente nel giovane meccanico Pete Dayton.

Al contrario di Fred, Pete è uno play boy e il suo lavoro viene considerato il migliore in città, esplode di potenza sessuale e, soprattutto, è libero.

L’obiettivo di Fred-Pete è ora il passato di Renee, la quale a sua volta, nella mente del protagonista, cambia le proprie sembianze attraverso un transfert, perchè le residue forze razionali nel cervello del protagonista possano accettare il prosieguo della storia.

Ora lei è Alice, ed è bionda. E soprattutto, sta con Dick Laurent, un nome già sentito nel corso del film. Questi, la cui morte veniva annunciata a Fred per citofono nei minuti iniziali del film, era un amico di Andy sul quale il protagonista nutriva degli strani presentimenti.

Ora eccolo qua, come Fred vuole che sia: uno squallido e cinico gangster grassone, che ha dei giri nel mondo del porno. Pete si occupa della sua auto e, naturalmente, ha una storia di sesso con sua moglie, che ama e, in un certo senso, ha sempre amato. Alice gli racconta del suo passato, di come sia stata costretta con la forza a girare film hard con Dick Laurent.

Alice propone al giovane di rubare dei soldi a casa del suo amico Andy, lo stesso del quale Fred era tanto geloso, ed il piano riesce anche con l’uccisione del padrone di casa. Qui Pete trova una foto che ritrae Renee e Alice insieme ed ha un giramento di testa.

Sono le prime avvisaglie di una razionalità che cerca di emergere per salvare il protagonista dalla follia totale. I due tuttavia riescono a scappare nel deserto ed a recarsi da un ricettatore, in una casa già visitata da Fred con la mente.

Prima di entrarvi, Pete e Alice fanno l’amore ai piedi della macchina, nel deserto, ma all’apice dell’amplesso lei sussurra all’orecchio di lui: non mi avrai mai. Pete fallisce laddove Fred era fallito. Non è riuscito a possedere la sua amata e non ci riuscirà mai. L’amore morboso di Fred, un amore assoluto, infinito, si scontra con il muro eretto dalla sua amata, che è essere finito, relativo, mortale.

Il fallimento di Fred rispecchia il fallimento della lotta dell’uomo contro la propria natura caduca. L’amore di Fred non è di questo mondo.

Ora Pete non ha più bisogno di esistere. Rialzatosi, le luci dei fanali dell’auto illuminano di nuovo Fred, a cui adesso rimane un unico obiettivo: uccidere Dick Laurent, il suo rivale, reale o immaginario che sia. Non importa. Il ricettatore verso cui Alice stava portando Pete altri non era che il misterioso ometto da noi conosciuto come la personificazione della gelosia.

Ed in effetti Fred non può che ripartire da lì per andare a rapire Laurent, il quale viene colpito e infilato nel portabagagli.

E’ la gelosia, infine, a fornire a Fred l’arma che uccide Dick Laurent.

Il protagonista ora, braccato dalla polizia, torna a casa e citofona a se stesso per avvisarsi della morte del rivale. Solo nel finale, dunque, la struttura del film si rivela circolare, con lo stesso evento ad aprire e chiudere la trama. Tutto ciò che è accaduto, nel frattempo, non ha rilevanza temporale:

Un edificio poggiato critica  di ogni senso logico, quasi inaccettabile perché esagerata, incompresa.

Nel film di Lynch c’è un protagonista strano e permanente, costretto ad abitare laddove non si potrebbe, un inquilino totalmente dissonante dalla casa del linguaggio, della cronologia, del senso diretto, dell’immediatezza delle immagini.

É tutto in balia della fuga, della follia, del mentirsi, le emozioni sono meretrici che pur di non lasciarsi abbandonare si legano alla realtà del protagonista che crea un proprio mondo fondato da quelle stesse sensazioni, cosicché possano essere ancora spese.

In Strade perdute i contenuti cronologici sono prostituiti all’incubo e al disonore dell’immaginazione

L’immagine che viene proposta è una rappresentazione, e supervisionata dalla mente deviante di Fred, questa pellicola è un ibrido, un inviduo, un modo particolare che ha la pellicola di guardarsi, non a caso nel film c’è sempre un’accezione al girato, ad una ripresa, come se ci fosse, altri mondi ai quali ci si aggrappa per riprendere fughe parallele, l’altrove non ripreso dal film.

Un altrove che viene intercettato da un uomo misterioso e da queste cassette che appaiono in modo quasi fatalista, e proprio attraverso queste cassette rendere conto lo spettatore di una piccola parte di realtà, poiché fino a quel momento ci viene montata una struttura che muore, il mondo di Pete, che tradisce subito la stabilità narrativa, che diventa cieca, poi sorda e quasi balbuziente, che ha un linguaggio che si comprende forse male, forse mai.

In Strade perdute i contenuti cronologici sono prostituiti all’incubo e al disonoredell’immaginazione, un’immaginazione come fuga dall’incertezza di alcuni destini, i propri. L’incubo nasce come realtà, poi si trasfigura come sogno, poi torna incubo, l’inconscio ci lascia credere e vedere i ricordi in modo personale ma poi con la giusta temporalità torna a declamare le sue vette di verità.

Lo spettatore prova a trovare un senso, a estrapolare un briciolo di cronologia alla trama, che di primo acchito appare tripartita, come es io e super io, una triade insuperabile in cui realtà, fantasia e sogno appaiono in linea con 8 ½ e l’alienazione di Guido, ma qui non è veramente importante comprendere quanto sia fruibile la trama e il suo contenuto reale, ma quanto di esso sia manifesto e quanto latente, dando la sensazione di tutto quello che si crea, si disfa e si svolge nella mente apolide di Freud.

Strade perdute è diviso essenzialmente in due grandi contenitori, due protagonisti, due storie, due vite, due azioni filmate, due narrazioni, due finali, l’atto però talvolta è obliato, non è stato ripreso, ma è accaduto ed è vero, ed è più vero di quanto non si veda.

L’agire in qualche modo porta allo smarrimento, la vita di Fred è un arrogarsi di patologie, la paura della sofferenza, l’ansia del tradimento, l’ira, la gelosia, l’amore, l’ossessione diventano i pesi che bilanciano la storia e la stravolgono fino a farla pendere sul lato dell’irrealtà, dove nasce Pete, e in cui c’è un superamento totale della narrazione e della storia di quest’uomo che si crea nell’inconscio e si disperde nella negazione della coscienza.

Con le sue strade tortuose e i suoi corridoi tenebrosi, in cui l’oscurità incombe insopportabile, Strade perdute è un resoconto della condizione esistenziale dell’uomo, un’analisi delle incertezze che determinano la realtà e della crisi dovuta al crollo delle verità.

La condizione di smarrimento che caratterizza la società moderna si reincarna in una figura avente un unico lato, un unico bordo.

Impossibile stabilire convenzionalmente una faccia interna o una esterna. Impossibile trovare un sopra e un sotto.

Impossibile tracciare una simmetria.

Il nero ha inghiottito il deserto. Sopravvive solamente una capanna, illuminata dal calore delle fiamme, persa nella solitudine del paesaggio notturno. Visioni adrenaliniche, immerse nella tensione febbrile dell’incubo, si succedono nella mente del protagonista. Isolato nella prigionia, immagina di scomparire, perdere se stesso.

Due esistenze che perdono i confini che le determinano, i cui limiti si confondono. Due esistenze che diventano una.

Interamente fondata sul tema del doppio, la pellicola è la messinscena della scissione di un individuo che si riconosce nella finzione dell’alterità.

Identità multiple e molteplici manifestazioni dell’io. La casa, sede della sterile tranquillità familiare, si riflette nel capannone, luogo sconosciuto. I capelli rossi diventano biondi e Renee si confonde con Alice. Fred si scambia con Pete. Elementi che si assomigliano sono diversi, quasi antitetici. Gli opposti si sovrappongono, sono uguali. Il doppio, essenza di Strade perdute, si riconosce nell’inganno; coincide con l’inganno; è inganno.

La realtà descritta da David Lynch, prodotto del processo di metamorfosi, è una dimensione incerta e poliedrica, che determina nello spettatore un senso di vertigine.

Nulla è mai davvero ciò che sembra. Tutto può trasformarsi. Ne emerge una conseguente fallacia dei sensi: l’uomo non ha le capacità di cogliere il senso ultimo della vita. Di fronte a lui solo illusioni, solo un velo di Maya impossibile da squarciare.

Superando le paradossali ambiguità del reale, il labile e l’illusorio, superando le identità sfuggenti e il rifiuto delle leggi fisiche che governano l’universo, si riescono a scorgere numerose chiavi di

La lettura, tra le quali la rilettura secondo il punto di vista freudiano e l’interpretazione psichiatrica

Caratterizzato da evidenti richiami alla psicoanalisi freudiana, Strade Perdutepuò essere interpretato come la restituzione cinematografica delle oscurità della psiche umana, teatro di guerra in cui si scontrano  le istanze dll’Io, l’Es e il Super Io.

Fred Madison e Pete Dayton. Il protagonista e la personificazione di ciò che vorrebbe essere. La realtà contro la dimensione dell’idealizzazione.

La somiglianza fisica dei due personaggi – interpretati da Bill Pullman e Balthazar Getty – si oppone al contrasto tra le due personalità, fortemente antitetiche.

Fred, musicista. Un uomo di mezza età che ha trovato un’apparente stabilità nella monogamia, che è tormentato dal fantasma del tradimento di Renee, una moglie distante, apatica, disinteressata. Percepisce una realtà deformata dalle lenti della paranoia. Si reinventa come antieroe: i suoi desideri si incarnano nella persona di Pete, giovane e piacente. L’Io di Fred, imprigionato nella monotonia di una quotidianità da lui non desiderata, risulta essere oppresso tra la volontà del subconscio – di possedere totalmente la moglie, di riconoscersi in ciò che non è e che non potrà mai essere, di essere altro – e il predominio del Super-ego, rappresentato dal cosiddetto Mystery Man.

Accompagnato dalla videocamera, simbolo della realtà effettiva dell’oggetto, il Super Io – Mystery Man si oppone alla percezione distorta del protagonista.

Il ruolo di Mystery Man, censore che giudica atti e desideri, è quello di controllare Fred; di punire i suoi desideri irrealizzabili; di ricordagli ciò che è male e bene, giusto e sbagliato, piacevole e sgradevole; di mostrargli quello che è realtà e ciò che è finzione.

In questo senso, la frase Non è mia abitudine andare dove non sono desiderato, posta come epilogo dell’incontro tra Fred e Mystery Man, potrebbe essere interpretata come esplicita rivelazione della reale identità dell’eccentrico personaggio, appartenente alla psiche del protagonista, il quale – come si deduce dalla citazione sopraccitata – avrebbe il totale controllo sulla sua persona. L’appartenenza di tale identità alla dimensione dell’irreale, inoltre, si manifesterebbe nella caduta della certezza delle coordinate spazio-temporali: la bizzarra figura si trova contemporaneamente in due posti diversi.

Strade Perdute diventerebbe la trasposizione di una lotta tra la tangibilità della realtà e la brama di raggiungere l’ideale, specchio di un’umanità infelice che trova la consolazione all’interno di idee-alibi illusorie.

Abbandonando le corrispondenze simboliche del pensiero di Freud e avvicinandosi ad un’analisi dal taglio scientifico, la realtà raccontata da David Lynch sarebbe la manifestazione di una mente labile, molestata dalle visioni alterate dalla pazzia.

.La strada percorsa, in cui si proietta la luce dei fari di una vettura ignota, si trasforma in una metafora lacaniana della condizione del protagonista: le strade perdute della fuga psicogena, un disturbo psichiatrico che porta il soggetto a sottrarsi al trauma per dimenticare. L’incapacità di ricordare il passato, la confusione riguardante la propria identità, la creazione di una nuova identità. Le caratteristiche di tale condizione coincidono con quelle che determinano la personalità di Fre

Abbandonando la complessità del frammentato intreccio narrativo, risulta semplice – adottando questa chiave di lettura – scomporre gli eventi e riordinarli nella loro logicità, seguendo un ordine cronologico. Fred Madison e la moglie Renee, il cui passato è avvolto nel mistero, sono una coppia in crisi: l’uomo è ossessionato da visioni in cui assiste al tradimento. I giorni passano e la visione si trasforma in realtà: rinchiusi nella stanza 26 del “Lost Highway Hotel”, gli amanti vengono scoperti e “giustiziati”.

Secondo questa prospettiva, la realtà e la finzione, frutto della mente instabile del protagonista, si confonderebbero. Lo spettacolo a cui assiste lo spettatore diventerebbe quindi un mosaico di verità e falsità, dove risulta complicato distinguere l’effettivo dall’ingannevole.

La trama di Strade perdute – governata da logiche apparentemente illogiche – diventa il pretesto per mettere in scena un’odissea nelle profondità più oscure dell’inconscio umano, rappresentazione dell’incoerenza del reale e della coesistenza della contraddizione. Del vero e del suo opposto.

Eccentrico e fuori dalle regole della convenzione, il cinema di David Lynch è un viaggio in acque profonde, in acque che, superficialmente calme, celano un pensiero anticonformista, difficilmente interpretabile: l’immensità dell’arte del regista di Missoula, comunicatore del non-detto e del non-identificabile, non può essere inquadrata nella sintesi di un’analisi interpretativa.

 

 

 

 

 

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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