Non riesco rinunciare al mio ex fidanzato.

La storia è finita – dice Cristina di 32 anni – mi tormento di notte, mangio poco, sono sempre tesa, nervosa, penso sempre a lui – Giorgio di 27 anni – Mi è stato detto dalle amiche che dopo due mesi, lui dovrebbe decadere ai miei occhi. Giorgio mi aveva chiaramente detto che lui non si sentiva di continuare la nostra storia perché a trent’anni non desiderava ancora legarsi per un futuro con nessuna donna. “E’ troppo presto, oppure forse non sono adatto alla convivenza, mi dispiace” – aggiunge Giorgio – “mi sento soffocare all’idea di sentirmi progettato da te o qualcun’altra ragazza: se vuoi restiamo amici e basta! La nostra relazione è stata bella e gratificante, ma considerala finita, anche se me ne dispiace tanto.”

Perché Cristina non riesce, come anche le sue amiche le dicono, a lasciar gradatamente decadere chi non è intenzionato a creare una storia amorosa positiva, ma invece deludente e non affidabile?

Si può immaginare che l’idealizzazione proiettata su Giorgio fosse all’inizio dei loro incontri importante.

Si trattava di un giovane uomo attraente, sensibile, introspettivo, altruista, capace di essere generoso e forse altro.

Cristina si sentiva compresa, protetta, di aver risolto molte delle sue difficoltà con Giorgio e sognava una evoluzione ulteriore nel loro rapporto.

La delusione è stata traumatica e dolorosa. Fin qui appare più che comprensibile.

Il punto è che Cristina continua a mantenere dentro se stessa la rappresentazione appagante del loro ex rapporto dopo due anni, nel senso che Giorgio rimane sempre nella mente di lei come ipotetico compagno di vita.

Ogni altra conoscenza e incontro con giovani uomini è penalizzato sino a che i potenziali rapporti, sebbene potenzialmente positivi, si rompono inevitabilmente.

Una componente narcisistica che rivela un’area di debolezza e conseguente insicurezza di personalità andrebbe risolta.

Rinunciare all’ideale riposto su Giorgio non significa negare le sue qualità, bensì a rinunciare al fatto che lui interamente non sia l’uomo che Cristina desiderava. Le persone che condividono con noi tanti aspetti e empatie non implica che siano adatte l’uno all’altro.

Noi, persone, funzioniamo nel comportamento guidati dal nostro vissuto che è gruppale, cioè che ospita a livello profondo tanti interlocutori e personaggi interiori che derivano da incontri e esperienze passate non sempre visibili e inconsce.

Questi personaggi lavorano al nostro interno e possono non essere compatibili e non complici di quelli dell’altro e mantenere la distanza dalla persona, pur condividendo alcuni pensieri e sensibilità.

Per esempio Giorgio dice di sentirsi soffocare, chissà perché?

Ciò che è importante per Cristina è di far decadere l’immagine di Giorgio che non può che renderla che infelice.

Cosa s’aspetta Cristina quando Giorgio le dice quanto sopra?

Il fatto che Giorgio possa cambiare idea si può supporre, ma quanto tempo occorrerà?

E se non cambiasse?

Comunque ci si deve aspettare che certe situazioni legate al senso di soffocamento si verifichino nel futuro per ragioni che non si possono prevedere.

Decadere significa che una persona può essere vista da posizioni diverse e da altri punti di vista.

A quale uomo Cristina è sempre legata?

Quello che Cristina aveva apprezzato in una parte della personalità di Giorgio, durante il loro rapporto amoroso e sotto l’influsso ideale dei suoi sentimenti mentalmente, è stato poi esteso a tutta la personalità.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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