Il bar in Italia

Nasce a Venezia nel 700, quando la città commerciava con la Turchia, e da allora si è diffusoi in tutta la penisola, svolgendo da sempre una funzione di grande accoglienza.

In particolare nel dopoguerra, dove i frequentatori cercavano in particolare il caffè, ideale i viaggiatori.

In seguito, con l’Italia unita dopo il 1870 e ancora dopo il 1915, le varie sale da caffè hanno cominciato ad offrire tanti prodotti gratificanti al palato.

La cosiddetta brioche che proveniva dalla Francia, piccola e affusolata, dolce e salata, poi il cappuccino italiano, caffè e latte che, con le future macchine a pressione di vapore da caffè, rendevano il latte con schiuma assai gradito a molti consumatori desiderosi di essere coccolati.

Oggi i bar contengono e offrono di tutto.  Cibi dolci come paste, sandwich imbottiti di prosciutto e mozzarella, formaggio e verdure, insomma tutto ciò che viene in mente al barista per soddisfare tutti i gusti dei clienti.

Si vendono bibite analcoliche e drink alcolici, aperitivi, dolci alla cioccolata e di varia fattura, gelati, caramelle e cioccolatini, thé di tutti i tipi e spremute di frutta.

Il consumo di tali prodotti avviene di solito velocemente in piedi, ma molta gente, più del posto, ama sedersi per trascorrere rilassata un po’ di tempo, facendo commenti agli amici e/o leggendo il giornale di turno, spesso logorato, il più delle volte sportivo.

Il bar in Italia potrebbe essere considerato il polo del rilassamento e del piacere.

Si tratta metaforicamente di un’immagine che rappresenta una sorta di madre contenitiva, tollerante e che a volte perdona gli eccessi orali.

Molta gente stressata trova piacere alla vista di un bar fornito di prodotti, come un’oasi nel deserto, specie quando fa molto caldo o molto freddo.

Nel locale ci si lascia avvolgere dalla freschezza che si trova grazie all’aria condizionata o al calore, quando fa freddo.

Sembra un’isola di pace.

Molte persone hanno l’abitudine di far la prima collazione scendendo verso il primo bar che conoscono, o che incontrano aperto, con il cui barista, donna o uomo che sia, hanno fatto da tempo amicizia.

Molti si raccontano, come dallo psicoterapeuta, sui propri accadimenti e si fanno coccolare, gli uomini chiedono notizie sportive e si aggiornano tramite giornali collocati su alcuni tavolini o tramite televisione sempre impostata sui canali degli sport.

All’ora del lunch alcuni ritornano per mangiare un panino, bere un bicchiere di birra e un caffè.

Una sigaretta alla fine di tutto, manca raramente, fumata con imbarazzo alla soglia della porta, tra dentro e fuori.

Anche la sera, dopo il dinner, gli abituè si fanno vivi per un caffè, forse un grappino, si commentano per le ultime notizie, per i saluti notturni, per una sorta di benedizione augurale per la notte.

Nei Paesi, ancor più che in città, il bar rappresenta un tempio sacro dove si esercita un rito della quotidianità.

Il bar in Italia rappresenta un’Istituzione quasi sempre benefica, qualche volta malefica.

Ricordate quella canzone di Fabrizio de Andrè: Non tutti nella capitale sbocciano i fiori del male, qualche assassinio senza pretese lo abbiamo anche noi qui in paese. Aveva il capo tutto bianco, ma il cuore non ancor stanco …

Ricordate inoltre  l’antica ballata di Giorgio Gaber: ll suo nome era Cerutti Gino, ma lo chiamavan drago, gli amici al bar del Giambellino, dicevan che era un mago…

Il bar regalava un punto di riferimento in molte occasioni e ancora la regala, forse con meno convinzione di un tempo?

Nei Paesi latini ci sono i bar come in Italia mentre nei Paesi anglosassoni esiste il pub, ma non funziona esattamente con il bar.
C’è chi rimpiange le antiche abitudini. Oggi le donne sono quasi frequentatrici del bar più degli uomini.

Esiste naturalmente un perché ed è un perché positivo.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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