Difficoltà sessuali di coppia

Alcune ricerche psicologiche sulla sessualità nella coppia rivelano che è abbastanza frequente che durante la convivenza, in particolare attorno ai quarant’anni di età, ci siano delle difficoltà in entrambi i sessi.

Alcune osservazioni, da parte dell’uno sul comportamento sessuale dell’altro, possono inibire particolarmente la parte “più debole” dei due partner e portare gradatamente a un blocco della vita erotica.

Escludendo le cause fisiologiche delle difficoltà sessuali, cerchiamo di prenderne in considerazione gli aspetti psicologici.

È facile che la convivenza – che di per sé implica la divisione delle mansioni e dei ruoli – attivi tensione, soprattutto nell’uomo. Nella donna, invece, la routine e il vivere in stretto contatto con il partner possono penalizzare il desiderio sessuale.

Il rifiuto femminile:

Il congelamento sessuale di una donna e di un uomo si manifesta con un rifiuto e una posizione fredda da parte di entrambi. Spesso, ma non necessariamente, è la donna che prende una posizione di distanza, dicendo qualcosa del tipo: in questo momento non me la sento, ho troppi pensieri e, se non ti dispiace, rimandiamo a domani!

Questo rifiuto femminile può essere percepito dall’uomo come un atto di evitamento, che può essere  sopportato nei primi tempi. Ma se gli “ora non me la sento” diventano più frequenti, e non sono seguiti da una reazione propositiva da parte dell’uomo, nella fantasia femminile si accende l’idea di non piacere al proprio partner, così come avveniva invece in passato. In altri, termini il rifiuto dell’uomo può frenare l’eccitazione maschile, in un circolo vizioso che porta al blocco della vita sessuale.

Cosa accade dunque? Perché i rapporti sessuali diventano meno frequenti?
Chiariamo subito che il più delle volte le dinamiche psichiche nella relazione di coppia funzionano diversamente per l’uomo e per la donna.

Quando è l’uomo a essere respinto, e non risponde “insistendo” (fermo restando che nel sesso l’insistenza NON deve esistere), egli spesso tende a immaginare che il “bisogno fisico” verso lei si sia leggermente attenuato. Il motivo? Egli stesso per primo si comporta meno attivamente nel sesso: pensa infatti di essere stanco nel dover prendere l’iniziativa, al contrario di lei che invece – per ragioni socio-culturali – può permettersi di acconsentire a un rapporto sessuale o di rifiutarlo.

In altre parole l’uomo in genere considera il sesso come mosso da un bisogno fisiologico inteso come uno sfogo, in cui talvolta non include alcuna componente psichica.

La donna, invece, sarebbe (uso volutamente il condizionale) molto diversa come atteggiamento in ambito sessuale: pretenderebbe infatti di essere sempre cercata, ammirata e coccolata, anche per ragioni socio-culturali.

È vero, comunque, che chi rifiuta sessualmente l’atro determina frustrazione, innescando un calo di desiderio dovuto alla disistima di Sé nonché una reazione aggressiva spesso inconscia. Il rifiuto dell’uno comporta il calo di desiderio dell’altro. Paradossale, ma è una dinamica che si verifica spesso.

La reazione aggressiva del partner rifiutato spesso è anche passiva, poiché è dovuta al fatto che si sente degradato nella mascolinità e nella femminilità, in base al fatto che il rifiutato sia lui o lei.

Si alimenta, dunque, un circolo vizioso che automaticamente si aggrava ogni giorno di più. E dal quale è difficile uscire, se si lascia risolvere al tempo.

Per recuperare la propria componente sessuale mortificata, entrambi i partner – più l’uomo della donna – potrebbero cercare un’altra storia. È un modo per rivalutare il proprio Sé ferito: spesso la storia parallela viene considerata come uno sfogo momentaneo oppure un modo per verificare la “validità” della propria virilità o femminilità.

Ma c’è dell’altro! 

Le difficoltà si complicano quando ci potrebbe essere una ripresa dei rapporti sessuali. Ipotizziamo che uno dei due smette di rifiutare l’altro, ma riprende a fare timidamente delle avances, come se il blocco sessuale non fosse mai accaduto. E ritrova l’entusiasmo dei primi tempi. Oppure comincia a esprimere il desiderio di riprendere ad avere rapporti sessuali regolari. Ma questo rinnovato desiderio non viene recepito dall’altro! In questo caso, la preoccupazione di aver detto addio alla vita sessuale di coppia aumenta a dismisura. E si convince di non riuscire più a desiderarsi reciprocamente.

Blocco sessuale causato da momenti di difficoltà della relazione di coppia:

Raramente si pensa davvero che le difficoltà sessuali siano collegate a problemi relazionali nelle dinamiche di coppia. Sono concetti che in teoria si sanno, ma che difficilmente si accettano quando li si vive nella pratica e in prima persona.

In genere, la donna si accorge per prima del vuoto sessuale come espressione di una difficoltà di coppia (un torto, un malinteso, un’assenza di comunicazione ecc.). Il motivo? Per lei il sesso è comunicazione, per l’uomo spesso – anche se non sempre – il sesso è espressione di sfogo, connesso con la virilità e con la componente corporea.

Come risolvere i problemi sessuali di coppia?

Alcune donne, dubitando della propria femminilità, cercano di investire nella cura estetica di sé, mettendosi a dieta o andando più spesso dal parrucchiere, in palestra, dall’estetista se non del medico estetico. Altre volte, cominciano, non senza fatica,  a parlare con il partner dell’assenza di rapporti, ma spesso le conversazioni si risolvono in accuse reciproche. Oppure si trasformano in negazioni del problema, o ancora ci si (auto)dichiara sconfitta, come se il blocco sessuale sia una situazione irreversibile.

A volte, consultandosi a lungo tra loro, uno dei due si domanda se non sia il caso di rivolgersi a un professionista. Spesso la decisione dell’intervento del terapeuta di coppia si rivela propizia: in non poche sedute, emergono aspetti e colori della situazione relazionale.

Qualche esempio di difficoltà relazionale che influenza negativamente la relazione di coppia:

Lei come “madre” di lui
Dopo alcuni anni di convivenza, lei può porsi come una figura materna, indovinando senza accorgersene, che lui in fondo stava cercando una figura materna sostitutiva, e in qualche modo compensativa della figura materna reale o in genere del calore della famiglia di origine. Ad alcune donne il ruolo materno all’interno della coppia può risultare soddisfacente, ma ciò può sacrificare la relazione adulta. Paradossalmente l’uomo non si accorge di tale infiltrante relazione asimmetrica, e “gioca” a continuarla. In fondo, lui occupa una posizione “sottostante” alla donna, anche se non ne è consapevole.

Lui come “padre” di lei

Naturalmente può succedere anche il contrario: l’uomo si atteggia a figura paterna, compiacendosi di tale ruolo che lo gratifica in quanto ha una persona apparentemente fragile da proteggere e coccolare. La donna si sente protetta e gradisce questo ritorno inconscio al passato. Per lei il padre era un uomo che la faceva sognare, o, al contrario, era una figura assente e severa.

Nel palcoscenico del romanzo familiare di secondo tipo (cioè quello che si costruisce con il partner), le situazioni inconsce giocano in modo strampalato con molte varianti e complessità. È difficile che si sia consapevole di ciò, ricostruendo la propria storia individuale al livello psicologico “maturato”, ovvero elaborato.

Ecco che la coppia vive il blocco sessuale come una perdita di ciò che all’inizio desiderava ardentemente.

Altre cause di blocco sessuale

Oltre al non cercarsi reciprocamente, che abbassa le pulsioni erotiche dell’uno verso quelle dell’altra, ci possono essere altri motivi che frenano la donna e l’uomo nella sessualità.

Un esempio? La scoperta dell’uomo di soffrire di eiaculatio precox o di avere qualche problema di erezione. E stranamente di queste défaillance lei non sembra essersi ancora accorta del tutto. Nell’uomo, dunque, si instaura il timore di fallire che per la sua psiche risuona come un aspetto molto frustrante. Così, entrambi risolvono la questione pensando si tratti di un momento passeggero, con la speranza che si supererà spontaneamente.

Come superare le difficoltà sessuali:

Una buona idea è rivolgersi a figure terapeutiche come lo psicoterapeuta o il sessuologo di coppia che possa aiutare a risolvere i propri problemi di coppia: da un lato può aiutare a “tenere” la mente concentrata su se stessa, dall’altro può aiutarlo a mentalizzarsi con le emozioni sul proprio partner.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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