Litigare usando lo smartphone: meglio scrivere o parlare?

Lo smarthone è stata una invenzione tecnologicamente molto utile, che sfrutta le celle della rete mobile e permette una comunicazione rapida, sintetica oppure lunga, esauriente, chiarificatrice o impegnativa.

Tuttavia quando la conversazione è importante, e specie se litigiosa, mi sembra meglio utilizzare i messaggi vocali trasmessi per SMS, WhatsApp o Messenger.

Quando si sente che c’è nel tono della conversazione troppa impulsività, mi sembra più conveniente pensare due volte a quel che si vuol veramente comunicare veramente.

Gli spazi che sono disponibili tra lo scrivere un messaggio e farlo partire, consentono di pensare meglio a quanto si dice e, sopratutto se si sta esagerando nell’usare certe espressioni o parole forti, facilitano la modificazione in corso per rispondere sinteticamente quel che si vuol veramente esprimere.

Certe comunicazioni concitate possono degenerare emotivamente e portare a conclusioni affrettate.

E’ chiaro che in molti casi la gente si pente di aver mandato al diavolo o al paese l’interlocutore, sapendo di averlo/a offeso, umiliata/o e  rovinato il rapporto.

A volte chi è stato offeso non torna indietro di fronte alle eventuali scuse dell’interlocutore che ha perso il controllo emotivo in un discorso offensivo più del voluto.

Nella conversazione vocale, non nel messaggio vocale, troppi concetti non si possono scrivere e anche qui ci si può moderare salvo che invece non si voglia lasciare messaggi veramente distruttivi.

In genere nei messaggi si impara ad essere succinti ed efficaci e si trovano meglio quelle parole utili per chiarire un concetto.

Troppe parole che noi usiamo nelle telefonate rendono più confuse le intenzioni e concetti che emergono non sempre desiderati.

Trovandomi all’estero, prima di ripartire per l’Italia, esattamente in aereoporto in anticipo e in attesa dell’aereo, ho inviato alcune foto, a mio parere interessanti, ad alcuni persone amiche.

Tutti mi hanno risposto salutandomi e dichiarandomi di aver gradito la foto, eccetto una persona.

Con il passare del tempo, si era fatto tardi, e ho chiamato un’amica per fare un commento a voce.

Non lo avessi mai fatto! L’amica stava dormendo e io, distratto dall’ora, avevo forse un po’ esagerato.

L’amica, improvvisamente svegliata dalla mia telefonata, mi ha risposto malamente creando in me un precedente, sebbene mi fossi scusato per l’ora tarda, ma non tardissima.

Credo che per questo evento la nostra amicizia si sia incrinata, perché da allora non ci siamo più sentiti.

Ho pensato che ci fossero altri motivi di acredine tra noi mai prima espressi, e che la mia telefonata ha dato la buona occasione per esprimerli all’improvviso, generando dispiacere e tanti interrogativi ai quali non si darà alcuna risposta.

Se avessi inviato un whatsapp, la relazione sarebbe andata diversamente.

Come sappiamo a proposito del dormire ci sono i gufi, come me che sono ritardatari nel sonno, e altri che apprestano a dormire molto presto e che appelliamo come allodole, perché sono molto mattiniere.

Certe persone poi quando dormono non possono essere svegliate perché per loro diventa un incubo che scuote tutto se stessi, diventano bestie furiose e, con tutto il rispetto per le loro abitudini fisiologiche, è meglio stare alla larga da loro e spedire delicati messaggi, sperando che il telefono sia silenziato.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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