L’uomo prevenuto

Ci sono, in fondo, tante e tanti atteggiamenti di gente prevenuta che ostacola l’unità di nazioni continenti e culture.

Di razzismo ho già parlato, ma si può aggiungere che esiste anche il sessismo, che discrimina tra donne e uomini.

Che dire del classismo, cioè la concezione in base alla quale lo Stato è e deve essere espressione degli interessi e dei privilegi di una classe, di solito ricca, separandolo, come privilegi, dalle classi povere e poco istruite, abbracciando una concezione che riconosce nel contrasto delle classi sociali l’elemento determinante dell’evoluzione storica; si tratta di una difesa a oltranza degli interessi della propria classe.

Ci sono discriminazioni tra gente bella e gente brutta: le persone dotate di lineamenti raffinati, alte e affascinati possono discriminare chi non è stato altrettanto fortunato, per esempio, coloro che abitano un corpo rozzo che penalizza la persona nei vari impatti, incontri sociali, le opportunità della gente appartenente a quella specie di clan, di club, di aree ristrette e previlegiate.

La discriminazione avviene per le religioni di appartenenza: guerre sanguinose hanno contrassegnato la storia e ancora le religioni sono presenti in occidente al segno del conflitto.

Si discrimina in base alla cultura, in base chi ha studiato al liceo classico, artistico, rispetto a coloro che hanno percorso gli studi agli istituti tecnici, come se i primi fossero superiori ai secondi.

Si discrimina tra chi ha un buon gusto nel vestire, nel mangiare, rispetto a chi non ha ricevuto tale educazione raffinata.

In un mondo di globalizzazione le culture si sono ravvicinate e le discriminazioni fanno molto male ai popoli.

Se le due guerre mondiali hanno mostrato di cercare di invadere le terre altrui a chi contrapponeva popoli che hanno dato la vita per mantenere casa propria, oggi ci troviamo in una grande terra, come la torre di Babele.

Nella Bibbia, Genesi XI 1-9, troviamo la descrizione della torre di Babele; un brano che si apre a diverse interpretazioni ma che in via generale simboleggia la nascita delle differenti lingue nel mondo. Gli uomini infatti fino a quel momento avevano condiviso il medesimo linguaggio e insieme desideravano costruire una città la cui forma avrebbe riprodotto una torre per ergersi verso il cielo fino a raggiungere Dio.

Gli esseri umani sono puniti e separati tra loro a causa del castigo divino, che condanna la superbia umana nel realizzare la torre e sfidare Dio. Improvvisamente la lingua si trasforma e non è più comune. Nessuno tra gli esseri viventi può più capirsi. Babele rappresenta la confusione. Utilizzato anche nel linguaggio comune mantiene tale accezione.

La Torre di Babele è riconducibile dal punto di vista archeologico alla grande Ziqqurat, edificio adibito a tempio caratteristico del periodo mesopotamico, iniziata nel XII secolo AC a Babilonia (Iraq). Quel che si sperava di risolvere con le guerre e con la delimitazione serena dei confini si riproduce all’interno di Nazioni.

La discriminazione rappresenta tanti capi espiatori, punti di appoggi che riversano su punti idolatrati la certezza e la rassicurazione dall’incertezza interiore che la vita spesso ci pone davanti, così da che mondo è mondo si cercano dei nuclei con i quali gli essere umani sperano di trovare dietro di essi un riparo perenne e definitivo, delle credenze… forse per mezzo di  leggende che fermino l’incertezza della dilagante confusione.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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