Psicologia di coloro che si sentono brutti, ma anche belli

In psicologia clinica si osserva che molti problemi psicologici scattano quando ci si sente brutti: Non costituiscono la vera causa di sintomi depressivi, ma costituiscono per l’uomo una sgradevole previsione, anche se non definitiva. Per l’uomo si parla di calvizia androgenetica che lascia il capo, per lo più, povero di capelli o con il tempo senza del tutto.

Alcuni ragazzi, ancora adolescenti circa a 18 anni, scoprono con sofferenza che molti capelli, a volte un po’ ricci, cominciano ad andarsene. Qualche esperienza intima si dimostra deludente per la stessa anatomia sessuale o per il funzionamento fisiologico.

Ma altri dettagli estetici penalizzano la loro immagine: l’altezza, per esempio, alcuni difetti anatomici, ecc.. Tutto ciò annuncia un destino che sembra crudele e ingiusto.

Alcuni ragazzi temono per il a loro fallo maschile che interpretano come insufficiente.

Alcune ragazze, invece, temonocomunemente che il loro seno sia troppo piccolo o troppo grosso, o comunque non anatomicamente come quello che si aspettavano. Lo nascondono in molti casi, non ancora pronte a sfidare il mondo con la propria femminilità.

Che dire dell’accenno alla cellulite?

E’ escluso l’argomento del grasso e magro, della anoressia nervosa e della bulimia, dei quali argomenti ho già scritto e non riguardano il brutto e bello estetico nella personalità.

Alcune di loro temono la linea del loro naso, e accenni a gambe gonfie o oppure un pò grosse.

Non sanno come loro dovrebbero apparire agli altri.

Interpretano male alcune sguardi maschili e femminili, e non sanno a chi dar retta! E pur mantenendo su di Sé un certo ottimismo, spesso soffrono di un più deciso pessimismo: sono vissuti che si alternano e oscillano in base all’umore dei vari momenti esistenziali.

Tutti questi giovani, donne e uomini, hanno ovviamente sentimenti assai soggettivi e spesso difformi dalla realtà, perché agli altri risulta evidente una notevole piacevolezza del loro corpo e aspetto estetico. Sono persone, come minimo, gradevoli!

L’adolescenza, si sa, apre un periodo verso il futuro che contribuisce all’immagine di Sé, verso quel momento in cui l’aspetto corporeo e il corpo si intrecciano con la propria identità psicologica, anch’essa in crescita.

Si crea così in quel tempo una unità assoluta di se stessi e l’area psichica influisce sullo psichismo, e viceversa.

Il fenomeno giapponese degli hikikomori riguarda anche il fatto che si sia diffuso in tutto il mondo, giovani dai 15 anni sino ai circa ai 30 anni anni che vivono in disparte dalla società e dalle relazioni amorose per mesi e anni, rinchiudendosi nella loro stanza da letto. Ciò indica l’importanza sociale e psicologica, in psicologia clinica, dell’aspetto.

 In tal caso le situazioni risultano gravi.

Lo sanno bene i chirurghi estetici e ricostruttivi, che a mio avviso dovrebbero professionalmente valutare con molta attenzione se le richieste a loro rivolte, di cambiare cioè alcune caratteristiche anatomiche, hanno un senso oppure sono capricci momentanee dei loro clienti.

Per alcune giovani donne e uomini l’aspetto estetico è tanto importante che può condizionare negativamente la propria esistenza, ma il disprezzo di queste persone, che si sentono brutte e si disprezzano, nasce da lontano e non tanto per le stesse cause riguardanti eventuali difetti corporei.

Purtroppo da un punto di vista della cura, molto spesso lo specialista psicoterapeuta non riesce ad aiutare i casi clinici più importanti.

Perché?

La nascita del corpo è un avvenimento che attiva un vissuto di Sé molto precoce e se qualcosa in famiglia, nell’ambiente dei bambini o nell’evoluzione va storto, la fiducia di base, e poi l’autostima, tendono al basso generando uno stato d’animo demoralizzato con scarsa accettazione di se stessi.

Il vissuto dell’immagine di Sé, unitamente ai difetti fisici, diventa un capro espiatorio inscindibile dall’umore e dal carattere.

L’aspetto di Sé che non piace a se stessi conferma poi, come un collante, tutti quei dubbi dovuti alla sofferenza arcaica e non cosciente, cioè di una memoria implicita che è difficile, anche a livello psicoanalitico, rispristinare e in seguito aiutare a digerire.

Tecnicamente invece, se il vissuto non è seriamente compromesso, i risultati sono confortanti per la cura di questa sofferenza. Molte persone però preferiscono la cura offerta dalla Chirurgia estetica.

Dobbiamo comunque tener presente che viviamo in una società di immagine e che dall’immagine siamo continuamente bersagliati, attraverso tutti gli strumenti di comunicazione.

Il linguaggio di trasmissione delle immagini è cambiato e il Sé diventa importante attraverso lo specchio, i selfie, la TV, ecc..

E i belli, cioè coloro che si sentono belli, non hanno problemi?

Ne hanno molto meno, ma anche loro possono soffrire perché, se la natura è stata generosa con loro, la responsabilità di saper bene amministrare tale fortuna è grande!

Molti uomini non trovano mai pace nel continuo viaggio di conquista continua di donne. Alcuni di loro non riescono più a saper comprendere quel che veramente desiderano e si perdono nelle vie del mondo senza godere di vero affetto!

Alcune bellissime donne pretenderebbero di raccogliere troppe qualità in un solo uomo e sono invece illuse da tanti senza combinare nulla di concreto rispetto all’amore autentico.

Mi ami veramente o ti interessa solo collezionarmi tra le tue belle?

Eterno dubbio che alcune di loro hanno difficoltà a darsi una risposta.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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