I guardoni

Si chiamano anche voyeur e sono giovani uomini, in media, che amano guardare dal buco della serratura o dalla finestra di casa propria o da altre postazioni, magari con l’ausilio di un cannocchiale, donne che si spogliano, che sono già nude oppure mentre stanno compiendo un atto sessuale da sole, con chiunque sia accanto a loro o in qualunque altro modo.

Questo tipo di eccitazione sessuale, che poi spesso o quasi sempre si completa con masturbazione durante o dopo aver guardato, assomiglia al rubare delle immagini spiando le intimità dell’altro, donna o uomo.

Anche alcune lesbiche amano guardare le donne di nascosto eccitandosi a distanza.

Perché tale atto è così eccitante sino a diventare addicted, cioè dipendenti da questo comportamento tanto da diventare psicopatologico?

Si tratta di rubare le immagini senza che la donna, o in rari casi l’uomo osservato dalla donna, si accorga di essere vista.

Il soggetto non si espone, non cerca il contatto con l’altra che si spoglia o si mostra, ma predilige l’atto di spiare, rubare per immaginare quel che gli piace.

La donna osservata tramite cannocchiale, per esempio, potrebbe essere vista come molto ingenua, fortemente inibita, non desiderosa di fare sesso, ma chi guarda potrebbe immaginare di stuprarla oppure eccezionalmente di ottenere da lei del gentil sesso, perché lui si sente particolarmente affascinante e così prescelto.

E’ in primo piano nella mente del voyeur l’immaginazione spinta e libera, senza condizionamenti reali, senza eventuali rifiuti: eccita l’idea del tutto e subito, di una anarchia del rapporto sessuale senza si, senza no, senza ma! Lei potrebbe essere come voglio io!

“Forse lei sarebbe contenta se sapesse che io la sto guardando!” Pensa il voyeurista.

C’è anche tale prerogativa mentale.

Questa tipo di sessualità è una così detta parafilia e può trasformarsi in una psico-patologia piuttosto severa, se l’atto del guardare di nascosto si cronicizza in una compulsione sessuale.

Il soggetto in altre parole finisce per fare sesso solo con questa modalità masturbatoria.

Spesso capita che tali soggetti parafilici si incontrino tra loro e condividano il piacere di guardarsi reciprocamente, mentre stanno coinvolgendosi in un altro atto sessuale: ma non disdegnano per niente di essere visti dal complice compulsivo e affetto da parafilia sessuale.

Qualcuno passa anche al feticismo sessuale, in alcune circostanze annusandosi reciprocamente.

E’ vero che oggi la sessualità intima è concepita in modo molto variopinto senza che sia considerata patologica come ai tempi di S. Freud.

Come si sa esistono i club privè per incontri sessuali dove si può fare di tutto sessualmente, purchè non avvengano atti violenti.

E’ comunque vietata dalla legge perché l’intrusione nel mondo privato dell’altro è appunto un atto punibile, perché infrange la legge sulla privacy.

Se si vuole rinunciare a tal modo di fare sesso, si può ricorrere al professionista psicoterapeuta, e psichiatra, che può prescrivere anche farmaci come anti-androgeni oppure ainibitori della ricaptazione selettivi della serotonina (SSRI).

Nel caso, invece, si desideri smettere, ma anche comprendere e digerire le ragioni che sottendono un tale e specifico bisogno, e quindi perché si è divenuti dipendenti da tale compulsione, un percorso di psicoterapia psicoanalitica potrebbe essere utile.

Se si vuole smettere e cercare alternative più normalmente praticabili, si può avere successo.

Perché rubare la marmellata quando la si può avere senza complicazioni?

Non abbiamo la forza della responsabilità nel richiederla?

Temiamo di essere rimproverati e di fallire l’esecuzione?

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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