Il senso umano di pietas riscoperto da Fabrizio De André

Il significato attuale della parola pietà non corrisponde al significato del termine da cui essa deriva, ma solo a misericordia umana: la pietas degli antichi romani era infatti espressione di devozione e di perdono umano verso gli esseri umani, al di là di quello che meritavano per i loro reati verso l’imperatore.

Il cantautore e poeta Fabrizio De André, anticonformista e anarchico, mostra in tutti i contenuti dei suoi versi una filosofia della comprensione e accettazione verso tutti gli uomini di questo mondo che si avvicina al sublime, come alla riscoperta della umana pietas di per se stessa, al di là dei sentimenti religiosi.

La città vecchia , Delitto di paese, Pescatore e poi Il testamento di Tito, La cattiva strada, Via del Campo, Fiume San Creek, ecc., ecc., sono solo piccoli esempi del suo pensiero, che condivido profondamente, come tanti poeti e filosofi dello spessore di Georges Brassens che nel 1960 scrisse Le bistrot.

Nella Città Vecchia: quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie … quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie… Se tu penserai e giudicherai da buon borgese, li condannerai a cinquemila anni più le spese. Ma se capirai, se li cercherai fino in fondo, se non sono gigli… son pur sempre figli, vittime di questo mondo

Nel delitto di Paese: gli assassini dopo aver ucciso il vecchio sanamente voglioso, quando i gendarmi sono entrati … Piangenti li han trovati … Fu qualche lacrima sul viso … A dargli il paradiso … Fu qualche lacrima sul viso… A dargli il paradiso … E quando furono impiccati … Volarono fra i beati … Qualche beghino di questo fatto … Fu poco soddisfatto…

Il pescatore di fronte a un assassino con due occhi grandi da bambino, dopo lo stancante lavoro, si addormenta e beato mostra un viso scavato dal lavoro: aveva un solco lungo il viso, come una specie di sorriso…

Nel Testamento di Tito: credevano in un altro diverso da te (da Dio) e… non mi hanno fatto del male …

Nella cattiva strada:  quando poi sparò del tutto… A chi diceva È stato un male…  A chi diceva È stato un bene… Raccomandò Non vi conviene .. Venir con me dovunque vada … Ma c’è amore un po’ per tutti
E tutti quanti hanno un amore… Sulla cattiva strada …

In via del Campo:  … dai diamanti non nasce niente … dal letame nascono i fior…

Intervistato più volte dichiara come ubriachi, prostitute, ladri, assassini e tutta quella gente che vive agendo in modo spesso lontano dalla propria volontà, venga comunque giudicata come la feccia del mondo. Certi atteggiamenti o comportamenti anomali come quello descritto nel testo: il tipo stranoquello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano…, secondo l’autore, sono spesso riconducibili a problemi psicologici e psichiatrici e non vanno, in ogni caso, usati come mezzo di denigrazione e di emarginazione.

De Andrè per esempio cita in Città Vecchia: Tutti vanno trattati con dignità poichè, anche se sfortunate vittime di una società che non gli appartiene, sono pur sempre nostri simili.  E ancora aggiunge: … ho sempre pensato che ci sia ben poco merito nella virtù e poca colpa nell’errore, anche perchè non ho mai capito bene cosa sia la virtù e cosa sia l’errore

De André ha diffuso in tutta la sua carriera questo pensiero non dimenticando mai le persone meno fortunate bensì dedicando loro gran parte della sua sublime produzione artistica.

Gli ultimi, gli oppressi, gli emarginati, le vittime della nostra epoca, sono spesso loro i protagonisti dei brani del cantautore ligure che ha cercato, fino all’ultimo giorno della sua vita, di professare la fratellanza, la compassione e la comprensione affinchè ad ogni uomo non venga negata la propria dignità.

In tal senso De Andrè dichiara:… se tu penserai e giudicherai da buon borgese, li condannerai a cinquemila anni più le spese. Ma se capirai, se li cercherai fino in fondo, se non sono gigli son pur sempre figli vittime di questo mondo

Anche, quindi, se hanno commesso degli errori e non mostrano la purezza di un giglio vanno comunque compresi e trattati con dignità poiché, anche se sfortunate vittime di una società che non gli appartiene, sono pur sempre nostri simili.

Pietas era considerata la personificazione del sentimento romano che era reificata in una divinità preposta al compimento del proprio dovere nei confronti dello Stato, delle divinità e della famiglia.

Spesso veniva rappresentata in monete coniate con una figura femminile che offriva incenso su un altare.

La Pietas veniva spesso associata alle donne legate all’imperatore, in quanto la pietas è come espressione di un sentimento che induce amore, compassione e rispetto verso gli altri umani.

La Pietas è, a mio parere, guidata e supportata dal senso civile dell’identificazione con l’umano che sentiamo in noi, nonchè del civile e della nostra sensibilità. Non c’è in tale sentimento  invidia, né desiderio di vendetta , ma solo di comprensione.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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