Il latte versato sull’asfalto

In Boccaccio 70 di Fellini compariva l’attrice Anita Eckerg che risultava formosissima in un enorme cartellone che inneggiava al latte e Peppino de Filippo, scandalizzato, protestava invidioso per tanta grazia: bevete più latte, il latte fa vene, bevete più latte, il latte conviene

E’ inutile piangere sul latte versato, sulle lacrime versate.

Mi sembra che questo proverbio assomigli a qualcosa di simile che lamentano i pastori sardi e la gente che assiste a tale spreco.

Francamente molto mi addolora pensare che questo magnifico latte ovino sia buttato a litri nelle strade della Sardegna affinché commercialmente il latte salga sino ad un euro al litro.

Sono convinto che i pastori abbiano delle assolute buone ragioni al fine di difendere una posizione di sottovalutazione del latte.

Il latte però risuona in molti di noi richiamando elementi ancestrali: il latte materno e le donne che non producono latte a sufficienza per nutrire i propri bambini, i sacrifici per produrre il latte in generale, per fare il formaggio, tra cui il pecorino che è tra i migliori in Italia.

Verrebbe da dire che si tratta di uno spreco che fa soffrire sia chi guarda, ma soprattutto gli stessi pastori che sono abituati ad amare il latte più di noi che ne consumiamo.

Mi verrebbe da pensare di offrire il latte per nutrire i poveri, coloro che non hanno da mangiare, regalandolo a quelli che possono esportarli eccezionalmente. I pastori si arrabbierebbero e aumenterebbero naturalmente la protesta e il loro fine sacrosanto.

Il latte nella nostra mente rimane qualcosa di strano e quasi un sacrilegio, più del pane nero.

Il latte sembra un elemento divino, le dee infatti facevano il bagno nel latte di capra o di asina per migliorare la propria pelle liscia e delicata

Possibile che non si trovi il modo di salvarlo? Che il commercio giunga a questo punto di svalorizzazione bieca del latte, dei latticini, dei formaggi, della ricotta e di tutti i prodotti derivati?

Mi sembra un suicidio figurato!

Eppure i pastori sono disperati e difendono le loro ragioni buttandolo per strada, sugli asfalti.

Bisogna fare qualcosa per i sacrifici disumani dei pastori e degli altri.

Solo i cinesi non bevono latte di derivazione animale, infatti bevono solo latte di riso o similari.

Il mondo lo ama, se non soffre di allergie.

Come risolvere il problema di produttori che si vedono offrire un prezzo per il loro prodotto (55/60 centesimi al litro) inferiore ai costi operativi di produzione?

E come è possibile che non si riesca a pagare loro qualcosa in più quando il prezzo finale del prodotto arriva a 7-8 euro ed oltre confermando una costante delle filiere agricole dei nostri tempi dove gran parte del valore del prodotto va alla trasformazione e alla distribuzione?

Gettare il latte per strada genera uno shock nella gente e nei media.

La sofferenza della gente corrisponde al sacrificio dei pastori.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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