La masturbazione quando è vissuta come sana, non fa sentire colpevoli oppure vergognosi

Sembrerà strano ad alcune lettrici e lettori che la masturbazione di per sé fa bene all’organismo inteso come cervello, mente, psiche e anche al corpo inteso in senso psico-fisiologico ed endocrino.

Tuttavia per molte persone, a causa dell’educazione familiare, quella che si ispira alle religioni o anche quella di una educazione inibita da ragioni socio culturali del passato, la masturbazione genera profonda angoscia.

L’uomo è avvantaggiato nella pratica auto erotica perché ritiene che, ad un certo punto dello sviluppo sessuale, tale sfida debba essere compiuta come segno del proprio sviluppo, come prova di potenza, di crescita e autonomia, di desiderio di provar piacere fisico e di appagamento di alcune fantasie sessuali.

L’uomo adolescente con la scoperta di tale pratica sessuale, a circa tredici anni, sente crescere in Sé l’autostima: non si lascia condizionare nella pratica, molto meno della ragazza, dalla vergogna o dalla colpa fondamentalmente ancora insita nella società, sebbene si conoscano alcune eccezioni.

Ricordiamo che un tempo, prima delle osservazioni di Freud, la masturbazione era in Occidente fortemente condannata sia dalla Chiesa Cattolica che Ortodossa, sia dal buon costume ed era messa totalmente al bando e fortemente punita.

Spesso i giovani adolescenti erano legati al letto e ricoperti di ingiurie e minacce tra le quali era prevista la cecità della vista, il nanismo e altre malaugurate malattie che condannavano al peccato e all’Inferno.

Non parliamo dei costumi che condannavo la masturbazione femminile, per esempio nel Medio Oriente.

Il peccato nel praticare fantasie e atti esecrabili accompagnava ogni tentativo di manifestazione erotica per tutta la vita.

Nei vari collegi, veniva agli ospiti concesso il bagno nella vasca esclusivamente da vestiti e vestite, perché la visione dei loro genitali poteva invitare entrambi alla masturbazione, considerata assai peccaminosa e nociva.

Perché in genere può fa bene l’autoerotismo, sino alla vera masturbazione con orgasmo?

L’autoerotismo può significare soltanto eccitazione al tatto delle zone erogene del corpo, una specie di sana conoscenza di se stessi di come si è fatti e di come si può padroneggiare se stessi e la propria identità. La masturbazione indica più chiaramente la ricerca selettiva del piacere libidico.

A parte il piacere, che di per sé soddisfa e calma il nervosismo di fondo, l’orgasmo libera i neurormoni del piacere come le endorfine, la calcitonina, serotonina, dopamina, ecc., e conferma la propria virilità e femminilità a patto che i condizionamenti psicologici, a volte anatomici, nonchè fisiologici, non generino resistenze alla realizzazione dell’atto stesso e non interferiscano psicologicamente con le intenzioni desiderate.

Spesso tali interferenze producono sintomi somatici come dolorosissime, cefalee, mal di pancia, nausea, ecc..

La masturbazione però va incontro ad un senso di padronanza di Sé, purché non diventi una pratica compulsiva psicopatologica e non venga preferita al rapporto sessuale nel quale si include l’altro.

In questi tempi la pornografia diffusa su internet può far correre qualche rischio compulsivo.

L’autostima dell’adulto promuove un più forte senso d’identità che porteranno ad andare avanti nella vita sessuale di coppia di conoscenza pro-orgasmica di sicurezza nelle azioni della vita.

La masturbazione può essere considerata una conquista psicologica e una sdrammatizzazione del sesso vissuto come traumatico quando è sentito come pericoloso, per lasciarsi andare alle pulsioni, ma la compulsione sessuale può generare forte dipendenza.

In tal caso il soggetto può con il tempo evitare la relazione complice con il partner e preferire all’altro l’autoerotismo, cioè l’amore con se stesso, ossia il fine si trasforma in narcisistico.

Ci sono donne e uomini che sono gelosi del fatto che il partner trovi un piacere solitario, seppure non vengano privati di nulla nell’intimità, nè messi in disparte o rifiutati.

Basson, studioso in particolare della sessualità femminile e delle sue disfunzioni, considerò la mucosa d’organo molto complessa e non cerebrale, ma al tempo stesso semplice perché maggiormente pulsionale e autentica.

La scoperta della completezza del piacere femminile avviene molto lentamente nel tempo, ed è spesso conflittuale per poi superare i sensi di colpa, i tabù, l’educazione restrittiva e sessuofobica, che però induce al superamento delle resistenze e alla libertà sessuale matura.

Freud rivoluzionò il puno di vista sessuale e fu il primo ad affrontare lo spinoso tema dell’orgasmo femminile.

Distinguendo l’orgasmo vaginale da quello clitorideo. 

In realtà si è dimostrato che non esiste alcuna differenza tra l’orgasmo vaginale e l’orgasmo clitorideo che un tempo veniva considerato un atto sessuale immaturo.

La masturbazione e l’autoerotismo femminile, che accompagna la donna ad una sessualità adulta e a un piacere condiviso, è una tappa di fondamentale importanza per la crescita psico-sessuale della donna.

La sessualità matura e disinvolta non crea soggezione e nemmeno tanta dipendenza verso il partner ma aumenta invece il piacere nel rapporto sessuale.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
__________________________________________

E tu come la pensi? Scrivimi un commento o una domanda sull'articolo...

Rispondi