Hikikomori: un mondo a parte

In Giappone questa severa patologia sociale e adolescenziale si è molto diffusa in pochi anni sino a contare all’incirca due milioni di giovani che si chiudono in casa, probabilmente nella loro stanza da letto con il loro computer: lo consultano tutto il giorno, concedendosi poco tempo per mangiare e ancora meno per dormire.

In Giappone le prime importanti indicazioni prodromiche nascono negli anni 80, sviluppandosi sempre più nel genere maschile.

Sappiamo che la figura materna in queste famiglie è piuttosto iperprotettiva e che il padre invece è poco consistente e presentifica poco i propri figli.

Presentificare, a mio parere, significa modulare e mediare le difficoltà dei ragazzi. Evidentemente ciò in molti casi non avviene.

La società giapponese è piuttosto rigida e perfezionistica, nel senso del dovere, e alcuni giovani percepiscono come insito nel mondo sociale una forte richiesta di disponibilità sino al forte sacrificio a scapito della qualità della loro vita.

Dalla madre generosa e protettiva alla società rigida sembra che per alcuni adolescenti possa funzionare da shock.

Si tratta di ragazzi tanto intelligenti quanto perfezionisti.

La patologia inizia con una depressione iniziale che si manifesta a causa delle frustrazioni sperimentate derivanti dal mondo sociale che mira alla perfezione, all’orgoglio e all’onore, dove la tecnologia è assai avanzata e complessa, poi si passa alla fuga e a mettersi in disparte.

Per fare un banale esempio del perfezionismo di alcuni giapponesi basta pensare alle imitazioni tecnologiche o, per esempio, ai cibi occidentali; sono incredibilmente riprodotti tanto e bene imitati che non si potrebbe evidenziare alcuna differenza anche nel più sottile dei sapori e della forma e del colore.

Nei ristoranti, specialmente di cucina giapponese, la presentazione dei cibi al cliente non avviene solo fornendo una lista tradotta in inglese dei cibi, ma anche sotto forma di una riproduzione in plastica che è uguale al piatto reale.
Prima si vede in plastica ciò che si propone da mangiare, poi viene servito il piatto reale che è identico a quello prodotto in plastica.

Ipotizzo che i ragazzi, anche loro perfezionisti, si ritirino gradatamente dentro al polo materno, cioè alla casa familiare e infine nella loro stessa camera da letto.

Si tratta, per gli adolescenti, di un viraggio verso un mondo meno tecnologico, meno pragmatico, per sfuggire a un autoritarismo sociale, meno esagerato e poco autorevole che propone severità senza una guida concreta di un padre più umano e anche lui meno sottomesso al Sistema.

Gli Hikikomori si sono diffusi in tutto l’Occidente e in Italia ne contiamo circa centocinquantamila.

Cosa si può fare per migliorare o guarire questi ragazzi?

Occorre curarli, se si riesce a fare accettare la cura, per mezzo di una psicoterapia familiare e individuale.

Non bisogna assecondare gli atteggiamenti rinunciatari e femminei.

Ci domandiamo come i disturbi narcisistici della personalità si diffondano rapidamente anche sotto forma di questa patologia da ritiro e di richiesta di protezione materna.

Forse verso una società senza padre e senza anima!

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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