Parlare più di due lingue allontana la patologia neurologica

Molte ricerche compiute in autorevoli Istituti di Medicina confermano che usare due lingue o più contemporaneamente proteggerebbe dalla comparsa dal morbo di Alzheimer o comunque lo protrarrebbe in avanti con sintomi meno intensi.

Per esempio al San Raffaele di Milano alcuni pazienti sono bilinguisti perché originari e provenienti dall’Alto Adige e parlano quindi italiano e tedesco a seconda degli interlocutori.

E’ appurato che i punteggi siano più alti in alcuni test di memoria verbale e visuo-spaziale nei soggetti che esercitano la memoria.

E’ intuitivo che l’attività cerebrale interessata è soltanto prevalentemente cognitiva, cioè risolvere problemi, specie se matematici, parole crociate, muovere l’immaginazione e i principi logici costituisca un allenamento che aumenti la velocità del richiamo dell’inormazione.

La memora in un soggetto sano anche anziano, come si sa, è costituita da un deposito di informazioni che è pressoché vastissima per non dire infinita, perché le cellule nervose, i neuroni, le sinapsi, e gli assoni si rinnovano continuamente e allargano i potenziali spazi mnestici, lasciando in eredità le informazioni già registrate alle plasma cellule all’atto della loro nascita.

C’è spazio per immagazzinare tutto come immaginava Pico della Mirandola.

Ma il problema della memoria è costituito dalla fase del richiamo che serve per usare le informazioni al momento del bisogno.

Rievocare il ricordo dipende spesso dalla visualizzazione e dalle emozioni che si legano al ricordo stesso.

La memoria visiva aiuta alla rappresentazione di qualcosa, che è come se si leggesse ciò che è scritto. Le emozioni che sono ridondanti, come la musica, ti riportano alla situazione.  Il nome proprio di una persona ha un suono soggettivo per il soggetto che deve recuperarlo. Lucia, Giovanni, Alberto, ecc. sono come dei disegni simpatici o antipatici, hanno una faccia o una musicalità emotiva oltre che cognitiva.

Spesso certi nomi sono brutti perché vengono associati a persone brutte, antipatiche e cattive, oppure viceversa.

Anche in questo caso sono interessate parti del cervello, come suggeriscono le neuroscienze, come il sistema limbico prefrontale destro che include l’amigdala, le connessioni con il cingolo. L’amigdala registra automaticamente ciò che è associato alla paura e ci permette di allontanarci dai pericoli salvandoci la vita.

Interessante sapere che i neuroni del cervello sono anche localizzati nell’intestino e questa relativa recente scoperta insieme alla scoperta dei neuroni specchio spiega come tutto il corpo sia connesso, con il ricordo psico-emotivo e le reazioni mnestiche, in una unità sintetica che forma una sorta di identità personalizzata.

La curiosità, e anche il petegolezzo ad un certo modo, può contribuire al ricordo facile di dettagli che altri tendono ad ignorare.

Interessante sapere che oltre la metà della popolazione mondiale è bilingue: parlare due o più lingue ormai è la norma nella maggior parte dei paesi del mondo.

Certo che se però non si pratica spesso l’uso di due o più lingue, il vantaggio mnestico si annulla. Comunque non penso che tutto ciò descritto salvi dalla devastante malattia del morbo di Alzheimer se si è predestinati dalla costituzione o da altre malattie neurologiche e psicologiche.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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