Le biciclette

Grande invenzione tecnologica dei primi della fine dell’800.

Oggi questi mezzi di locomozione sono sempre più importanti come antidoto all’inquinamento di anidride e delle polveri sottili e vari veleni provenienti dai mezzi a motori e acidi vari.

Si parcheggiano nelle rastrelliere e poco spazio è necessario per assicurarle ai pali elettrici ed altro.

Le bici trovano comunque e dovunque spazio per essere sistemate.

Biciclette da corsa leggere e veloci, biciclette da cross, biciclette belle e rudimentali.

Ci sono anche le biciclette con motorino d’assistenza che aiutano ad affrontare le salite tortuose di alcune città, consentendo di pedalare senza fermarsi.

Ci sono le biciclette comunali che permettono altri rapidi vantaggi d’uso per lo spostamento degli utenti.

Ci sono persino le biciclette da trasporto merci e poi le biciclette taxi diffuse in alcune grandi metropoli.

Chi le usa compie sport e al tempo stesso si muove nelle città a poco costo e tempo.

Le biciclette hanno il diritto di precedenza sulle strisce pedonali come i pedoni e possono circolare comodamente ovunque nelle città di media grandezza.

L’unico problema per i velocipedisti consiste nell’aria cattiva che si respira anche nei luoghi pedonalizzati.

Ma c’è anche un altro grande problema di salute che fa da contro-altare ai vantaggi di chi guida i mezzi a due ruote senza motore.

I sindaci, attraverso gli assessori al traffico e coloro che hanno studiato la circolazione stradale delle città, hanno facilitato come hanno potuto l’uso e lo scorrimento delle biciclette in alternative al traffico motorizzato.

In mezzo ai viali di circonvallazione si sono create delle piste ciclabili con appositi semafori.

Sono sorte piste nei marciapiedi larghi da condividere con i pedoni, nonché alcuni spazi laterali alle strade e infine gli esperti hanno autorizzato le biciclette ad andare in senso unico in qualunque strada delle città, anche strettissima.

Ahimè trovo questa iniziativa istituzionalizzata massimamente negativa!

Taxi, auto autorizzate, private, si trovano davanti a biciclette indisciplinate che fanno voli pindarici per passare ovunque, si sentono sia pedoni, che circolano nei marciapiedi e sotto i portici, sia improvvisamente veicoli che saltano nelle strisce pedonali con salti a zig-zag.

Alcune biciclette portano a bordo un secondo pedone rendendo il mezzo instabile, cosicché la pedalata fa oscillare la bici facendole compiere larghi giri concentrici e poi periferici, comunque disorientanti per chi è dietro.

Molte persone dichiarano di sentirsi insicuri e gli incidenti non mancano, alcuni di questi si rivelano molto gravi.

Ha senso tutto ciò?

La sicurezza della gente va messa in primo piano! Sopratutto quella degli anziani, di solito lenti e poco provvisti nell’abilità di evitare le sfrecciate a zig-zag da parte dei giovani esibizionisti, trapezisti!

Qual’è il codice dei ciclisti? non esiste! è dunque anarchia totale?

Penso che debbano esserci più regole, più spazi circoscritti, non doppio senso nelle strade previste.

Serve più vigilanza dalla polizia locale e non locale, più senso civico.

Nei Paesi del Nord Europa funziona diversamente.

Ci sono grandi piste ovunque che vengono rispettate anche dai pedoni. Parcheggi organizzati che sembrano oceani di bici legate e facilmente recuperabili.

Copenaghen è da ammirare, insieme a tante altre città del Nord Europa.

E’ indiscutibile che città antiche, come Bologna, Firenze e tante altre, non trovino in sé le risorse per costruire tante piste ciclabili. Laddove non si può occorrere, a mio parere, bisognerebbe non forzare la mano e deviare il traffico alle bici in altre strade, come se fossero a doppio senso.

Chi usa la bicicletta può compiere un kilometro in più per giungere a destinazione.

Perché sedurre i ciclisti a loro rischio e pericoli per tutti per persuaderli ad usare la bicicletta?

La sorveglianza va aumentata e le sanzioni insieme a questa. Oppure vogliamo aumentare gli incidenti stradali? La flessibilità è assai pericolosa e la disinvoltura di alcuni ciclisti esibizionisti aumenta di giorno in giorno sfidando l’impossibile.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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