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Tanti secoli fa, la Psicologia era la Scienza dell’anima, la psychè,  Ψ evocava la Filosofia  umanistica di Socrate e Platone e significava comprendere e guardare dentro di noi per contattare il mondo psichico, quello spirituale, interiore usando la sensibilità introspettiva..

Nel secolo scorso molti autori, per esempio Wound in USA, cominciò a studiarla con metodo scientifico, cioè attraverso esperimenti dimostrabili secondo la scienza moderna metodo iniziato da Galileo Galilei nel 17 esimo secolo e così la psicologia sperimentale divenne Scienza in tutto il pianeta.

Ai quei tempi i disturbi mentali e le malattie severe erano curate dagli esperti neuro-fisiologi e neuro patologi.

I mezzi erano rudimentali: potenti farmaci anestetizzanti e intossicanti, lettini di contenzione, camicia di forza, elettro-shoch, e comunque si prevedeva sempre l’ospedalizzazione dei pazienti considerata necessaria per ben poco segni di squilibrio mentale.

Il ricovero spesso durava  tutta la vita. I disturbi dei pazienti servivano a proteggere chi stava fuori e non chi era ricoverato.

Funzinavano i manicomi criminali.

La medicina insomma non disponeva di mezzi adatti alla cura delle malattie mentali.

Mesner nel 700 usò l’ipnosi con scarso successo. Dopo i primi incoraggiamenti  nell’ottocento ci riprovò il grande Charcot alla Salpetriere de Paris con analoghi risultati alla fine negativi.

La psichiatria, oggi estremamente evoluta, usa farmaci e trattamenti psicodinamici che consentono al paziente una vita quasi normale nella società dopo la legge 180 che F. Basaglia ottenne di far approvare negli anni 70.

Proprio circa prima della metà degli anni 70 si approvarono una dopo l’altra le Facoltà di Psicologia a vari indirizzi incluso quello clinico applicato, ma non la specializzazione  post lauream in Psicologia clinica.

Le lauree in psicologia triennali non abilitano quasi a niente se non a generali consulenze uso dei test, ma interventi orientamento molto generale.

Dopo alcune modificazioni della programmazione che dura ancora cinque anni di frequenza dei corsi, lo studente doveva e deve frequentare un anno complessivo di internato e di tirocinio alla fine del quale gli studenti possono sottoporsi all’esame di stato abilitante all’esercizio di parte della professione. Il totale di anni per la laurea completa prevede dunque sei anni.

Dopo l’iscrizione all’Albo degli Psicologi il laureato dopo i sei anni è abilitato a varie forme di consulenze. Applicazione di test di orientamento al lavoro, consulenze orientative, varie valutazioni ma non è abilitato alla psicoterapia.

La psicoterapia può essere praticata da psicologi iscritti al proprio ordine, una volta superato l’esame di Stato, ma dopo aver conseguito la specializzazione professionalizzante in Psicologia Clinica, oppure una equivalente specializzazione professionalizzante in una Scuola abilitata a professionalizzare in Psicoterapia, Solo in questo modo  è abilitato  all’ altro Albo e Ordine degli Psicoterapeuti.

La specializzazione professionalizzante alla psicoterapia vale allo stesso modo per i medici di base Psichiatri o Neurologi.

Gli psicoterapeuti in sintesi debbono frequentare con obbligo di presenza dopo essere selezionati e accettati da una Scuola di Stato o Privata.

Entrambe abilitano alla psicoterapia in  un tempo di quattro o cinque anni nel settore scelto nella clinica  e poter esercitare la psicoterapia con del metodo.

Per esempio la Scuola di Psicologia clinica, Psicoanalitica,* Sistemica, Cognitiva, Comportametale, della Famiglia, di Coppia, di Sessuologia, di Gruppo, di Psicodramma, danzoterapia, musicoterapia, aroma terapia training autogeno  analisi trnzazionale e tante altre ( se ne contano sino a duecento)

Quella psicoanalitica* se si desidera formarsi per far parte di una Società Psicoanalitica richiede maggior tempo di preparazione.

Le ricerche di Sigmund Freud, neuropatologo a Vienna, si orientarono subito allo studio delle malattie mentali in particolare le nevrosi isteriche e inventò la psicoterapia con metodo psicoanalitico.

Della psicoanalisi che dal 1910 diventò Scienza Internazionale, IPA, se ne avvantaggiò molto la psichiatria  moderna e la psicologia scientifica e naturalmente la psicoterapia in genere.

Praticare la Psicoanalisi in alcuni Paesi richiedeva la laurea in Medicina sebbene Freud avesse dichiarato la non l’assoluta necessità in un saggio del 1926, La psicoanalisi condotta dai non medici.  Freud s’impegnò a spiegare che lo psicoanalista poteva non essere medico,  dopo una laurea adeguata e affine quale per esempio la laurea in Scienze, oggi vale per  la stessa laurea in  Psicologia, purchè il candidato alla professione di psicoanalista si sottoponesse ad una lunga e assai scrupolosa formazione nella quale il candidato stesso fosse analizzato da uno psicoanalista con funzione di training.

Il training,  consisteva in un addestramento che avrebbe sottoposta il candidato, una volta selezionato e considerato come avente una personalità sana e adatta che gli avrebbe aperto e che lo avrebbe sottoposto appunto ad analisi didattica e personale insieme a severe supervisioni sui casi che aveva in cura.

La frequenza con la quale Freud lavorava in ogni seduta era quotidiana, includendo il Sabato che da ebreo quale egli era, appariva piuttosto severa.

L’assidua frequenza delle sedute era considerata necessaria per creare un viaggio processuale che consentiva la ricostruzione di processi inconsci quale il transfert o traslazione, le parti vissute dolorosamente o traumatiche e poi  rimosse che si riattivavano e proiettavano nella figura stessa  dello psicoanalista

L’uso del dormier era considerato necessario perché consentiva di differire dallo sguardo reciproco della coppia paziente-analista che oltre ad essere imbarazzante, poteva distrarre dalle libere emozioni, pensieri e associazioni, aspettandosi il paziente sempre una risposta negativa o approvativa. .

Come è noto i consigli non sono ammessi in trattamento psicoanalitico.

Il fine è sempre stato la digestione, metabolizzazione di alcuni mattoni che erano psichicamente rimasti inconsciamente sullo stomaco e non potevano scivolare né su, né giù.

Tale elaborazione di certe situazioni inconsce con sintomi avrebbe restituito l’autonomia e la libertà al paziente e la sua guarigione.

I tempi di durata del trattamento non trattandosi di un metodo terapeutico basato su suggerimenti razionali (che non sarebbero serviti alla cura: erano e sono sconosciuti, ma di solito non sono brevissimi. Ci si aspetta la crescita e guarigione sia definitiva sia ottimale.

In tal modo però il trattamento analitico per il timore che fosse e che sia impegnativo spaventava e spaventa alcuni pazienti, mentre incoraggiava e divertiva altri.

L’aspetto economico a quei tempi, per l’alta frequenza delle sedute era considerata un’altra invalicabile ingiusta difficoltà.

Oggigiorno le sedute settimanali accordate sono state di gran lunga  ridotte e anche per il tempo che nella società moderna risulta sempre più ristretto è diventata accettabile ai pazienti.

Uno dei criteri per scegliere uno psicoterapeuta consiste nella sua esperienza e preparazione: un altro criterio importante da considerare sta nella sensazione secondo la quale la relazione risulta rassicurante e abbastanza empatica .

È importante non perdere subito la fiducia in caso di esperienze che spaventano, e mantenere invece la convinzione che quel terapeuta eventualmente non sarà stato efficace, non la psicoterapia in se stessa.

È bene sapere, infatti, che la ricerca ha ormai chiarito che chi si rivolge alla psicoterapia a fronte di problemi personali riesce a stare meglio dell’90% di chi non si sottopone e di solito permette che i cambiamenti ottenuti siano durevoli.

È necessario sentire che si può aver fiducia nel proprio psicoterapeuta, ma non è necessario sentirsi in tutte le sedute a proprio agio.

Le resistenze a lavorare spesso sono coincidenti con il problema da risolvere che è nucleare.

La psicoterapia non è fatta per dare consigli, ma per aiutare ad autonomizzarsi che significa non solo diventare indipendenti formalmente.

Il mondo è colmo di suggeritori. Meglio raggiungere l’autonomia.

Tanti consigli della gente degli amici, confondono!

Quando qualcuno arriva in terapia spontaneamente, o trascinato dai parenti, l’elemento comune è che il suo comportamento, le sue sensazioni, i suoi pensieri e le sue percezioni sono diventate confusive e il soggetto si sta smarrendo, si sente arrabbiato, depresso, così ossessionato da tutte quelle banalità.

La psicoterapia è una cura accessibile. Non non ha a che fare con un metodo esoterico, mistico e un processo logico, fatto di passi, che chiunque può seguire.

Il segreto consiste nel fatto che non ci sono segreti. Una buona psicoterapia deve essere ben sentita e avere una significatività per il paziente, anche se questo può rivelarsi solo a posteriori.

Ci si può trovare a volte in epoche mentali poco familiari, ma non bisogna spaventarsi

La psicoterapia si configura come una conversazione dialettica arricchente che genera un rapporto con lo psicoterapeuta che intercetta parti degli interlocutori interni costituiti da voci emozionali. Queste voci generano vissuti spesso persecutori.

Oltre alla psicoterapia psicoanalitica che tende andare alla radice e che io conosco meglio,  ne esistono tante altre e le scelte molto dipendono dall’ambizione del paziente come scegliere quella psicoanalitica da quelle meno profonde di tipo cognitivo comportamentale, se ne contano sino a duecento !

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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