Metafore e simboli sono il linguaggio del mondo interiore

La metafora implica una percezione intuitiva della somiglianza nelle diversità.

Pertanto rappresenta un tipo di intelligenza concreta che sintetizza i concetti cercando direttamente la sintesi di un concetto o di una situazione concreta.

Già il napoletano filosofo Vico nel 700 sosteneva come esistesse prima il pensiero metaforico, la favola prima della favella, e la favola poetica prima del significato tradotto poi in pensiero razionale.

La metafora quindi è un potente mezzo di trasferimento emozionale e di comprensione diretta di un fatto, o di un’azione, che unisce due termini attraverso lo spostamento semantico per analogia

La metafora potrebbe essere la chiave di lettura della realtà.

Il medico portoghese Antonio Damasio ha molto studiato le neuroscienze, in particolare la memoria, la fisiologia delle emozioni e la malattia di Alzheimer.

Attraverso metafore e simboli, Damasio seppe spiegare molte dinamiche fisiologiche.

Il simbolo è un equivalente che corrisponde a contenuti o valori particolari o universali: per esempio la bandiera come Nazione, la casa come famiglia; oppure certi personaggi della storia come Cristoforo Colombo, Ulisse di Omero come equivalente di astuzia, e tante indicazioni che usiamo nei locali pubblici come la toilette, l’uscita o l’entrata in un locale.

Nel linguaggio razionale spesso s’accelera il discorso psicologico anche attraverso l’uso dei simboli.

Il letterato o lo psicoanalista in generale si riferisce a un Sé autobiografico intendendo l’autocoscienza del paziente, cioè il riconoscimento di Sé o la consapevolezza che normalmente il paziente riferisce ai primi colloqui clinici di un incontro professionale per un’eventuale presa in carico di trattamento psicoanalitico.

Il Sé nucleare invece riguarda l’aspetto biologico nel quale sono contemporaneamente presenti tre elementi: tutto ciò del quale si è consapevoli, cioè la posizione del proprio corpo rispetto a quell’oggetto, e il tipo di relazione che si stabilisce tra queste istanze.

Il Sé nucleare fornisce all’organismo un senso di Sé temporale del hic et nunc, del qui e ora in questo istante.

Già S. Freud aveva intuito, come riportato nei testi Interpretazione dei sogni nel 1899 e in Psicopatologia della vita quotidiana nel 1902, che la vita psichica interiore, lo psichismo, era governato dalle metafore e dai simboli.

La deformazione dei contenuti dei sogni che venivano raccontati in prima istanza, serviva a non far riconoscere l’autentico significato interiore (processo primario).

Il mascheramento che rendeva incomprensibile tramite la censura onirica il significato e che prevaleva sulla realtà autentica del paziente si basava proprio su metafore e simboli.

Nel caso specifico dei sogni le metafore e i simboli servivano, secondo il pensiero di Freud, a nascondere la sessualità edipica e il tema dell’incesto che poteva albergare nel mondo interiore del paziente.

Per esempio: un paziente racconta durante una delle sedute con Freud, che allora si svolgevano intensamente con frequenza di cinque sedute la settimana, che una carrozza della polizia era venuta ad arrestarlo perché accusato di infanticidio.

Freud chiese al paziente cosa gli passasse pere la mente: il paziente ricordò che la sera precedente aveva avuto un rapporto amoroso con una nobile signora sposata verso la quale il paziente temeva di non aveva usato sessualmente la dovuta precauzione, o per lo meno temeva di essere stato un po’ imprudente nel rapporto.

Allora, interpretò Freud, che il significato del sogno si spiegava: la polizia era venuta ad arrestarlo a causa dell’infanticidio.

Questo era dovuto all’impedimento del paziente alla fecondazione della signora, che però inconsciamente d’altra parte desiderava.

La metafora alludeva al doppio desiderio dell’uomo.

Egli aveva indirettamente commesso l’omicidio, perché era necessario per salvare l’onore della donna nel caso fosse rimasta incinta. Sarebbe stato un evento drammatico a causa dell’amante se il marito e altra gente lo avesse scoperto.

L’omicidio dunque era una tanto rapida quanto grezza metafora per rassicurare il paziente stesso e per dirgli che non era stato imprudente, anche se una parte di lui più inconscia lo avrebbe desiderato.

Le metafore e i simboli miravano al significato concreto, diretto, pratico, privo di fronzoli, ma irriconoscibile, se non dallo psicoanalista, abituato a decodificare tale linguaggio tanto strambo quanto misterioso.

Ma nella vita quotidiana le metafore sono un intelligente metodo per sintetizzare chiaramente i messaggi.

Non tutte le persone sono così provviste per comprenderle quando vengono usate.

Tali persone non sarebbero propriamente adatte al metodo psicoanalitico che ascolta il mondo interno del paziente in modo emotivo e rapido al meno come il Freud storico lo aveva concepito.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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