Mari e oceani di plastica come fossero cessi

Da Washington DC giungono notizie che riguardano le emissioni di fibre di plastica che sgorgano insieme all’acqua di tutti i rubinetti del globo.
Se esce acqua nei rubinetti con fibre di plastica, probabilmente ci sarà plastica anche nei cibi come pane, pasta, zuppe e altro.
La catena alimentare ci porta indietro nel portone principale tutto quel che abbiamo gettato fuori dalla finestra.

L’acqua potabile è ancora potabile?
La presenza di microscopiche fibre di plastica negli oceani, nei mari, nelle acque dei fiumi indica l’esistenza di una contaminazione da plastica nell’acqua corrente di tutto il mondo.
Gli scienziati non sanno in che modo le fibre di plastica arrivino nell’acqua di rubinetto o quali possano essere le implicazioni per la salute.
La  plastica sgorga dai rubinetti e regna ovunque.
Il mondo partorisce ogni anno 300 milioni di tonnellate di plastica: la plastica rimane nell’ambiente per secoli.

Secondo un recente studio, dagli anni 50 a oggi sono stati prodotti in tutto il mondo oltre 8,3 miliardi di tonnellate di plastica.
Le ricerche hanno trovato fibre di plastica dentro i pesci venduti nei mercati. Ciò diventa sconcertante.
Due campioni su tre di acqua proveniente dai rubinetti a Los Angeles contenevano microscopiche fibre di plastica.
Forse dobbiamo costringere il nostro organismo? Forse dobbiamo abituarci a metabollizzare la plastica come se fosse un nostro nutriente?
Un’altra fonte di inquinamento potrebbe essere l’aria.

Uno studio del 2015 calcolava che a Parigi, ogni anno, si depositano sulla superficie fra le 3 e le 10 tonnellate di fibre sintetiche.
Oppure le fibre di plastica arrivano nell’acqua attraverso le condutture e i sistemi di depurazione?
I grandi marchi dell’abbigliamento dicono che stanno lavorando per migliorare i loro tessuti sintetici in modo da ridurre l’inquinamento da fibre.
Si comincia a chiedere: non usiamo le cannucce di plastica, né i sacchetti della nettezza urbana che possono sopravvivere 500 anni.
Quando andiamo a fare shopping nei supermarket usiamo borse riutilizzabili.
Abbiamo scoperto che il nostro spazzolino da denti è plastica che spesso non è riciclata, e quindi li fabbrichiamo in materiali alternativi come bambù o legno .

Compriamo solo bottiglie di vetro, non più di plastica, o ci abituiamo a portarci dietro tutto ciò che non inquinerà e che potrà essere sempre riutilizzabile.
Fatevi dare un passaggio.
La nuova arte sta anche nella possibilità di costruire oggetti riutlizzabili secondo un principio di economia circolare, una sorta di resilienza.
In Medicina, in Psicologia, in Ingegneria, la resilienza diventa un’arte intelligentissima di saper vedere che, per esempio, un virus può introdurre, se vogliamo, nell’organismo una sostanza compatibile con certe cellule maligne al fine di combattere e sconfiggere un tessuto maligno, come un cancro che cresce.
Un’abilità psicologica di un paziente, per esempio violento, potrebbe essere trasformata in una virtù assai benefica tramite un’attività sportiva che consiste nel salvare la gente dal percolo.
In Ingegneria una energia distuttiva potrebbe essere utilizzata e traformata da ciò che è atomico o anche radiottivo in energia utililissima al fine di salvare vite umane, ecc..
Dobbiamo rimodellare il mondo in virtù della nostra salute futura con un’intelligenza creativa.

Il mare non è un cesso… ci lamentiamo se l’acqua non è limpida, ma non vediamo che dentro c’è molto di inorganico e anche organico. Che schifo!!!!

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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