Costruire una famiglia nuova dopo il divorzio

Spesso molti matrimoni falliscono perché c’è nella coppia lo spazio psichico per uno dei due partner di invaghirsi di un altro uomo o donna.
Certo se non si trova tale spazio psichico significa che in qualche modo la coppia non era basata su un legame che avesse radici profonde.

Forse non c’era stato il tempo necessario per conoscersi o forse, uno o entrambi i partner, non si conoscevano a sufficienza al momento del matrimonio da programmare un futuro così importante, specialmente quando la coppia aveva già in mente di procreare figli.
La costruzione di una nuova coppia, quando non è una inconscia fuga dalla prima, non è sempre semplicissima.
Certo l’interesse, la passione uniscono molto e prospettano una nuova vita, una vita di cambiamento che dovrebbe permettere di comprendere ed elaborare molti errori, molte ingenuità del passato.
Se nel frattempo, durante il primo matrimonio sono nati bambini ci si domanda quanto ciò crei dolore, confusione, insicurezza, sfiducia in loro nel farli assistere alla separazione dei genitori.
Meglio restare a vivere insieme nonostante i conflitti e la fine della relazione coniugale?
Penso che sia possibile crescere un bambino felice e sano all’interno di molte situazioni e scenari famigliari, tra i quali mantenere forte affetto e contatto con genitori che vivono la loro vita per conto loro.

Si allarga il campo con le sue distanze, ma il valore oggettivo dei genitori diventa sempre più visibile e apprezzabile, ovviamente se possibile.
L’opzione di contare sul padre e la madre non viene meno, anzi potrebbe in alcuni casi rafforzarsi.
Perché pensare che i figli debbano vivere in mezzo ai genitori in una bella villetta con animali domestici e con tanti animaletti di stoffa? Quanti film nord-americani abbiamo visto per immaginare questo modello ripreso dal Mulino Bianco?

Quello che i bambini piccoli e grandi non sopportano è la tragedia familiare, l’ipocrisia, la violenza passiva e attiva naturalmente!
Il litigio moderato tra coniugi è dialogo acceso che può aprire la mente anche se non sempre piacevolmente, ma non c’è rimedio all’ipocrisia!
Le varie ricerche svolte da specialisti nel mondo dimostrano che circa il 75 per cento dei bambini figli di genitori divorziati si adattano bene a un nuovo ambiente familiare, se è coerente e i bambini in modo indiretto o diretto si sentono protagonisti della vita e dell’atmosfera familiare.
Se tutto ciò che vedono attorno a Sè è coerente con quanto viene loro comunicato, i bambini sono felici.

Non perdono i genitori biologici poiché sono sempre a loro disposizione e pronti a insegnare modelli interessanti di vita e al tempo stesso, sentono aggiungere altri nuovi stimoli che possono essere interessanti alla loro crescita.
E’ come imparare due lingue contemporaneamente: di solito funziona bene!
I bambini recuperano facilmente il cambiamento dovuto al divorzio dei genitori se sono in contatto con adulti che sanno recuperare in tempi del passato proponendo un futuro non drammatico, ma anzi quasi ricco di novità allettanti.

Sensibilità e amore accrescono la stabilità psicologica e dopo tutto stimolano a comprendere più velocemente tanti profili di realtà, ma ripeto, la coerenza non dovrebbe mai mancare ma, in particolare, essere esplicita.
Qualche problema potrebbe emergere se, come certi dati empirici dimostrano, lo stile di attaccamento ai genitori biologici è stato troppo simbiotico, oppure non hanno avuto nell’infanzia un attaccamento sicuro, ma insicuro.
I bambini in tal caso hanno difficoltà nel determinare la capacità di unire amore e sessualità della madre con un iniziale estraneo, oppure il padre con una compagna nuova.
Certi bambini incontrano una più alta probabilità di sentire una scissione tra amore e desiderio.
C’è in loro qualcosa che manca, qualcosa che non torna a loro.
Inutile poi aggiungere che la conflittualità irrisolta tra i genitori è una tra le esperienze più dannose, perchè sposta la colpa che i genitori sentono sui bambini.
E’ necessario che i rapporti della nuova famiglia siano improntati a una collaborazione globale che non ci siano vendette da risolvere e che i bambini siano il perno di nuovi amori.
Il divorzio deve servire a diventare persone migliori, magari meno onnipotentementi, idealiste, ma più positivamente romantiche.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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