Sacro e profano in Occidente

Mi sembra che il sacro attraverso i secoli, e forse millenni, sia stato considerato da sempre come un’istanza simbolica e luminosa come se fosse essenzialmente luce.

Se noi dovessimo descrivere emotivamente il grandioso, l’intoccabile, il meraviglioso, l’eccelso, pensiamo a una grande potenza luminosa che quasi ci accieca, come se osassimo fissarlo, come se fosse una sfida.

Si tratta di potenza contrapposta alla nullità.

Come una malattia virale, batterica o micotica, può infestare chi si avvicina e a un contatto molto diretto rischia di ammalarsi e di diffondere ciò che è infetto, cosi il contatto fisico con un’immagine sacra, più che suggestione psicologica, appare come un tipo di contagio, cioè un’infezione che infetta piacevolmente di forza, energia sacrale: il contatto con la sacralità è sostanzialmente una trasmissione di potenza.

L’uomo di fronte alla sacralità si inginocchia, abbassa il capo, abbassa gli occhi, tiene le mani simmetriche sul proprio corpo e prega o tace o implora qualcosa affinchè gli venga offerto riconoscimento.

Il profano è un uomo lontano dal sacro, è qualche immorale, magari in buona fede: è scialbo, appare indegno, cioè non degno di appartenere al mondo della dignità e della potenza.

E indubbiamente associato all’inferiorità, alla sconfitta, all’invisibile.

Mentre il sacro offre luce e potenza, il profano diffonde esclusione e nullità!

La profanità si ispira a figure potenti, crede fermamente che l’assoluta dipendenza da queste figure potenti sia lo scopo da ricercare e crede che porti il senso della vita, e del successo umano, dal cosmo ad esse.

Le ritualizzazioni stereotipate e rigide indicano proprio la severità necessaria per confermare la dipendenza stereotipata, quasi ossessiva di subordinazione all’altro che è potente ed appare come un mito.

Il Sacro rappresenta un forte valore di per Sè, ed è insita l’idea invece dell’autonomia.

Si avvicina al rispetto dell’umano nella sua sensibilità.

Anche gli antropologi confondono spesso il sacro con il profano.

Nel Totem e Tabù di Freud del 1815 non c’è nulla di sacro. Lo psicoanalista non lo dice ma osserva il comportamento. Il dio Totem, è una statua di legno e rappresenta un animale come l’immagine dei bovini rispettati e riveriti con sensisibilità per l’anno intero! Viene lo scadere dell’anno: si uccidono gli animali sacri nel clan, cioè in alcuni popoli primitivi entrati in una ubriacatura orgiastica lungo le varie tribù, alcuni forse australiani secondo Freud.

Gli animali simboli di un padre idealizzato.

Le culture mitico-rituali ignorano totalmente il secolare, cioè l’idea propria dell’Occidente moderno che l’uomo possa condurre una vita autonoma e indipendente dal Sacro che di per sé conserva un alto valore.

E’ proprio questa fondamentale particolarità antropologica, sistematicamente ignorata dai demo-etno-antropologi e dagli storici delle culture, quelle che confondono il secolare con il senso del profano, che fissa in modo suggestivo la condizione specificamente profana di tali culture considerate aliene.

Penso che oggi nella nostra Società occidentale europea, ma in quella che include il Canada l’Australia e altri Paesi, non esista più il senso del Sacro che non andrebbe confuso fortunatamente con il senso della religiosità rivolta al senso che l’essere umano conserva in Se’.

“Io amo gli esseri umani, i mammiferi in particolare, poi tutti gli altri animali che riesco a conoscere” Peccato!

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
__________________________________________

E tu come la pensi? Scrivimi un commento o una domanda sull'articolo...

Rispondi