Quanto gli uomini si prendono cura di Sé rispetto alle donne?

Le statistiche da molto tempo ci dicono che quasi sempre, anche nei secoli passati, la vita degli uomini risultava abbastanza più breve rispetto a quella delle donne.

Penso che le ragioni di un tempo siano facilmente intuibili.

Nella Storia le guerre sono sempre state presenti sin dall’esistenza dell’uomo.

A livello muscolare i maschi erano quasi sempre più dotati delle donne. Inoltre, anche per la prevalenza nel corpo maschile dell’ormone testosterone rispetto alla quantità di cui è provvista la donna nel suo corpo femminile, l’uomo era il protagonista quasi assoluto di tutte le battaglie.

Le probabilità di morte erano quindi maggiori.

Se le donne morivano a causa dei parti, gli uomini, specie in alcune guerre, potevano godere di una vita breve.

Sino a non tanto tempo fa si usava dire che dal punto di vista amoroso e riproduttivo fossero a disposizione, a scelta per gli uomini esistenti, 7 donne per ciascuno di loro.

La biologia cercava di dimostrare anche che le donne che diventavano mamme erano in media più robuste e resistenti alle malattie rispetto agli uomini.

In realtà, forse prevaleva quella psicologia del carattere che induceva l’uomo a proteggere la donna, con il bisogno di dimostrarsi allenato alle lotte, più attivo e competitivo rispetto a essa, le cui mansioni, come sappiamo, erano sia importanti quanto riservate all’allevamento dei figli e all’aiuto complementare al lavoro dei loro partner.

Ancor oggi spesso la qualità della vita di molti uomini sembra mantenere lo spirito guerriero di un tempo.

Lo si vede nello sport, spesso estremo, nel bisogno di possesso fisico e territoriale e naturalmente, quando è possibile, nel lavoro.

L’esagerato attivismo di alcuni uomini in tutti i campi, nonostante la donna abbia socialmente raggiunto e probabilmente superato le virtù sia professionali sia sociali, dimostra come certe attitudini psicologiche maschili non siano cambiate.

Tra queste c’è anche la scarsa importanza alla propria salute che viene considerata per ultima.

L’uomo spesso si sente un eroe immortale che narcisisticamente non ha bisogno di cure.

Solo quando una certa malattia procura dolore e difficoltà a proseguire la vita quotidiana, a causa dei disturbi che la impediscono, allora si sente costretto a rivolgersi al medico.

Sappiamo che i dati epidemiologici suggeriscono che le malattie cardiovascolari, tumori, diabete e patologie respiratorie sono prevalenti in Europa a mietere vittime.

Oltre 60 mila uomini all’anno in Italia si ammalano di tumori prostatici, vescicali e ai testicoli.

I rischi sul lavoro e anche i comportamenti azzardati non sono da poco nel contribuire più delle donne a decretare negli uomini maggior probabilità ad accorciare la loro vita, spesso per coraggiosa incoscienza.

Fumo, alcol e cibo come qualità e quantità danno il loro contributo nocivo alla salute.

Ci sono malattie che sono occulte e striscianti che purtroppo non segnalano con sintomi la loro presenza, ma avanzano ugualmente.

Inoltre sappiamo che è la prevenzione il modo migliore per evitare l’aggravamento della salute, ma gli uomini sono gli ultimi a fare certe considerazioni.

La mascolinità imprigiona alcuni uomini ancora attraverso il mito del coraggio esagerato, della forza, dell’onnipotenza, dell’immortalità.

Forse ci vuole più coraggio a dichiarare la propria fragilità e comprendere che occorre rinunciare ad una certa eccitazione che spinge ad esagerare verso uno stile di vita.

Ciò costringe loro ad ignorare i rischi che corrono anche sulle strade del territorio, ad esibirsi di meno.

Forse ci sarebbe un modo più maschile e maturo che consiste nel non alzare le spalle di fronte a ciò che è stato annunciato da tempo dalla medicina anche per quello che riguarda la cura della propria psiche senza considerare un segno di debolezza quando ci si accorge di aver bisogno di aiuto professionale!

Basta con i pregiudizi!

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
__________________________________________

E tu come la pensi? Scrivimi un commento o una domanda sull'articolo...

Rispondi