Sentimenti di abbandono fanno raccontare vacanze mai fatte, ma solo sognate!

Molte persone, forse più donne di uomini statisticamente, non possono permettersi di andare in vacanza.

Alcune di loro soffrono di solitudine perché in Italia la vacanza non rappresenta solo un periodo di distrazione, riposo avventura e benessere per il sole e il mare, ma anche essere viste e amate.

A differenza di altra gente che vive in altri Paesi, la vacanza, in Italia e nei Paesi mediterranei, è considerata sacra anche per pochissimi giorni e va trascorsa, va raccontata a qualcuno, o anche a nessuno, purchè sia presente e potenzialmente avvenuta, anche solo nella propria testa.

Non avviene sempre così in altri Paesi europei e d’oltre Alpe, dove la vacanza corrisponde ad un desiderio di stacco dal lavoro che può avvenire in qualunque periodo dell’anno, compatibilmente agli impegni del periodo lavorativo che assumono più importanza della vacanza.

In Italia qualcuno chiede un prestito in banca per andare in villeggiatura.

Non c’è dubbio che i costumi italiani siano piuttosto cambiati, anche perché i costi in denaro di certi periodi nei quali il mar mediterraneo è più disponibile per prendere sole e vitamina D da parte dei villeggianti sono rincarati.

Alcune persone s’accontentano di un lungo weekend e basta!

Avviene quindi che le vacanze siano brevi, ma sempre in periodo consacrati che s’aggirano tra giugno, luglio e agosto.

Le mamme scelgono il mese di giugno per i bambini, mentre il mese di luglio e agosto sono i mesi prediletti a tutti.

Un po’ di settembre è concesso anche a chi se lo può permettere nel lavoro.

Ho notato che chi non può permettersi di andare in vacanza, non tanto per ragioni economiche ma per solitudine, perché nessuno in quel momento è disponibile a condividere il periodo o un periodo di disponibilità, hanno la libertà di raccontare agli altri quel che vogliono.

Alcune persone leggono i vari brochure, depliant, s’informano nelle agenzie, guardano internet e una volta documentate /i possono immaginare di aver compiuto un viaggio meraviglioso e così raccontano ai conoscenti.

Alla fine del mese delle vacanze possono raccontare di essere state/i in un posto fantastico avendo eventuali avventure, anche se non del tutto convincenti.

Tali viaggi sono per chi le racconta come sogni e si debbono interpretare come bisogni appagati o in via di appagamento.

Si perché per certe persone conta molto poter raccontare di non essere esclusi dalle vacanze, dalle compagnie, dagli amici, dai corteggiamenti romantici, da storie brevi che si sono avute senza farci tanto caso, insomma che nella loro vita accade quel che accade agli altri.

Tutto avviene normalmente come per tutti quelli che sono considerate/i e desiderati nel cerchio delle amicizie e della normalità.

Queste persone vivono la loro trasparenza, ma questa sorte di solitudine viene percepita in estate quando nessuno propone loro di unirsi per una breve vacanza.

Non poter raccontare nulla di quel che hanno fatto è intollerabile: stare a casa perché nessuno ti ha proposto qualche cosa da condividere in vacanza significa valere nulla ed è sofferenza che deriva dalla conferma di essere non visti.

Naturalmente ci sono molte persone che scelgono di non andar in alcun posto in vacanza e stanno bene a casa propria.

Pensano alle strade trafficate, ai costi degli alberghi e di altro: che hanno risparmiato denaro e considerano l’opportunità di fare vacanze in altro modo al momento opportuno, quando c’è meno traffico.

Ci sono persone che odiano le vacanze, all’obbligo di farle, al provincialismo, al doversi adeguare alla società borghese e scelgono altri divertimenti o ignorano ogni conformismo.

Raccontano con orgoglio di essere stati bene a casa propria quasi prendendo in giro coloro che si sono affannati per andare ovunque, spendendo fatica fisica, stress e denaro.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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