La nostra mente che conversa con il passato

Secondo lo psicoanalista inglese Wilfred Bion la nostra mente funziona in maniera gruppale.

Tale concetto è diventato familiare a tutti gli psicoanalisti e insito nella tecnica psicoanalitica.

Dalle nostre esperienze sensoriali, sino a quelle più mature, noi ricaviamo emozioni e sentimenti che arrivano al nostro cervello grazie al sistema endocrino o ormonale.

Il sistema nervoso centrale, specie nella parte limbica e ipofisaria, stimola il sistema endocrino e le ghiandole surrenali per fornire la qualità alle nostre emozioni grazie alle catecolamine, noradrenalina, dopamina, poi endorfine, serotonina, calcitonina, triptofano, ecc…

Gli ormoni vengono emessi dal citoplasma delle cellule, dove sono contenuti vescicole, e riversati nel fiume circolatorio.

Ad esempio l’ormone insulina rilasciato dalle ghiandole endocrine del pancreas agisce su recettori cellulari che determinano l’apertura di canali appositi per l’assorbimento del glucosio, fondamentale nutriente dal quale le cellule ricavano e producono energia, abbassando la glicemia.

Il sistema nervoso periferico può liberare adrenalina da parte delle ghiandole surrenali che sono stimolate da un impulso nervoso di tipo simpatico; in altri casi sono gli ormoni stessi a fungere da fattori di stimolo o di inibizione, come è il caso di molti ormoni ipofisari che hanno come organo bersaglio o altre ghiandole o cellule endocrine.

Tutti questi vissuti, soggettivi e influenzati dai vari ormoni che generano colori emotivi, si potrebbero paragonare a un dialogo tra personaggi.

Ciascuno rappresenta un’emozione che offre l’assenso o il dissenso all’Ego che è il protagonista del nostro comportamento.

Così accade che un Mario rilassato, sovra-pensiero, è invaso da un pensiero o da una situazione che riguarda anni passati e si sente improvvisamente gelare.

E’ come se un interlocutore interiore riportasse la scena di un litigio, finito male, dove la fidanzata Laura, seccata per la situazione, si fosse allontanata da lui per sempre.

Il soggetto in fondo dice a se stesso: come sono stato stupido, perché mi sono comportato così. In realtà aveva ragione lei.

Chissà perché ho provocato quella scena distruttiva e poi non sono stato in grado di chiederle scusa e provare a rimediare. Il mio orgoglio presuntuoso; perché ho voluto offenderla e così l’ho persa per sempre! Ero troppo immaturo a quell’epoca, non capivo quanto mi volesse bene!!

E ancora una ragazza Elisa ricorda di aver risposto con presunzione a una professoressa del liceo che non rispose ma restò a guardarla a lungo senza proferire parola: chissà cosa avrà pensato, che brutta figura ho fatto! Ormai è troppo tardi.

Questi pensieri potrebbero essere animati come in una commedia con attori ed attrici.

La ragazza potrebbe essere rappresentata da un’attrice Laura che dice a Mario: sei proprio un meschino!

Io che mi occupavo di prepararti il sunto di una tua interrogazione del giorno dopo a scuola che sembrava tu non capissi, mentre scrivevo e ti aspettavo a casa con pazienza, tu vigliacco facevi il bell’imbusto con una mia conoscente …  sei una persona inaffidabile! Non posso continuare la nostra storia con un buffone come te, addio, me ne vado!

Forse Laura avrebbe potuto ripensarci? Chissa? Ormai è accaduto!

Il Collodi nel suo Pinocchio ci offre molte scene di questo tipo: il grillo parlante che dice al burattino, comparendo dall’umido muro del laboratorio di Geppetto: oh Pinocchio cosa hai fatto!? hai venduto l’abbecedario che il babbo aveva comprato vendendo la sua casacca e ora fuori in cerca di te trema dal freddo per l’inverno rigido.

Eh tu solo per comprare il biglietto del teatro dei burattini di Mangiafuoco te ne sei così liberato! Il grillo parlante rappresenta naturalmente la proiezione della coscienza inconscia di Pinocchio divenuta personaggio e così uccide il grillo schiacciandolo al muro con un martello di legno e dicendo: taci per sempre grillo della malora!

Pinocchio in altra epoca divenuto più maturo dirà dentro il corpo del pescecane-balena: ecco il mio babbino caro, credevo di non vederti più!

E così la ragazza Elisa si vede davanti la professoressa taciturna, che chiamiamo prof.ssa Rosa, che la guarda dopo la rispostaccia che lei le ha dato e dice: tu parli ad un’insegnante che ti interroga, pensi ai fatti tuoi, anzi ai cazzi tuoi? Sei maleducata villana e in questa classe io ti sospendo e parlerò con la Preside: Elisa: Mi scusi prof. Rosa, non volevo – e la prof… Non ci sono scuse!

Quante volte nella nostra vita mettiamo a confronto con le nostre epoche del passato.

Ricordiamoci che noi viviamo e attraversiamo tante epoche psicologiche e relative nella nostra, si spera, lunga vita!

I penalizzati sono coloro che hanno una vita stanca, ripetitiva, stereotipata e al riparo per loro insicurezze da qualunque tipo di cambiamento anche se difficili!

Sono epoche soggettive relative a noi stessi, periodi psicologici durante i quali pensavamo in un certo modo per poi passare ad un’altra epoca e dunque cambiare, forse anche radicalmente, e così via per tante epoche mentali.

Spesso proviamo sentimenti di vergogna, di disprezzo per noi stessi e poi ci rendiamo conto della nostra ingenuità di un tempo, della nostra inesperienza, della nostra immaturità.

In passato me ne davano conferma coloro che avevano finito l’analisi con me e che naturalmente si trovavano cambiati.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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