Stordimento, solitudine, paura del futuro in vacanza

Spesso mal di testa, monotonia e senso di isolamento accompagnano una villeggiatura in posti già frequentati da anni con il proprio partner.

Certo che forse sarebbe meglio cambiare certi programmi e inserire nei progetti vacanzieri altre mete che possano accendere la curiosità e nuovi interessi.

Ma penso che queste forti melanconie possano nascondere aspetti più importanti del tono dell’umore e della personalità, e che siano spesso sottovalutati.

La fase ergotropica della vita quotidiana in città in un certo senso protegge dalla depressione-ansiosa.

Qualcuno se ne lamenta perché ci si sente troppo stressati dal lavoro e dalle varie attività familiari e altro: ma gli ormoni di eccitazione, come dopamina, noradrenalina e cortisolo, fanno il pieno nella nostra circolazione dell’organismo e tengono lo stato dell’umore su di giri.

Non solo, perchè psicologicamente la costrizione e la pressione costante e quotidiana di stare a galla in uno spazio-tempo ristretto, prefigura un atteggiamento che sembra proteggere dalle fantasie tristi e nere.

E’ un po’ come trovarsi sui binari di una certa strada ferrata di un treno seguendo il percorso abituale senza cambiare direzione, anche se il lavoro e le attività in genere sono varie e la vita è movimentata e non solo sedentaria.

Ci si abitua a uno stile standard che psichicamente viene introiettato a livello inconscio come conosciuto, quindi per questo proteggente la propria identità, perché offre un senso nel proprio ruolo.

Per alcune persone quindi la vacanza non risuona allo stesso modo di altri, che invece ne godono moltissimo.

Possibile che in vacanza ci si senta depressi?

La vacanza che deriva dal latino vacuum, richiede in questo vuoto potenzialmente liberatorio, una collaborazione nell’abbandonarsi al riposo, alla distrazione e nel divertimento attivo allo steso tempo.

Richiede di dormire bene e godersi tutto ciò che è diverso dalla solita vita in città o dove si vive durante l’anno.

Ma questa collaborazione non avviene spesso, perchè prevale nella mente e nel corpo un senso di stordimento seguito da apatia e magari da costante cefalea.

Le fantasie sul senso della propria vita, la via della routine, dovuta a un senso di precarietà o di abbandono, sono più forti del solito.

Il sonno non è in questi casi quasi più come prima: certo la luce del sole si mantiene più a lungo in estate, ma il non bisogno dell’organismo di melatonina ne fa decrescere la secrezione da parte della ghiandola pineale, il che riduce anche il tempo per dormire.

Se si dorme di meno la melanconia può aumentare di per sè.

I rapporti con il proprio partner, per quanto positivi, non è detto che siano sempre di grande aiuto.

La depressione in vacanza si scatena per cause esistenzialmente non recenti, ma riguarda vissuti antichi che sono stati mantenuti a livello latente, mascherati dalle attività eccitanti a volte frenetiche per una vita voluta, anche difensivamente, stressante.

La vacanza può destabilizzare in alcune persone come per altri i giorni festivi, e favorire la slatentizzazione di fantasie e pensieri angoscianti.

Meglio rivolgersi al medico di base o allo specialista del settore psicoterapeutico.

La psicoterapia cognitivo e comportamentale è utile per gestire i sintomi, quella psicoanalitica, se si è abbastanza pronti a un percorso di elaborazione del Self più profondo, è assai valida.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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