La coppia in vacanza

Alcune persone mi scrivono dopo le vacanze: coppie di mezza età, in genere sposate, che convivono da vari anni senza troppi problemi.

I figli sono grandi e sufficientemente indipendenti e finalmente possono vivere senza l’impegno che il loro ruolo familiare ha implicato nel passato, sia anche come coppia.

Sono riusciti a trovare un periodo di desiderato svago in un bel posto in albergo.

Il bel posto di vacanza è stato condiviso da entrambi ed è stato scelto in base a criteri accordati e ben considerati.

Ci si aspetterebbe che dopo anni durante i quali la coppia ha cresciuto figli, con impegni difficili e gravosi, la vacanza della coppia costituisca un piacevole periodo di rilassante distrazione, quasi un ritorno ai primi tempi della loro conoscenza.

I messaggi inviati spesso a me via internet non rivelano che queste piacevoli aspettative siano realizzate, ma spesso solo una sofferenza e un grande disagio.

Sembra che la situazione di convivenza, per esempio in una stanza di albergo, magari non tanto grande, seppur con un bella vista sul mare, implichi un disagio da parte di entrambi i partner affatto non prevedibile.

Entrambi lamentano mancanza di spazio, di organizzazione, di gusti e di abitudini e un nervosismo reciproco, intolleranza.

Le difficoltà sessuali si rivelano importanti e cancellano le speranze di riprendere certi antichi rapporti, apparentemente sospesi o diradati con giustificazioni riguardanti l’attenzione verso i figli, lo stress del lavoro, la mancanza di tempo, la stanchezza. Sembra che in alcuni casi, l’approdo al contatto con la sessualità sia chiuso definitivamente.

Molte coppie litigano continuamente per tutto: chi ama il sole, chi ama i bagni al mare e non il sole, chi vuol mangiare due volte al giorno, chi non vuol mangiare, se non pochissimo, magari con un panino, per fare una cura dimagrante.

C’è chi vuole passeggiare, fare sport, chi immobilizzarsi e rilassarsi sullo sdraio nella spiaggia tutto il giorno.

C’è poi chi desidera raccontarsi, socializzare, e chi invece si chiude in un tenebroso silenzio e si allontana dai rumori di ogni tipo, da troppa luce e anche detesta la TV.

Insomma la tanto sospirata vacanza si rileva un fallimento totale. Peccato anche aver speso tanti soldi!

Perché tale delusione?

Al di là di quello che spesso viene chiamato tramonto dell’amore, c’è da considerare che gli anni che sono stati trascorsi assieme con tante esperienze portano le persone a interagire con esse e a cambiare.

Quante volte si sente dire da donna e uomini, dopo tante delusioni dal mio partner … oggi sono stanca o stanco di sopportare … e alla mia mezza età … non sopporto più!

Ma perché proprio in vacanza?

La vacanza promette bene con il suo senso di spazio vuoto poiché si può riempire nella fantasia a qualcosa di sognante come avveniva negli anni dell’adolescenza e dell’innamoramento in genere.

Le aspettative spesso sono grandi, ma certe parti di noi rimangono latenti alla radice della nostra personalità per molto tempo.

Qualche volta per consentire ribellioni esistenziali, causate da certe illusioni e sperimentate delusioni, si manifesta un comportamento di sofferenza.

Le varie parti del nostro carattere, come tenerezza, generosità, disponibilità, comprensione, adattabilità, ecc., si fanno vive: ma possono esprimersi anche sotto forma di tolleranza esaurita con conseguente più o meno moderata esplosione aggressiva del comportamento.

La vita con il partner trova nel vuoto della vacanza potenzialmente rilassante l’occasione per manifestare certe parti latenti della personalità che appaiono sconosciute all’altro partner.

L’interazione tra i due partner porta alla inaspettata devastazione della vacanza.

Non si tratta di ripristinare le infinite e differenti motivazioni che hanno promosso l’amore soggettivo, ma di comprendere e elaborare le psicodinamiche che sono alla base della convivenza ravvicinata e continua coabitazione.

Si potrebbe commentare: ma come dopo tanti anni di convivenza?

La casa dove si vive non è una stanza di albergo, il lavoro, se non si fa lo stesso lavoro insieme, porta a vivere buona parte del giorno separati per molte ore, a volte giorni.

L’impegno ad allevare i figli porta, non solo la madre, a collaborare per svolgere parecchie funzioni operative che distraggono dal rapporto personalizzato dei due partner.

L’attenzione anche in questo caso è rivolta all’esterno della coppia, ma può essere in primo piano per entrambi soltanto il ruolo di genitori.

La routine stessa della vita, i vari interessi, da quelli sportivi a quelli culturali possono distrarre e by-passare certi incontri autentici tra Sé e l’altro.

Sommando tutte queste situazioni si può considerare come gli incontri di conoscenza e comprensione profonda possano in parte essere evasi per parecchi anni senza accorgersene, pur funzionando la coppia a livello operativo.

Però l’identificazione e comprensione reciproca viene amorevolmente evitata dalla coppia.

Ecco che nelle occasioni vissute a tu per tu durante le vacanze, dopo anni, la coppia vissuta nella pur funzionale convivenza, potrebbe teatralizzare o toccare un senso di solitudine sconosciuto sino ad allora.

Per fortuna, in genere, le coppie sono felici in vacanza.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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