Rispettiamo le allergie e le intolleranze, anche psicologiche

L’allergia può essere per l’organismo una reazione seria ed esasperata causata dal sistema immunitario che si scatena in risposta ad un allergene.

L’allergene è una molecola che contiene proteine che sono scambiate come elementi estranei all’organismo, quindi come possibili fonti di allarme.

Il sistema immunitario si mobilita sollecitando risposte anticorpali difensive con l’intento di proteggere l’organismo stesso: la risposta può essere forte e dunque sproporzionata, e può causare conseguenze molto dannose, anche letali per l’organismo.

Se non si gestisce subito con adrenalina e cortisone, antistaminici e altre cure, l’allergia può provocare shock anafilattico e quindi anche morte.

Le sostanze allergiche per quell’organismo son tante, varie e insospettabili. Per esempio anche le fragole, il melone e altri frutti esotici possono portare a reazioni allergiche.

Le prove allergeniche sono consigliabili, utili, ma spesso insufficienti.

L’intolleranza alimentare, invece, non coinvolge il sistema immunitario e di conseguenza non si scatena una risposta immunitaria.

L’individuo si sente insofferente nel sopportare una sostanza con la quale viene a contatto, sia a livello alimentare, ma anche a livello di certi enzimi e a certi farmaci.

La sensibilità può coinvolgere sia la cute, sia l’olfatto, per esempio con certi profumi.

In seguito ad un’assunzione di un certo alimento, l’organismo reagisce perché o non riesce a digerirlo adeguatamente, oppure perché potrebbe scatenare nella cute un ezcema da contatto irradiando l’infiammazione poi ai distretti vicini.

Per esempio, può esserci una reazione di intolleranza ai gatti, al sole, a certe sostanze colorate, a certi metalli perfino o a certi odori.

L’intolleranza alle sostanze alimentari è una reazione tossica dell’organismo, ma la sua tossicità dipende dalle dosi assunte o con cui si entra in contatto.

A differenza dell’allergia che induce una reazione non tossica.

Una piccola dose può scatenare il pandemonio, perché appunto sollecita alcuni allergeni con i quali il sistema immunitario è incompatibile.

In seguito all’ingestione di istamina, sostanza contenuta in certi crostacei, cioccolato, persino i pomodori e certi frutti per lo più esotici, e quest’ultimi sono infatti cibi da considerarsi intolleranti, si verificano pruriti, starnuti, rossore, infiammazioni, dolore, cefalee, vertigini, senso di vomito, problemi respiratori, svenimenti, e debbono essere presi in grande considerazione accorrendo a livello di cure del medico.

 

Aggiungo una osservazione che riguarda solo il livello puramente psicologico.

Ci sono molti casi di intolleranza simil-alimentare che vengono scambiati per allergie verso un certo cibo che viene osteggiato e respinto da persone come se fosse il diavolo.

In realtà non si tratta né allergie, né di vere intolleranze, ma di antipatie che funzionano a livello psicologico dovute ad associazioni collegate con eventi passati.

Succede però che tali esperienze impediscono di gustare certi cibi che se mangiati non vengono digeriti e lasciano una sensazione fisica di disgusto.

Spesso le persone conviventi o che frequentano l’amico ostile a certi cibi, prendono in giro chi sembra che faccia il difficile nell’adattarsi all’alimentazione che alla maggior parte della gente piace.

Si tratta di motivi che il soggetto stesso non ricorda, ossia non sa collegarli al disgusto, ma che hanno turbato una certa epoca della sua vita e che possono scatenare reazioni d’intolleranza simili a quelle generate dalle reazioni biochimiche dell’organismo.

Se gli amici o chi per loro, prendono in giro colui che respinge un certo cibo e che ne fa una questione importante, potrebbero ottenere di rovinarsi la serata della cena e ottenere un’irrimediabile antipatia da parte del soggetto resistente e intollerante a certi cibi…

Spesso alcune rigide prese di posizione da parte del soggetto, reticente a certi cibi, sono effettivamente anche esagerate, ma potrebbero essere funzionali alla serenità del soggetto stesso.

Potrebbero rappresentare d’avvero piccole messe in scena attraverso le quali il soggetto ha bisogno di esprimersi per raccontare inconsapevolmente e in modo indiretto il proprio passato proprio in quel particolar modo, sia a se stesso sia sia agli altri.

Egli vuol raccontare che ha preso distanza da una certa situazione da lui (o da lei) considerata sgradita, e che desidera psicologicamente elaborare.

Immaginiamo che un soggetto che ora ci piace prendere in considerazione, sia stato costretto a trascorrere da adolescente un lungo periodo di tempo, e a più riprese, in collegio.

I suoi genitori, oppure la madre o il padre, non potevano tenere con sé il ragazzo preadolescente e così lo mettevano in collegio per varie ragioni di necessità.

Il bambino-ragazzo sperimentava il collegio come un rifiuto d’amore da parte del genitore o parenti.

Il refettorio del collegio aveva l’abitudine rituale di preparare certi cibi.

Per esempio la domenica, giorno sacro, come festeggiamento della settimana, si proponeva ai pasti sempre le lasagne al forno con besciamella, con aggiunta di panna, burro e formaggio.

Seguiva il dolce preparato con un misto di pan di spagna e marmellata.

I collegiali erano molto contenti e mangiavano tutto con appetito e in allegria.

Al Sabato era di rito preparare al forno gnocchi alla romana con semolino, burro, formaggio e ricotta. Seguiva una mela cotta.

Un detto ironico del passato recita: ridi … ridi che mamma ha fatto gli gnocchi..!

I maccheroni al forno con burro e panna e carote schiacciate non mancavano quasi mai.

Si alternava in altri giorni con un piatto in abbondanza di risotto ai piselli con burro e formaggio conditi con spinaci al forno.

La mela cotta con abbondante zucchero, non mancava mai.

La consueta carne al burro era piena di nervetti ed era preparata piuttosto cotta ed era anche dura di fibre, insomma era di cattiva qualità. Era accompagnata da spinaci al burro con carote schiacciate e tanto sale.

Possiamo comprendere che il ragazzo costretto in collegio non associasse il cibo che doveva mangiare con un senso di piacere e di affetto gioendo con gli altri commensali.

Quel ragazzo ormai adulto oggi non desidera mangiare gli gnocchi al semolino, nemmeno tanto le lasagne al forno.

Egli preferisce cibi conditi con olio! Non ama le mele cotte e il pan di spagna!

Le carote le lascia sempre nel piatto e oggi predilige il pesce fresco alla carne.

L’uomo adulto oggi è intollerante a certi cibi che non solo considera scialbi, ma anche indigesti!

Meglio che egli si senta libero di variare le sue scelte di menu, altrimenti i cibi del passato diventano tutti intolleranti e codificati come per sempre.

Naturalmente non si tratta di intolleranza, come accade a volte di fronte al lattosio che sta nel latte: in questo caso si è privi dell’enzima deputato proprio alla digestione del lattosio.

Spesso si fa confusione tra intolleranza e allergia, si parla di pseudo-allergie.

Anche le intolleranze psicologiche si possono considerare pseudo-allergie, ma che vanno rispettate.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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