Soggezione dal partner rovina la coppia

Alcune coppie funzionano bene per anni, e i partner convivono malgrado un’importante differenza di età. Hanno entrambi sempre detto che l’età non conta e che loro stavano molto bene in quel modo. Si compensavano perché il loro pensiero, sensibilità, attrazione sessuale, era massimamente soddisfacente.

Succede che con il passare di alcuni anni, durante i quali nella convivenza la situazione relazionale, sia affettiva che sessuale, è sempre stata sentita appagante per entrambi, ad un certo punto la coppia entri in crisi.

Lui, più anziano di diversi anni, sente di non essere ascoltato in tutto ciò che racconta di Sé e viceversa.

Lei si distrae continuamente, inizia, durante le conversazioni, a sbuffare, ad assentarsi e a interrompere i discorsi cambiando il soggetto.

Lui si lamenta di ciò indicando e protestando di non ottenere la sua attenzione e di scoprire di essere noioso agli occhi di lei.

Poi scopre che anche lei gli appare banale, ingenua e alla fine ripetitiva e noiosa.

Uno psicoterapeuta che viene consultato individua nella crisi della coppia la soggezione di lei nei confronti del partner.

Eppure non mi sembrava che questo fosse stato mai un problema tra noi – afferma convinta lei!

Lui meravigliato ribadisce la stessa considerazione – Non sapevo di infonderle soggezione sin a tal punto!

Lo psicoterapeuta di coppia conferma tale probabilità per quel che riguarda il passato, quando l’attrazione, l’intelligenza di entrambi offriva conferma di Sé, appagamento, ma forse copriva certe differenza di epoche mentali.

Le generazioni, come sappiamo, si evolvono in fretta.

Pochi anni sono sufficienti a cambiare il modo di vivere anche da un punto di vista culturale.

Economia sociale, indipendenza, alternano le sofferenze, ambizioni, gusti, sensibilità dei ragazzi che sono costretti ad orientarsi verso abitudini e spesso illusioni differenti da qualche anno prima.

Per esempio tutti vediamo la protesta a causa dell’iper-uso dei telefonini da parte di molti giovani, nemmeno ormai tanto giovani.

Non sono solo i genitori che si lamentano dell’uso-abuso da parte dei figli, che con il loro atteggiamento sembra rompano la cultura della parola in molte circostanze sociali e mettere da parte improvvisamente il rapporto, frustrando come conseguenza l’affetto e la socialità dei genitori. Loro faticano a sentire e entrare in certi cambiamenti d’epoca.

Perché non sei e qui con me, con noi ora? – protestano i genitori – privi di vere risposte convincenti a parte la tendenza della moda dei tempi.

Perché il telefonino ci deve relegare un altro mondo come se in questo fossimo inutili o già morti?

Ma penso che non siano questi aspetti che possono riguardare i cellulari o aspetti simili a generare difficoltà.

Certo la differenza d’età può contare molto, ma anche meno di quanto si creda! L’importante riguarda come si funziona. Anche i coetanei possono sentire tale problema!

Per esempio, immaginiamo un Giudice di Tribunale che sia dalla compagna molto identificato con la sua nobile professione e che sia moralmente orientato in tutto e per tutto secondo i principi coerenti con la sua etica sociale, può apparire alla partner come una persona molto autorevole, importante perché irreprensibile, che possiede virtù eccellenti.

A lui – confessa ad alcune amiche – non potrei mai mostrare un mio comportamento che lo deluderebbe!

Effettivamente il giudice compagno è idealizzato dalla donna che non è ormai da tempo più una ragazza.

Ma, nonostante gli anni trascorsi, e magari dopo un matrimonio con figli, l’idealizzazione dell’uomo non è mai scalfita perché fa comodo, a molti, sentirsi protetti da un personaggio associabile a una figura paterna protettiva.

Lui possiede ed è il Super-io etico vero, autorevole, ricco di certezza e convinzioni, e chi gli sta accanto all’interno della relazione non ha bisogno di far evolvere quella parte di Sé immatura che desidera mantenere l’idealizzazione cristallizzata in un ideale monolite.

Ho fatto un esempio, esagerato forse, per cercare di spiegare certe dinamiche che non riguardano un giudice.

Mi riferisco a una figura che appare al partner come idealizzabile per certe virtù di personalità che magari corrispondono al vero accreditato socialmente.

Nemmeno chi è idealizzato, di solito e a meno che non soffra di narcisismo eccessivo, sarebbe contento a lungo andare di essere oggetto di tale idealizzazione.

Quale vantaggio ne avrebbe?

Ad un certo punto della loro storia, dell’esempio che ho fatto riguardante il giudice, uno dei partner si accorge di essere solo/a e l’altro gradatamente percepisce la stessa delusione dalla sponda opposta.

La storia si è fondata su una reciproca idealizzazione?

Non solo ovviamente, ma quanto questa illusione ha provocato e provoca lontananza?

Certo che non esiste alcuna colpa, ma sono certi bisogni non risolti, non elaborati che stanno venendo a galla nella relazione dopo alcuni anni?!

Cosa di Sé la donna proietta sul giudice? E cosa il giudice immaginava della donna che ha sposato? Una creatura innocente?

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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