Raccontarsi a certi amici può essere percepito come un noioso lamento

Succede che alcune persone in alcune circostanze occasionali in modo fiducioso si raccontino attraverso episodi accaduti recentemente o ricordi del passato, sia divertenti che a volte tristi.

Il protagonista, che racconta e vive gli ascoltatori come interessati ai temi da lei/lui narrati con disinvoltura, è convinto che le brevi narrazioni siano parte della reciprocità del dialogo in corso.

Qualche volta le conversazioni non escono bene e la soddisfazione implicita non trova alcuna disamina nel discorso.

Amaramente il protagonista, fiducioso della chiacchierata, scopre da altri amici che gli ascoltatori di quella sera hanno raccontato di essersi annoiati perché chi ha parlato delle proprie vicende e argomenti è stato sia noioso sia soffocante.

Spesso alcune persone fingono di ascoltare chi sta parlando, ma sono distratti.

Queste stesse tacciono e pensano ad altri eventi personali, o commissioni che hanno in mente, anche perché il livello di conversazione può essere da loro percepito come troppo impegnativo.

Il punto sta nel fatto che chi sta parlando dovrebbe accorgersi di non essere seguito dall’altro o dagli altri e non continuare a parlare.

Infatti se si interrompe nel discorso, può accorgersi che gli altri non se ne accorgono nemmeno.

Il soggetto più o meno avvilito deve costatare di parlare da solo.

Perché ciò può accadere?

Gli interlocutori non sono interessati all’argomento.

Per esempio personalmente non mi interesso di calcio come sport.

Possono essere presenti persone di tutte le età che, senza saper della mia mancanza di interesse per il tifo per le squadre di calcio, immaginano invece che io sia un appassionato per una squadra e mi raccontano sull’ultima partita.

Reagisco quasi subito dichiarando di non occuparmi del settore.

Altre persone invece potrebbero far finta di interessarsene per non deludere l’interlocutore, ma penserebbero e riferirebbero di essersi annoiati e di aver subito sproloqui inutili.

L’argomento sportivo poi può essere seguito nella conversazione da altri argomenti che riguardano per esempio la logica dinamica del commercio, oppure da argomenti interessanti di per sé come tema, ma che possono essere bistrattati con generalizzazioni imbarazzanti nelle quali il punto di vista dell’altro è insostenibile.

In tal caso non direi che tali persone siano noiose o soffocanti, ma che semplicemente l’approccio alla conversazione è avvenuto su piani assai diversi tanto che appare difficile che il dialogo possa integrarsi.

Ciascuno ascolta ciò che può capire e condividere e si sente spiazzato da una visione che considera superficiale.

Insomma nella gente bisogna considerare che alcune persone funzionano secondo logiche di pensiero operativo-concreto, che esclude il pensiero introspettivo, mentre altre lo pongono in primo piano dando ad esso un valore importante.

Comprendere quel che accade attorno a noi spesso è complesso e richiede il desiderio di poter aderire a tale approccio più sottile e impegnativo.

Altri lo rifiutano e debbono veder il mondo secondo alcune normative rassicuranti.

In altre parole, non ci sono nelle conversazioni argomenti noiosi veri e propri, non equivalgono sempre a lamenti per chi li ascolta a metà, ma a costatazioni che ad altri appaiono impegnative e fastidiose e per questo loro cercano di evitarle.

Meglio con sensibilità esprimere il pensiero della propria lontananza da certi approcci di punti di vista.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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