Recitare in teatro, al cinema e in TV

Richiede la stessa preparazione?

Oggi non più, è assai diversificata!

I grandi attori italiani del passato, ma alcuni sono ancora attivi, quelli che tutti conosciamo, hanno imparato la professione artistica per lo più al teatro e in seguito sono passati adattandosi al cinema e alla TV.

Facevano anche avanspettacolo, fumetti ed erano dotati di coraggio, abilità, vocazione e dotazioni naturali e uniche.

Citiamo come esempi solo alcuni, Anna Magnani, Franca Valeri, Vittorio De Sica, Vittorio Gasman, Alberto Sordi, il Principe de Curtis, Sofia Loren, Monica Vitti, Ugo Tognazzi, Romolo Valli, Gina Lollobrigida, Aroldo Tieri, Sergio Castellito, Corrado Pani, Roberto Benigni.

Molti attori recitando interpretano se stessi e le loro variazioni sono piccole nei vari personaggi interpretati. Totò, Monica Vitti e Alberto Sordi rappresentano un esempio.

Il Teatro segue un copione spesso più rigido e la recitazione è più enfatica, più di scuola professionale e la voce è spesso scandita, ben impostata nel timbro, spesso altisonante e declamata.

Difficile non riconoscere la voce dell’attore quando recita e declama in teatro.

La più spontanea tra le recitazioni sembra essere quella televisiva, ma anche quella cinematografica richiede molta spontaneità.

Al cinema si fanno prove su prove e il risultato è di solito magnifico.

In tutte le recitazioni esiste un codice universalmente riconosciuto che indica le modalità mimico-espressive dove le emozioni, si traducono convenzionalmente in atti comunicativi come la rabbia, la tristezza, il dramma, l’ilarità, il rammarico, la delusione, ecc..

Ma come si fa a recitare così bene? Come si fa a rendere tanto forti certe emozioni e sentimenti, cosicché che appaiono sentie profondamente?

Per molti psicoanalisti, se non tutti, la mente è gruppale, tra loro per primo spiccò Wilfred Bion, il quale comprese che l’anatomia della mente non del cervello, è guidata da un protagonista che denominiamo Ego.

L’ego indica sensazioni quali Io sono, Io esisto, Io agisco, Io sento e percepisco, Io vedo, Io desidero, Io voglio, Io dipendo, Io ha bisogno, ecc..

Accanto al protagonista, nella mente risiede una popolazione di interlocutori che ci parlano dentro, cioè si rivolgono all’Ego.

La fiducia di base nasce con la madre che ci nutre e protegge insieme al padre.

Possiamo però rappresentare questi personaggi come le voci negative e positive che in seguito svalorizzano l’Ego, oppure lo sostengono, aumentando l’autostima lungo una dinamica dialogica di vuoto e di pieno assai complessa.

Le nostre emozioni, pensieri, preconcetti, idee, sensazioni, convinzioni, tutte derivanti dalle nostre esperienze remote e anche attuali, sono intrecciate e integrate tra loro.

Insieme generano un vissuto molto specifico e soggettivo, nonché unico quello che ci caratterizza.

Gli attori nella lro propensione artistica ricercano in fondo un’identità ricca di vita e si identificano nei loro personaggi che interpretano con la massima disinvoltura perché protetti dal loro essere entrati in questi.

In fondo per poco tempo vivono tante vite.

La loro abilità consiste nel proiettarsi in un personaggio, che in realtà è già stato da loro assorbito e metabolizzato.

Il personaggio è già dentro di loro e rappresenta più o meno quelle emozioni, quel modo di fare, quello stile, quell’accento, quel carattere.

Gli attori sentono di essere entrati in quel corpo psichico.

Spesso attori e attrici hanno vissuto emozioni in certe circostanze, emozioni che rivivono per rievocare e ripeterle, recitandole sul set.

Ecco perché appaiono molto credibili!

Certo che l’addestramento professionale insegna con il tempo tanti altri trucchi del mestiere dei quali la competenza si avvale con quell’arte di cui ogni attore o attrice è portatore e portatrice.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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