L’uomo ha sempre bisogno dell’ausilio dei miti

I miti, quelli greci in particolare, funzionano come modelli ideali che rappresentano un forte riferimento per i popoli, come fossero delle guide da seguire o da evitare.

I miti, proprio perché leggendari, sono spesso inventati prendendo lo spunto da una vicenda che è solo un pretesto che fa galoppare la fantasia creando una storia ideale.

Quella storia ideale diventa un riferimento, un esempio, un modello, un insegnamento, un suggerimento e offre sicurezza perché rappresenta un precedente che ha funzionato bene, o male, ma ha insegnato qualcosa da fare, o da non fare.

Se il bambino si nutre di favole, l’adulto alimenta la sua immaginazione con la fede.

Il grande mito edipico di Freud il Totem è il vero mito.

Il mito non è mai contestabile, è scritto nel vento della vita.

Mito e fede sono sovrapponibili: la fede religiosa, la fede nella politica, la fede nella ragione.

Il mito della rivoluzione, il mito del potere, il mito della giustizia.

Oggi il mito è scambiato con l’icona, con il simbolo, con un’immagine, con un’idea, con un concetto, con una metafora, con un’allegoria.

La leggenda corre di bocca in bocca e lentamente si trasforma e si ingigantisce: ciascuno può aggiungere un piccolo dettaglio.

Dal mito si può creare una filosofia di vita e uno stile.

Il mito di Ulisse significa furbizia, curiosità, avventura. Eracle significa forza e coraggio. Venere significa bellezza.

Dal punto di vista della filosofia, il mito è una forma di pensiero che non necessita di spiegazioni e prove concrete, perché non è contrapposto al pensiero logico e scientifico.

Il mito di Brigitte Bardot, così come quello di Marylin Monroe o di Sofia Loren, è la bellezze insieme a Venere.

L’effetto gregge ha creato però la mostruosità dei campi di concentramento.

Alcuni islamici uccidono gli infedeli credendo nella guerra santa in nome del suicidio eroico per guadagnare il Paradiso.

Il mito si diffonde con stupidità anche nello sport quando diventa violento.

Il mito è presente nel super eroe mafioso.

Quando il mito si abbassa alla svalorizzazione della vita accade quel che il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche indica nel concetto, e che il filosofo Umberto Galimberti riprende nei suoi libri, dove il vuoto nei giovani porta alla disperazione esistenziale.

La non religione e la non sacralità è il nuovo mito.

Dice Nietzsche: Chi ha un perché per vivere, può sopportare quasi ogni come. La vita è fatta di rarissimi momenti di grande intensità e di innumerevoli intervalli. La maggior parte degli uomini, però, non conoscendo i momenti magici, finisce col vivere solo gli intervalli.

Quale sarà il prossimo mito?

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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