La perversione della fedeltà nella coppia

Dobbiamo considerare il concetto di “possedere” una persona, che dichiariamo di amare, una prova del nostro amore?

Assolutamente no!

Cosa lo fa credere a molta gente? Una cultura sociale ancestrale e biologicamente superata…

Gli stessi animali primitivi e in cattività sono portati a possedere il territorio nel quale vivono e lo difendono con tutte le loro forze.

Gli animali africani sono un chiaro esempio di mantenimento di territorialità, ma non di possessso.

Marcano il loro territorio con l’olfatto, con i loro rifiuti, con le mosse di altri animali e controllano coloro che penetrano nel territorio come intrusi.

Cacciano e cercano di non farsi derubare del cibo conquistato, mentre i predatori competono per vincere sulla preda ambita.

Le madri sono certamente protettive verso i figli, meno i padri, ma comunque difendono la loro specie.

Questi comportamenti non significano essere possessivi, né di percepire un diritto istintivo di appartenenza.

Quando i neonati sono diventati autosufficienti prendono la loro strada della vita e i genitori li lasciano andare.

Lo stesso vale per i partner animali sessuali con i quali si desidera anche la procreazione.

La natura si riproduce continuamente e riproduce se stessa sino a quando può.

Il bisogno di possesso è solo tipicamente umano.

La società è fondata sulla cellula della famiglia e la civilizzazione ha portato l’uomo a proteggerla. In molte culture prevale il possesso della persona che è l’oggetto di interesse e/o di amore sessuale.

La possessività porta spesso nel pianeta all’uccisione del partner a causa della gelosia e della impossibilità di rinunciare o alla persona o al tradire la tradizione religiosa, sociale e etnica.

Il punto consiste nel fatto che il bisogno di possesso in realtà non andrebbe confuso con l’amore.

Amare significa voler molto bene alla persona, sotto vari profili, e proteggerla, ma mai possederla, ma al contrario tenere molto alla sua libertà e ai suoi autentici desideri.

Il bisogno compulsivo di possesso, con tanta gelosia, indica debolezza di personalità, un attaccamento perverso perché ripetitivo, come una coazione a ripetere.

Alcune esperienze passate che sono ispirate al bisogno di possesso, alla mancanza di una maturata autonomia, inducono a ossessionare la persona posseduta e a fare della relazione un rito dove la coazione a ripetere diventa un’ossessione. Questo è l’unico pseudo valore che conta.

L’onore, la dignità e la potenza risiedono in questi sentimenti di controllo, di dominio, di disprezzo, per ogni possibile sguardo verso un’altra donna o un altro uomo.

Il soggetto si sente offeso e deprivato di qualcosa che considera appartenergli.

In realtà, come dicono molte persone, sia donne che uomini e come dice lo stesso Vittorio Sgarbi, ottimo critico d’arte, opinionista e filosofo, avere interesse per altre persone, anche da un punto di vista attrattivo, non sarebbe anormale.

Non si tratta di tradire nell’avere altre relazioni, sarebbe invece naturale avere relazioni sessuali, come dice ancora Sgarbi, un personaggio pubblico tanto trasgressivo quanto provocatoriamente alla ricerca di una verità nascosta da ragioni di cultura sia cattolica che moralistica.

La coppia basata sulla sincerità, amicizia, sincero affetto non sarebbe minimamente toccata.

La relazione potrebbe in tal modo durare per sempre se ci fossero le condizioni di stima, di affetto e devozione.

Secondo Sgarbi la famiglia può continuare ad esistere senza implicare la fedeltà sessuale.

La società, più che perderci, ne guadagnerebbe.

Evitare il bisogno di possesso in Italia poi sembra essere un’impresa molto grande!

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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