Nocebo

Il placebo è sinonimo di suggestione benefica, nel senso che pur non funzionando sempre in tutti i pazienti, può utilizzare in alcuni qualche risorse vitale, cioè neurotrasmettitori che nell’organismo del soggetto possono migliorare in lui certi sintomi che riguardano il dolore di cui il paziente soffre.

Per esempio egli può attivare autonomamente dopo aver assunto una pillola che contiene acqua e zucchero, endorfine, dopamina e adrenalina che risollevano le difese neurofisiologiche e leniscono il dolore di cui il paziente soffre.

Di solito questo sollievo può durare poco, ma un certo beneficio, considerando che non si è assunto nulla di tossico, potrebbe predisporre alla fiducia alimentando un circolo virtuoso nel corpo.

Ci sono persone che più farmaci il medico somministra, meglio si sentono per effetto della suggestione.

Il nocebo invece, come dice la parola, indica che un certo farmaco, per esempio generico, produce in alcuni pazienti un effetto reattivo negativo.

Questi pazienti non si fidano e se il farmacista assicura che quel farmaco è equivalente a quello di marca originale, cioè contiene le stesse molecole di quello mancante, non potrà far bene all’organismo.

Se poi scoprono che la somministrazione del medico si basa su un farmaco generico, questi pazienti diffidenti cominciano a lamentare sintomi che non corrispondono all’assenza del farmaco come se il farmaco fosse in realtà una specie di veleno.

Se poi il medico indipendentemente dal farmaco generico o di marca, ritiene che l’effetto sarà presumibilmente lieve, ma che altro non c’è da fare, stiamo pur certi che il paziente lamenterà il peggio.

Questa diffidenza ha che fare con l’ipocondria?

Penso di sì.

Un paziente è affetto da ipocondria quando continua a male interpretare alcune sensazioni corporee nonostante abbia ricevuto rassicurazioni mediche pertinenti, valide e ben fondate, e nonostante abbia le capacità intellettive per comprendere le informazioni ricevute.

Nell’ipocondria la preoccupazione può riguardare alterazioni fisiche di lieve entità, una saltuaria allergia, oppure sensazioni fisiche più severe.

I soggetti con ipocondria possono allarmarsi se leggono o sentono parlare di una malattia, se vengono a sapere che qualcuno si è ammalato, e a causa di osservazioni, sensazioni o eventi che riguardano il loro corpo.

Qualche studente di Medicina ne cade vittima leggendo “Patologia generale” o altri testi.

La diffidenza insita nel soggetto riguarda la sua identità. Se si percepisce complessivamente fragile si sente un catturatore di tutte le malattie esistenti.

L’ipocondriaco coglie tutte le occasioni per mettersi al centro delle attenzioni, in particolare dei medici, ma anche degli amici e conoscenti.

L’argomento principale di certe conversazioni diventa il suo corpo e i consigli che lui, da ipocondriaco, offre agli altri destando in alcuni qualche indiretta preoccupazione.

L’immagine di Sé, diventa l’argomento abituale di conversazione, e diventa una modalità di fronteggiare gli stress della esistenza.

L’ipocondriaco non sembra depresso, ma piuttosto un lamentoso, un querulomane, ma invece lo è.

Come ho già detto la sua identità è fondamentalmente in crisi, egli sente di esistere, ma non del tutto.

Alcuni ipocondriaci desiderano inconsciamente ammalarsi per poter avere ragione rispetto al medico che non li crede o prende sul serio. Infine finiscono per aver ragione!

Genitori ansiosi e iperprotettivi possono generare una futura diffidenza e preoccupazione.

ll soggetto affetto da ipocondria è per certi versi contento di aver trovato un terreno di discussione e conflitto con i medici.

I medici di base sono spesso costretti ad ascoltare tanti ipocondriaci e a volte diventano reattivi e seccati nel vedere di perdere il loro tempo.

Cercano di inviarli agli psicoterapeuti, ma non riescono ad essere convincenti perché l’ipocondriaco nega il suo problema e combatte sul terreno del farmaco nocebo.

E’ sicuro che faccia bene? Quali effetti collaterali potrebbe causarmi?

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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