La sindrome di Stendhal

Questa sindrome a parere di esperti può provocare, anziché piacere di fronte a tanta bellezza offerta da meraviglie pittoriche, un serio malessere.

Viene denominata anche sindrome di Firenze, (o anche di Gerusalemme) perché le città contengono talmente tante bellezze artistiche da provocare in molta gente sensibile sintomi devastanti.

Voi ci credete?

Io personalmente non ci credo e avanzo un’altra ipotesi, non troppo discostante dalla prima, ma per cause completamente differenti.

Ho osservato, girando per le varie città d’arte, che tali sintomi, come tachicardia, giramenti di testa e vertigini, senso di vomito, e disturbi neuro-vegetativi, accompagnati da perdita di equilibrio, debolezza fisica e persino svenimenti e cefalee, non avvengono mai in luoghi aperti per questi motivi artistici.

Certo si tratta di una disturbo psicosomatico, come disse Graziella Magherina a suo tempo, psichiatra fiorentina che personalemente rispetto molto, ma le cause a mio parere non si verificano per sconvolgimento di fronte alla bellezza, sia pittorica, sia musicale o se volete anche architettonica.

Sono convinto che di fronte a tanta bellezza prodotta dall’uomo l’ammirazione che ne deriva può portarci a una forte commozione tanto da lasciare scendere qualche lacrima, sino al massimo, e raramente, a un prorompente pianto a dirotto.

L’ammirazione fa bene allo spirito, alla mente e al corpo.

Se trovi artisti le cui opere sono grandiose, come la nascita di Venere di Botticelli, la Gioconda e il Giudizio Universale, La dama con l’ermellino, il David di Michelangelo, La Venere d’Urbino di Tiziano, ecco.. possiamo svenire! Ma non sveniamo!

Rimaniamo impressionati, ammirati, sconvolti, ci dobbiamo sedere per assimilare tanto bello, ma… non sveniamo!

Come è possibile tanta bellezza prodotta da certi uomini?! – pensiamo

Questa bellezza può generare in alcune persone perfezioniste solo invidia malefica tenuta sotto controllo, cioè non agìta.

L’invidia, quella forte e distruttiva, fa male prima di tutto a noi stessi.

Ecco perchè uno squilibrato ha tentato di distruggere una bellezza incredibile come La pietà di Michelangelo. Un tale bellezza – vivono in se stessi – non può esistere … deve scomparire alla mia vista – avrà immaginato – e io la debbo cancellare …. per sempre.

Vero è che alcuni turisti in luoghi chiusi, quali musei e chiese, stanchi dei vari viaggi e costretti in una sola volta vedere tante bellezze, prima di mangiare qualcosa con una fame magari arretrata (perché loro mangiano quando capita…) possano rimanere sconvolti, ma non svengono, non stanno male, non sentano tachicardia, bisogno di rigettare, a meno che non siamo invidiosi nell’animo pervertito.

Ecco perché ragazzi giovani di un Paese civile del Nord Europa hanno inzozzato e rovinato con segnacci la fontana di Trevi e sono pure andati dentro l’acqua come se fosse ovvio, come quando Anitona nel film di Fellini con Marcello Mastroianni compie quell’atto divino previsto dal regista…

I Turisti che svengono si sentono dentro l’invidia che non sanno riconoscere, e stanno male. Loro però, ad onore del vero, non compiono atti incivili e malvagi, soffrono in se stessi, non scrivono o incidono i muri con il loro nome e con la data, si fermano e basta.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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