Le epoche soggettive

Intendo con questo termine una situazione di vissuto di vita psichica soggettiva e individuale caratterizzata da stimoli-guida come la musica di quel tempo che accompagnava quel periodo, certe canzoni, certi balli, ecc..

Quell’epoca includeva le frequentazioni di alcune persone che sarebbero rimaste nella nostra memoria, nei nostri affetti, nei nostri profondi o superficiali coinvolgimenti.

Vi erano delle scene modello come quella di incontrarsi ritualmente con persone/personaggi, per andare al solito caffè per bere le stesse cose e fare discorsi molto simili, ma che sembravano allora interessanti.

Gli eventi politici erano caratterizzati da Governi, spesso fotocopie dei precedenti, ma con qualche caratteristica tipo terrorismo europeo che si ricorda e si rimuove al tempo stesso.

Indimenticabile per alcune persone le epoche lontane circondate dai rapimenti di notabili per estorsioni economiche e del periodo delle brigate rosse.

Di certi eventi storici oggettivi ne rimane ad alcuni giovani soltanto un eco tramandato da nonni, eco che però fa da sfondo astratto, una risonanza drammatica che non sembra vera.

Le epoche soggettive possono essere numerose, ma non sono tappe, stadi, fasi evolutive, ma assomigliano a tante novelle circoscritte, commedie teatrali che rimangono scritte nella nostra memoria e che tutte insieme costituiscono il Sè o Self.

In questi racconti, scritti come in un diario nella nostra memoria, compaiono genitori e parenti in avvenimenti come gite in campagna, viaggi in città lontane.

Più tardi, compare anche qualche episodio di malattie, quelli che segnano fortemente l’epoca soggettiva.

Nelle epoche compaiono anche matrimoni falliti, ma anche nascite di figli che accendono l’atmosfera vitale.

Insomma le epoche soggettive sono le cellule che costituiscono il tessuto della nostra vita.

Noi siamo i protagonisti del percorso teatrale vitale e le esperienze costruiscono l’ideazione di elementi scenici, arredi, tendaggi, colori, ecc.. Come in uno spettacolo teatrale, le luci mettono in primo piano un dettaglio o lo adombrano.

Al teatro alcuni spettatori si addormentano, atri si destano attratti e coinvolti.

Si spera che tutte queste cellule di vita soggettiva non facciano addormentare i protagonisti.

Si spera che accendano lo stupore che il poeta Giovanni Pascoli nella Poetica del Fanciullino descrive.

I bambini si stupiscono immersi nel mondo della natura, s’incuriosiscono, si meravigliano, ma non hanno le parole per descriverla, ma hanno gli occhi nuovi per contemplarla.

Il Poeta adulto è colui che saprà descrivere ciò che ha visto da bambino.

E’ quel bambino che è in lui che gli suggerirà le nuove meraviglie!

Anche se non sempre ci sono grandi novità, sono i nostri occhi che accendono nuove epoche soggettivi e aprono le finestre alla nostra curiosità.

Il Self si rinnova e rinforza.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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