La regressione in analisi

Ai tempi S. Freud la regressione in psicoanalisi era intesa come necessaria perché permetteva al paziente di accedere alle parti inconsce che la mente razionale controllava e inibiva.

In altre parole, il lavoro analitico doveva consentire l’ascolto del vissuto profondo-inconscio e non dare troppa importanza al pensiero secondario-razionale.

Ritengo che oggi l’analisi non distingua tra regressione e stato di normale coscienza durante il trattamento analitico.

Fondamentalmente i vari piani del pensiero, sia quello del sogno che è privo di una grammatica logica così come quello che si compone di una sintassi, sono anche privi della dimensione spaziale, di quella temporale, nonché privi di un senso logico riconoscibile, anche il piano che è più a contatto con la coscienza è integrato con l’altro.

Allo stesso modo i momenti psichici emozionali, creativi e artistici, poetici e musicali non appartengono ad un altro mondo psichico, ma sono mischiati con i processi razionali, coscienti.

Nel ritmo circadiano, ossia delle 24 ore, facciamo riferimento alla crono-psicologia, cioè ad un ritmo caratterizzato da un periodo che dipende da un sistema endogeno, cioè da una sorta di complesso orologio interno all’organismo.

Questo orologio si mantiene sincronizzato con il ciclo naturale del giorno e della notte mediante stimoli naturali, come la luce solare e la temperatura ambientale, a stimoli di natura sociale e poi da ormoni quali la melatonina, il triptofano, la serotonina, la dopamina e tanti altri neuro-ormoni che si esprimono secondo cicli e a onde strette e ampie che si registrano nello spazio di un poligrafico elettronico.

In alcuni momenti della vita psichica noi siamo attivi rispetto ad alcuni neurotrasmettitori e in altri ci troviamo in una fase molto diversa: a seconda se siamo ad esempio stanchi, lontano dal ciclo del sonno, della nutrizione, dell’attività che stiamo seguendo, dal malessere o benessere fisico, ecc., e di conseguenza l’impegno di attenzione psico-attentiva varia, sia nella creatività, nella razionalità, nell’umore, sia nell’eccitazione dell’organismo.

Come è noto viaggiando in aereo, a causa dei vari fusi orari (time zones), si verifica il Jet-lag che ci rende una percezione del tempo coerente con quello dell’ambiente nel quale ci troviamo, ma in contrasto con il nostro organismo che mantiene il ciclo precedente alla partenza dell’aereo.

Possiamo quindi essere molto svegli o molto addormentati.

In altre parole il tempo è sempre lo stesso ovunque nel mondo, ma la sua percezione è continuamente diversa come vediamo dall’alternarsi del giorno e della notte nei vari territori del pianeta.

La sensazione di regredire nel sonno o in periodo lontano da ciò che abbiamo appena vissuto dipende da questi attimi situazionali che ci fanno cambiare psicologicamente il contesto nel quale certi eventi si svolgono.

Passato e presente possono essere molto vicini nella nostra memoria come molto lontano.

La nostra memoria ricorda in base a tanti fattori neurologici cognitivi, ma in particolare anche emotivi e affettivi.

La regressione è un fenomeno il cui termine ci riporta ad un passato importante e che può essere altamente significativo e utile per la ricostruzione di certi fatti emotivi reali.

In realtà noi non regrediamo, ma mettiamo in primo paino ciò che in quel momento ci appare importante per libere associazioni o stimoli esterni che ci riportano al quell’epoca.

Roberto Pani
Specialista e professore di Psicologia Clinica e Psicopatologia
Alma Mater Sudiorum Università di Bologna,
Psicoterapeuta e Psicoanalista
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